“La preghiera e la spada” - Scritti sulla cultura araba

Scritto da  Domenica, 19 Novembre 2017 

Adonis

Traduzione di Roberto Carifi

Una raccolta di testi di grande raffinatezza intellettuali ma fruibili anche dai non addetti ai lavori incentrati sulla natura della cultura araba e in particolare sulla poesia, con un excursus storico e un’attenzione all’attualità e ai riflessi in termini sociali e politici. Un testo prezioso di orientamento, senza fervore ideologico, quanto animato da impegno civile e profonda responsabilità intellettuali di uno dei pensatori più importanti del mondo arabo oltre che poeta, Adonis.

 

Adonis, il chi vero nome è ‘Ali Ahmad Sai’īd Esber, è uno dei più importanti intellettuali e poeti del mondo arabo, nato in un villaggio siriano nel 1930 da famiglia contadina. Dopo aver compiuto gli studi universitari a Damasco laureandosi in filosofia, si è trasferito a Beirut dove ha lavorato come giornalista e insegnante. Vive a Parigi e la sua opera ha ricevuto molti premi letterari in Francia, in Italia, in Turchia e in Libano. Nel 1999 ha ottenuto il premio internazionale Nonino e nel 2002 “Ennio Flaiano” per la letteratura sezione poesia. Ho trovato questo libro, che essendo tradotto consiglio anche al grande pubblico, di grande profilo per il livello della riflessione e per la capacità didattica di introdurre che non è immerso in questa cultura, facendo dialogare il mondo arabo e quello europeo. Inoltre Adonis è interessante perché ha un’anima saggistico-giornalistica, una filosofica-politica e una poetica di grande respiro. La riflessione, a mio parere essenziale, che emerge dalla lettura è la necessità di riscoprire da parte degli arabi la loro cultura nella sua interezza ed in particolare quella della jāhliyya, letteralmente dell’”ignoranza”, ovvero del periodo pre-islamico per la ricchezza che ha offerto in particolare nell’ambito della poesia. Purtroppo il mondo arabo si è chiuso ripiegandosi solo sull’identità musulmana o si è totalmente rivolto altrove, per quanto concerne molti intellettuali cosiddetti laici e quanti credendo nell’esterofilia come forma di emancipazione hanno dimenticato la propria cultura classica. Dalla critica di Adonis emerge una poesia che si può paragonare a quella dei lirici greci per i temi dominanti, il vino, la donna, i piaceri della vita e dell’amore, con una nota cavalleresca che si avvicina alla poesia dei troubadours. Interessante anche la grande ricerca stilistica che è menzionata dall’autore. Un punto sembra però differenziare a mio parere la tradizione araba da quella europea: ed è la presenza molto forte nella prima della natura, in particolare il mondo del deserto, il cammello e la gazzella che nel mondo europeo rappresenta piuttosto l’oggetto di una riflessione filosofica e arriva solo dal Rinascimento e dall’Arcadia in poi come presenza così determinante nel mondo poetico, segnatamente con l’avvento dello Sturm und Drang e del Romanticismo. Inoltre, precisa Adonis, la natura nella cultura pre-islamica è avversa all’uomo, fonte di angoscia, anche se a tratti di incantamento, paragonabile, solo come suggestione, senza volere referenziare in modo preciso la definizione, alla “madre matrigna” di Leopardi. 
Un’altra osservazione che mi pare centrale è che nella critica che Adonis muove all’egemonia della religione sulla cultura che viene asservita all’etica e alla verità di Dio, tanto che il poeta è solo posseduto ed è un semplice strumento epifanico, emerge una corrispondenza puntuale con l’estetica cristiana, con un parallelismo impressionante. Basti pensare che, al di là del lavoro immenso di Dante, fino al Rinascimento l’epoca classica era considerata l’età dell’errore e lo stesso fiorentino sente il bisogno di mettere personaggi del calibro del poeta Virgilio o di Aristotele, al pari di Averroè nel Limbo perché per quanto uomini retti e illuminati dalla verità della ragione, non hanno avuto accesso alla luce cristiana. Il tema del tempo ad esempio nella concezione musulmana descritta da Adonis e concepito secondo la teologia cristiana presenta una sostanziale affinità per molti aspetti: è il tempo che ha valore non di per sé ma solo in quanto epifania divina, trasmissione della tradizione, la Rivelazione, tempo rituale, liturgico del calendario religioso e soprattutto attesa rispetto alla dimensione dell’al di là che è il tempo della pienezza e della verità. Uno spunto interessante in tal senso è anche il tema della rivolta sociale nella cultura araba che viene introdotto proprio con l’islam e che nel IX secolo emerge prepotentemente con il movimento carmata dal propulsore Qarmat che per Adonis diventa un simbolo, citato come una sorta di forma di socialismo ante litteram. L’islam in tal senso è in grado di unire tutti gli uomini, arabi e non e classi sociali diverse che ricorda lo spirito del cristianesimo originario. Il tema della ribellione nella poesia araba sarà una costante da Qays, il fondatore della tematica ad Abû Nuwas.

Il testo meriterebbe più letture e soprattutto apre una serie di porte che portano lontano, dal misticismo come esperienza soggettiva, al tema della democrazia del mondo arabo, fino alla relazione speciale che nella cultura araba vi è tra la lingua e la religione. “Poiché secondo la credenza la religione è un libro rivelato da Dio in arabo, la lingua si è identificata con la religione, perciò si può affermare che la religione è il punto di riferimento assoluto della cultura araba.”

Infine interessante la messa in luce dei legami tra l’Europa e il mondo arabo, più stretti di quanto siamo abituati a considerare e certamente di quanto conosciamo e in tal senso è illuminante il saggio sulla poesia di Rimbau e il suo rapporto, o meglio l’affinità che Adonis coglie, con il misticismo arabo.

In ultima analisi Adonis propone una riflessione sui rapporti tra le due culture, evidenziando il tentativo di sopraffazione di quella europea a danno di quella araba ma sottolineando quanto la liberazione debba nascere già in terra araba, con un’emancipazione dal potere, un’adesione partecipata alla democrazia e soprattutto – punto di vista che condivido pienamente per il suo realismo – uno sforzo economico che dia alle popolazioni una vera autosufficienza. “Solo nello slancio di una vera produzione propria essa perderanno la sensazione di dipendere sempre dall’Occidente.”

La preghiera e la spada
Scritti sulla cultura araba
Adonis
Guanda Editore
Milano, 2002
Éditions Mercure de France 1993

Articolo di Ilaria Guidantoni

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