“La parola sospesa. Il silenzio dell'afasia” di Maristella Bellosta

Scritto da  Giovedì, 02 Luglio 2020 

Dal 2 luglio in libreria il nuovo libro di Maristella Bellosta, un pamphlet dedicato all’ascolto, una dimensione del logos dimenticata, in una civiltà nata sulla parola detta, sull’autoaffermazione, con un’impronta fortemente narcisistica e pertanto poco aperta al dialogo, all’empatia con l’altro.

 

Non un saggio psicologico o medico, non il racconto di un’esperienza personale; considerazioni filosofiche che ruotano intorno al valore della parola che la dimensione del silenzio imposto dalla malattia. Molto puntuale l’analisi etimologica che rivela il senso e la storia della lingua, sempre più trascurate. Un breve testo prezioso, molto denso che coglie l’urlo del silenzio quand’esso improvvisamente cala per l’afasia nella forma della parola stentata e in quella logorroica. Il cuore della riflessione è legata alla tensione nella comunicazione tra l’afasico e l’altro, che conserva la parola comunemente intesa e che crede essere l’unica. Ora il silenzio imposto dall’afasia ci obbliga a prendere coscienza della nostra vulnerabilità. In questa sofferta consapevolezza c’è un dono nascosto: la compiutezza che ognuno di noi cerca per sé. La parola sospesa dell’afasico rappresenta il tempo della possibilità, l’opportunità di rispondere alle richieste impensate e impensabili della vita. Chi è obbligato al silenzio sperimenta la resilienza, lo strenuo coraggio della ri-partenza, la passione per la propria originalità. La negatività, pur affrontata con umanissima furia, induce a superare le soglie, a entrare in uno spazio trasformativo. Sull’altro fronte, chi parla con l’afasico impara ad ascoltare, a valorizzare la sosta e la pazienza, a coltivare l’empatia: dev’essere capace di aprire lo sguardo, accogliendo l’altro e scoprendone la preziosa alterità. Questo silenzio ospitale diventa allora uno spazio etico in cui far risuonare la reciproca libertà, che è una fatica e comporta uno sforzo, cambiare prospettiva. Come dice bene l’autrice, provare a mettersi nelle scarpe dell’altro mentre troppo spesso si cerca di mettere l’altro nelle nostre scarpe, al di là della buona intenzione iniziale. Con parole semplici, frutto di un’esperienza vissuta Maristella ci accompagna in un viaggio insolito, fatto di cose semplici e difficilissime che si riassumono nell’ascolto come accoglienza, dimensione empatica per nulla scontata, a partire dalla nostra gestualità e dall’atteggiamento del corpo che può esprimere accoglienza, umiltà o, al contrario, chiusura. Non ci sono ricette, soluzione prêt-à-porter, ma una via che ognuno può solo attraversare in modo originale e che credo si sostanzi nel passare da una visione nel quale c’è principalmente l’io a una prospettiva nel quale al centro è l’altro. Sono considerazioni universali che valgono al di là della specificità della condizione medica e curano nel senso di prendersi cura della vita nella sua relazionalità, che è scambio.

Maristella Bellosta vive a Milano, ha insegnato a lungo letteratura italiana e latina, ha scritto testi per la scuola e ha collaborato con varie case editrici. Tra le sue pubblicazioni, ricordiamo il romanzo storico Jeannette (2015) e il romanzo per ragazzi Le avventure di Pantagruele (2018). Con Mimesis ha pubblicato due romanzi sulla scuola, Eutopia (2013) e 2081 (2018), entrambi scritti con Gianni Vacchelli. Collabora con alcune riviste online, occupandosi soprattutto di educazione e autoeducazione.

Editore: Mimesis
Collana: Accademia del silenzio
Data di Pubblicazione: luglio 2020
EAN: 9788857566023
ISBN: 8857566021
Pagine: 64
Formato: brossura

Articolo di Ilaria Guidantoni

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