“La forza del destino” di Marco Vichi

Scritto da  Lunedì, 11 Settembre 2017 

Noir nero, con un finale fosco, e purtroppo di sorprendente attualità: la banalità del male verrebbe da dire. Una scrittura elegante da romanzo, attenta allo scavo psicologico del personaggio protagonista, il commissario Bordelli, e la decisione di ritirarsi a vita privata ma non troppo nella campagna fiorentina. Un romanzo che è anche un affresco corale del Chianti amato dall’autore e della primavera del 1967 quando la città toscana era reduce dell’alluvione.

 

Marco Vichi, nato nel 1957 a Firenze, è autore di romanzi, racconti e testi teatrali, in particolare della fortunata serie del Commissario Bordelli. La forza del destino, attualizzando si potrebbe dire del karma, dell’inclinazione un po’ scritta un po’ scelta da ognuno di noi e comunque insopprimibile, è il primo testo al quale mi avvicino di questo autore e mi sento di raccontarlo come un romanzo della buona tradizione letteraria che risente nella lingua e nella cura dello stile della scuola toscana, più che un noir tout court, senza voler sminuire questo genere. Il libro ha tutti gli ingredienti di un romanzo che ad un certo punto, proprio per la costruzione, si dimentica di leggere per scoprire il delitto o il fattaccio e dare un nome e un volto ai responsabili ma per il piacere di seguire una storia. Romanzo storico di attualità che narra con tanti spunti e riferimenti l’ambiente fiorentino e toscano e quel dialogo inscindibile tra città e campagna che è una peculiarità della regione; la ricostruzione storica del clima desolato e anche della forza del destino, direi, della volontà di un popolo di vivere un rinascimento, dopo il dramma dell’alluvione del 1967. E ancora questo testo è il racconto e lo scavo psicologico di un personaggio a tutto tondo che è il protagonista che vive una passione amorosa con una vittima del cui sopruso si sente in certo qual modo responsabile, quindi la scelta di cambiare vita, eppure l’amore e il senso civico di responsabilità che per un fatto occasionale, il suicidio, incomprensibile, di un macellaio rispettabile e amabile, del paese lo rimette in pista, finché con un epilogo sorprendente, tragico e dalle tinte macabre, tutti i tasselli non sono rimessi a posto e in qualche modo giustizia è fatta, per le due vittime del libro. Di più non si può svelare ma quello che conta è quanto lo scrittore sia capace di distrarre il lettore che può quasi dimenticarsi essere in un giallo, per seguire la storia di gente comune con le proprie pene e soddisfazioni e metterci di colpo di fronte alla realtà cruda: la verità ci sorprende sempre perché non è mai quella che ci si aspetta. Pur avendo l’impianto classico del romanzo anche per la distanza storica è rimarchevole proprio perché relativamente vicina a noi e quindi sorprendente nelle differenze che scorgiamo, ad esempio nella mancanza di tecnologia che rende la società così diversa, si rivela molto credibile come una cronaca dei nostri giorni.

La forza del destino
di Marco Vichi
Guanda
Tea
Milano, 1a edizione 2014
Euro 9,00

Articolo di Ilaria Guidantoni

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