"La città del piacere" di Ezzar El Kamhawi

Scritto da  Sabato, 11 Luglio 2015 

Introduzione e traduzione di Isadora D'Aimmo

Opera singolare sospesa tra sogno e realtà, una sorta di fantasy arabo che attinge alla letteratura erotica araba, indiana per alcuni aspetti crudi e, a mio parere, persiana per le note più liriche. Una fiaba moderna e insieme una sorta una di denuncia sociale dell’eros che diventa sesso e sposa l’artificio fino a spogliarsi proprio paradossalmente della vita della quale è origine.

La città del piacere è considerata ad oggi una delle espressioni più particolari della produzione letteraria egiziana contemporanea. Nel dicembre del 2012, El Kamhawi ha ricevuto la medaglia “Naguib Mahfouz” per la Letteratura e da maggio il libro è nelle librerie italiane tradotto da Isadora D’Aimmo. La città del piacere è un luogo fuori dal tempo e dallo spazio, plasmato in fretta e furia da un abile architetto e consacrato alla Dea del Piacere. I suoi palazzi bianchi che sorgono dal nulla, in mezzo al deserto, ci appaiono una grande astrazione e insieme la denuncia di paradisi artificiali e non luoghi che proliferano nel mondo contemporaneo dove le persone si perdono, come le città del gioco; sono anche o potrebbero essere città nate dal nulla, frutto di tecnologia e lusso senza storia come quelle del mondo saudita, specchio e fotocopia della decadenza del mondo occidentale.


Nella città del piacere e nella Mahlama, il castello dei sogni, aleggia una felicità mista a malinconia come in tante strade di una moderna metropoli immaginaria, insinuandosi nei cuori dei suoi abitanti, dediti alla pratica del piacere e sudditi di un licenzioso re. La narrazione poetica con punte improvvise che attingono al linguaggio e agli oggetti contemporanei, spiazzando il lettore, tratteggia i contorni di una fiaba, abilmente intrecciati con rimandi a miti e leggende. Allo stesso tempo, con un’operazione di contaminatio culturale originale, introduce figure e archetipi quali la città ideale, il labirinto nella sua ambivalenza di luogo di condanna ma anche di protezione nel quale nascondersi; l’indovino - cieco veggente – il ruolo della donna schiava nell’immaginario del piacere maschile. E’ a mio parere un libro rivelatore della potenza nascosta del femminile nel mondo “arabo” dove la forza, al di là del ruolo pubblico, è decisa dalle donne. Sherazade docet in tal senso, anche se la matrice è in tal caso persiana.

Interessante infine la dinamica del desiderio e della suggestione in una mitizzazione del piacere del quale sembra non restare che l’eco; il ruolo della socializzazione del desiderio per cui la ricerca del piacere diventa un cammino collettivo quanto fittizio; oltre che una ricerca compulsiva che non sazia, fino alla perdita del senso. La cornice resta la parola poetica che ammanta tanta letteratura araba dove l’universale e l’elemento lirico fanno facilmente capolino. Una lettura a più livelli, di evasione, di leggerezza, lasciandosi trasportare dalle suggestioni o un’occasione di autoanalisi e di riflessione sul senso della ricerca del piacere.

Ezzat El Kamhawi è nato nel villaggio di Mit Suhayl, nel Governatorato di Sharqiyya. Si è laureato in giornalismo all’Università del Cairo e ha iniziato a lavorare per il quotidiano egiziano Al-Akhbar e ha contribuito a fondare Akhbar al-adab, settimanale in arabo, del quale è vicedirettore. Attualmente collabora anche coi quotidiani al-Misri al-Yawm e al-Quds al-’arabi. Come scrittore ha pubblicato sei romanzi e due raccolti di racconti. La città del piacere è il suo primo romanzo.

La città del piacere
di Ezzar El Kamhawi
Il Sirente, maggio 2015
€ 15,00

Articolo di Ilaria Guidantoni

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