La donna in bianco di Willkie Collins

Scritto da  Martedì, 09 Giugno 2015 

Questa è la storia di quel che la pazienza di una donna può sopportare, e che la determinazione di un uomo può ottenere.
Se si potesse far assegnamento sulla macchina delle legge per scandagliare ogni caso sospetto, e per condurre a termine ogni inchiesta, con l’unico, lubrificante aiuto del denaro, gli avvenimenti narrati in queste pagine avrebbero potuto reclamare la loro parte di pubblica attenzione in una corte di giustizia.
Ma la legge è ancora, in certi casi inevitabili, la schiava promessa del borsello più capace, e così la nostra storia dovrà essere raccontata, per la prima volta, in questa sede. E come il giudice potrebbe averla ascoltata, così il Lettore l’ascolterà adesso”.

Una donna misteriosa che riappare come un fantasma da un passato nebuloso, portando con sé un terribile segreto; un giovane artista romantico e sensibile innamorato di una bellissima fanciulla ricca e infelice, promessa sposa di un nobile molto più anziano di lei su cui aleggiano sospetti di malvagità e nefandezze; un ricco signore che vive praticamente sepolto in casa propria riparandosi dal mondo che scorre all’esterno; e poi lettere anonime, cimiteri, sogni premonitori, scambi di identità, antiche dimore aristocratiche dai corridoi bui e polverosi.

Nel romanzo di Wilkie Collins troviamo tutti gli ingredienti più consolidati del grande feuilleton ottocentesco assemblati in una originale macchina narrativa concepita come un racconto a più voci da parte dei diversi testimoni degli eventi a cui ciascuno ha preso parte.

Originariamente pubblicato a puntate nel 1860 nella rivista di Charles Dickens “All the Year Round”, e poi uscito in volume nel 1861, La donna in bianco viene riproposto un una nuova traduzione da Fazi.
Capitolo dopo capitolo, acquisiamo informazioni sulla vicenda dai diversi personaggi che ci raccontano la parte di eventi a cui hanno preso parte, come accadrebbe nell’aula di un tribunale se stessimo assistendo a un dibattimento giuridico. Questo espediente permette all’autore di costruire un racconto a più voci, alternando diversi stili: ricco di dettagli descrittivi, quasi lirico, il racconto del giovane Walter Hartright, maestro di disegno innamorato infelice della bella Laura Fairlie; asciutto e senza troppi fronzoli il resoconto dell’avvocato Gilmore; appassionate e piene di vivide impressioni sui personaggi, le pagine del diario della sorellastra di Laura, la coraggiosa Marian Halcombe, venate di un’ironia tagliente; la testimonianza di Mr Fairlie, il ricco zio di Laura, che infonde nelle pagine il punto di vista deformante dato dalla sua patologia nervosa che lo costringe a vivere cercando il silenzio e la reclusione per sfuggire qualunque emozione; infine la testimonianza del conte Fosco, intrisa di retorica e autocompiacimento per la propria abilità nell’aver ordito un complotto ben riuscito e manipolato le vite di molte persone.

Superato un certo timore iniziale dovuto alla mole cospicua delle pagine, veniamo catapultati in una strepitosa costruzione narrativa che procede con continui capovolgimenti e colpi di scena, che rendono davvero difficile interrompere la lettura. Interessante l’artificio per cui nella figura del narratore principale Walter Hartright, l’autore riesca ad assimilare allo stesso tempo, a seconda dei casi, il romanziere e il lettore: nel primo caso, nelle pagine in cui il giovane maestro di disegno riporta per iscritto gli eventi di cui è stato protagonista diretto, spiegandoci i motivi che lo hanno spinto a decidere di intraprendere l’indagine e, di conseguenza, la raccolta di testimonianze scritte; nel secondo caso, quando lo stesso Hartright legge le pagine scritte da altri personaggi, mettendosi dunque nella stessa posizione in cui siamo noi lettori nel venire a conoscenza di nuovi elementi nello sviluppo dell’indagine.
Un’ultima considerazione sui personaggi, che (come l’autore stesso precisa nella prefazione) rivestono un ruolo importantissimo nel destare l’interesse del lettore e quindi sono oggetto di particolare attenzione nell’economia complessiva del romanzo. Su tutti spiccano Marian e il conte Fosco.
Intraprendente e determinata la prima, nel venire a capo del complotto di cui è rimasta vittima la sua amata sorella, non si tira indietro davanti a difficoltà e imprevisti e ci offre anche interessanti spunti di riflessione sulla condizione femminile in Inghilterra nel XIX secolo, visto che spesso rimpiange di non essere un uomo per poter affrontare a viso aperto i suoi avversari.
Il secondo è probabilmente il personaggio che l’autore si è maggiormente divertito a tratteggiare: nobile italiano vero campione di doppiezza e ambiguità, genio del male senza scrupoli che allo stesso tempo ama teneramente piccoli animali che ricopre delle più tenere attenzioni. Capace di architettare le peggiori nefandezze, è però un melomane e un esteta e pensa alle proprie azioni come possibile oggetto di grandiosi dipinti o avvincenti romanzi…

Willkie Collins
La donna in bianco
Fazi Editore
745 pagine
€ 18,50

Grazie a Ufficio Stampa Fazi Editore

Articolo di Adele Maddonni

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