“La poesia nelle piazze. I versi di protesta della primavera araba” di Hussein Mahmoud

Scritto da  Lunedì, 30 Novembre 2015 

Un excursus di grande interesse che mette al centro della cultura araba la composizione poetica, della quale si sa poco o nulla, al di fuori dei confini di dove è nata. Un lavoro prezioso di comparazione accompagnato da una ricca antologia ben commentata. E’ un testo minuzioso, attento ma anche molto fruibile che riporta l’attenzione sulla poesia per la sua forza popolare ed emotiva dirompente che, soprattutto nel mondo arabo, coinvolge i giovani e l’impegno civile, come dimostra la sua rinascita in occasione delle rivolte recenti. Dal 2011 – soprattutto in Egitto – si torna alla poesia rifacendosi anche con citazioni esplicite ai poeti antichi.

Un lavoro prezioso e originale. La poesia ha sempre svolto un ruolo di grande importanza nel mondo arabo. A partire dall’epoca preislamica – della cosiddetta ignoranza - quando i poeti si sfidavano a colpi di versi nella piazza del mercato. Tenzoni che ricordano per le tematiche e lo spirito i lirici greci, con i piaceri al centro dell’attenzione, dall’eros al vino. I primi componimenti, ci ricorda l’autore, sono nati nei pascoli e nel deserto, per poi trasferirsi appunto nel cuore della città, addirittura 3mila anni or sono con composizioni ritmate su sistemi metrici molto semplici. Con l’urbanizzazione le poesie furono “appese”, nel senso stretto del termine, mu’allaqāt appunto, per essere lette pubblicamente e valorizzate, ad esempio sui muri della Ka’aba. Nel VII secolo dell’era cristiana questo tipo di espressione raggiunse l’apice: in particolare il libro ricorda Imru’ l-Qays, cosiddetto “capo dei poeti del fuoco all’inferno”, noto tra l’altro per le allusioni erotiche esplicite, oltre che per alcune descrizioni del suo destriero e cammello. Altro poeta di questa tradizione Tarafa ibn al-‘Abd, morto nel 560 d.C. e chiamato “il poeta della filosofia personale”. A suo avviso i tre pilastri della vita sono che niente vale più del piacere di consumare la propria fortuna bevendo vino; accogliere sotto la propria tenda lo straniero gustandone la compagnia; e abbandonarsi alle gioie dell’eros. Naturalmente la poesia preislamica è ben più ricca dei sette poemi appesi e tra le tante voci mi ha colpito la prima voce letteraria femminile araba, al-Khansā della zona dell’odierna Arabia Saudita nel 575 d.C.; mentre per il volgare italiano – fa notare Hussein Mahmoud, si deve attendere Compiuta Donzella, rimatrice fiorentina del XIII secolo. 

Con l’avvento della religione islamica, come del resto avvenne con il Cristianesimo altrove, la poesia fu censurata anche se è controversa la posizione dello stesso profeta riguardo la poesia. Se nel Corano infatti nella surā dei poeti si hanno parole dure nei confronti di questi letterati, sembra che l’esortazione sia a non considerare il libro sacro solo come un’opera poetica ma come la rivelazione divina.
La rinascita della poesia araba avviene a metà del VII secolo con gli Omayyadi che danno vita al primo califfato. Il conflitto per il potere che nel tempo si sviluppò favorì la poesia come strumento di battaglia politica. E’ interessante notare con l’autore come ad una poesia sentimentale e intima, licenziosa o romantica, faccia da contraltare una poesia impegnata altrettanto importante e come, almeno da quanto emerge dal lavoro di Mahmoud, la composizione poetica nel mondo arabo non sia tanto elitaria né una forma di erudizione, quanto uno strumento del popolo.
Il mondo arabo, dopo la caduta di Bagdad nel 1258, attraversa un lungo “medioevo”, un periodo di crisi, che torna a vedere la luce con la cosiddetta nahḍa, tra il XIX secolo e l’inizio del XX con un profondo rinnovamento anche stilistico.

Di particolare attualità mi pare l’attenzione posta dall’autore sulla letteratura migrante araba, mahjar, a partire dalla fine Ottocento fino al primo Novecento per la prima fase e, quello iniziato negli anni Novanta del secolo scorso e ancora in atto. Due sono i gruppi principali, quello nord americano al-Qalam, “la penna” – di cui esponente di spicco è Khalīl Jibrān, e quello dell’’Uṣba al-Andalusiyya, “la Lega andalusa” a cui appartiene il famoso Amīn Ma’alūf (residente a Parigi).
Mahmoud analizza in modo molto approfondito la poesia egiziana del secolo scorso interessata da una grande evoluzione con una metrica più semplice e moderna, l’introduzione del verso libero e della poesia in prosa e ancora il passaggio dal romanticismo al realismo. In tal senso la rivoluzione di Nāṣer del 1952 rivoluzionò la poesia. Tra i vari spunti, che poi ritroviamo anche nella poesia contemporanea, il dibattitto sull’uso dell’arabo classico o della lingua regionale egiziana; dell’arabo classico ma standard, moderno e fluido o di una lingua più forbita, e ancora l’introduzione di termini più vicini alla lingua popolare. Inoltre una diatriba ha coinvolto la definizione di poesia rivoluzionaria come categoria a se stante che ricorda da vicino dibattiti che in tutto il Novecento si sono svolti in Europa sull’autenticità e il ruolo dell’intellettuale e il suo rapporto con l’impegno civile. Senza entrare nel merito dell’antologia di figure e testi che ci presenta, è evidente la continuità della poesia di protesta e alcuni temi che tornano periodicamente all’attenzione della società.
Dopo una lunga parentesi, infatti, durante la quale la censura opprimente dei regimi dittatoriali ha fatto sì che la piazza non fosse più il principale luogo d’incontro fra i poeti e il loro pubblico, le cosiddette rivolte arabe hanno riportato con forza la poesia politica e rivoluzionaria nelle strade, mostrando a mio parere una grande forza della poesia: il suo carattere “classico”, universale che meno della letteratura, dell’arte e della cinematografia sono riconducibili a un’epoca. I versi di secoli fa possono essere ancora attuali.

Hussein Mahmoud è studioso di letteratura comparata e professore ordinario di letteratura italiana presso la Misr University for Science and Technology a Città del 6 ottobre (Egitto). Da anni si occupa di letteratura migrante e ha collaborato con Armando Gnisci al fine di sviluppare un nuovo approccio di studi culturali che va sotto il nome di transculturazione.

La poesia nelle piazze
I versi di protesta della primavera araba
di Hussein Mahmoud
maggio 2014
Edizioni Ensemble
12,00 euro

Articolo di Ilaria Guidantoni

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