“La bicicletta verde. Le due ruote verso la libertà” Di Haifaa al Mansour

Scritto da  Domenica, 27 Novembre 2016 

Un percorso all’inverso, dal film del 2012 al libro per raccontare con gli occhi di una bambina il sogno di libertà, fatto di piccole cose ma soprattutto del bisogno e del diritto alla felicità, a godere della vita che una cattiva interpretazione della religione asservita alla politica nega. Ma non a tutti: alle bambine perché il maschile possa trionfare. Una storia quotidiana in Arabia Saudita con il sapore di una fiaba dove la bicicletta come in molte società diventa il simbolo di libertà. Scritto con passione e tenerezza, diventa un manuale di educazione sentimentale e sociale alla vita.

“La bicicletta verde” è un film del 2012 scritto e diretto da Haifaa Al-Mansour, uscito in Italia il 6 dicembre di quell’anno con la regia di Haifaa al-Mansour (Musica composta da Max Richter) che ha ricevuto una menzione dalla British Academy Film Award al miglior film non in lingua inglese; oltre il premio TIFF Awards: The Audience Award. Dalla sceneggiatura la regista è passata alla scrittura di un romanzo con un esperimento di felice riuscita. È stata premiata all’XI edizione del festival dell’Eccellenza al femminile promosso da Schegge di Mediterraneo, associazione presieduta da Consuelo Barilari, dove mercoledì 23 novembre all’Auditorium di San Francesco a Chiavari, ho presentato il suo libro. Il testo è piacevole, tenero e forte come la protagonista, una giovane ragazzina che però sembra più grande della propria età. Wadjda, una bambina molto sveglia, spigliata e talvolta irriverente nei confronti del conformismo religioso, ama divertirsi usando di nascosto la bicicletta del suo amico Abdullah. I due decidono di sfidarsi tra loro, ma c'è un problema: Wadjda non ha una bicicletta perché a Riadh le bambine non possono andare in bicicletta e a dire il vero non possono fare molte altre cose. Un giorno sulla strada per la scuola vede una bicicletta verde, nuova, ancora avvolta nel cellophane, trasportata sul tetto di una macchina, come se volasse. Quest’immagine alimenta il suo sogno, così decide di seguirla fino ad arrivare nei pressi di un emporio in cui sarà messa in vendita. Decide così di comprarla e chiede al proprietario, donandogli una compilation di canzoni su musicassetta a suggello della richiesta, di tenergliela da parte finché non avrà raccolto gli 800 riyal necessari per acquistarla. Da quel giorno non perde occasione per mettere da parte piccole somme, vendendo braccialetti da lei stessa intrecciati e facendo piccoli favori alle compagne di scuola. Sua madre, così come i professori, trova sconveniente che Wadjda acquisti la bicicletta, ma ha altro di cui preoccuparsi. Lei è infatti sterile sin da quando nacque Wadjda, e suo marito le ha reso nota l'intenzione di sposarsi con una seconda moglie per poter dare finalmente alla luce un figlio maschio. La donna tenta quindi, mostrandosi disponibile e sensuale, di dissuadere il marito.

Il libro racconta uno spaccato di vita quotidiana dalla parte delle bambine e delle regole assurde alle quali sono sottoposte, più che per proteggerle e proteggerne l’onore per reprimere la stessa voglia di vivere alla quale Wadjida non si arrende. Nel frattempo, la scuola frequentata da Wadjda annuncia la gara annuale di conoscenza del Corano, il cui vincitore si aggiudicherà 1000 riyal. La sua determinazione, sostenuta dalla mamma, malgrado tutte le paure di poter sfidare le regole – tanto che le consiglierà di non rivelare il motivo della partecipazione alla competizione – la porterà fino al trionfo sotto gli occhi increduli della preside. Al momento dei ringraziamenti, però qualcosa va storto. Di fronte alla richiesta a quale spesa la vincitrice destinerà i soldi, Wadjida non resiste e con un misto di sfida e di ingenuità dichiara di voler comprare una bicicletta. L'intero pubblico è indignato dalle sue parole e la preside le nega di ottenere il premio, devolvendo in beneficenza alla causa palestinese i 1000 riyal. Il nome Palestina – lo sa bene la nostra protagonista – è più forte di ogni invocazione, perfino della parola moschea, per un musulmano e quindi non può opporsi. La sua frustrazione e rabbia saranno ricompensate dalla madre che per la prima volta nella vita, farà una scelta rischiosa. La bicicletta diventa un simbolo di libertà come nella Cina dell’artista WeiWei (in mostra a Firenze a Palazzo Strozzi, recensito su Saltinaria.it). La bicicletta e la libertà di movimento che ne simboleggia erano anche nei primi Novecento in Italia un segno di emancipazione per le donne. La bicicletta che nel mondo occidentale soprattutto di oggi è un simbolo di contatto con la natura e semplicità nel libro e nel film è invece il simbolo di ribellione. Interessante anche l’assurdità delle regole che spesso sono disfunzionali agli stessi valori che pretendono di sostenere così come le contraddizioni del potere talora legate a frustrazioni personali: donne represse che a loro volta diventano carceriere della femminilità come la preside che per nascondere l’amante ha dovuto gridare al ladro in una notte nella casa paterna. Sullo sfondo Riadh, i suoi minareti e molto cibo al centro della vita familiare e rituale allo stesso tempo. E’ un libro che, al di là del contesto, mette al centro la persona e il suo diritto alla libertà di espressione, di movimento, di ricerca di felicità; i diritti dei bambini e soprattutto delle bambine che troppo spesso sono schiacciati da un sistema di regole senza valori, di esercizio di potenza che le famiglie non sono capaci di contrastare. E’ anche però un grande inno alla vita e alla fiducia che ognuno deve avere in se stesso e nei propri sogni, disposto a metterci tutto per realizzarli. Un monito a non arrendersi.

La bicicletta verde Le due ruote verso la libertà
di Haifaa al Mansour
Contemporanea – Mondadori
I edizione maggio 2016
Euro 16,00

Articolo di Ilaria Guidantoni

Aggiungi commento

Codice di sicurezza
Aggiorna

TOP