“L’ultimo bunker”, di Catello Maresca con Francesco Neri

Scritto da  Martedì, 02 Settembre 2014 

La vera storia della cattura di Michele Zagaria, il più potente e più feroce boss dei Casalesi.
A metà tra il reportage giornalistico di cronaca giudiziaria, il manuale investigativo e il diario di un magistrato, il libro scritto dal giornalista Francesco Neri narra l’indagine del giudice Catello Maresca e l’incredibile avventura della cattura del vertice dei Casalesi, Michele Zagaria. Non esperta di mafia e malavita in generale, mi sono fatta portare per mano in questo mondo.

 

Con un linguaggio piano, il testo, snello, narra la vicenda di un’indagine singolare – durata anni – raccontata in parte come fosse in diretta, in parte con la distanza di chi guarda con soddisfazione a un cammino che diventa un caso e un modello. Per certi aspetti ha la giusta distanza del profilo saggistico, per altri versi risente dell’emozione di chi ha fatto di quest’avventura una storia vera, quella della propria vita, tanto intima da confondere il pubblico con il privato. Sono pochissimi gli accenni personali, tutti verso la fine del libro, ma bastano a dare il senso della commistione tra pubblico e privato nella vita di un magistrato, tra passione investigativa, da una parte e amore in senso sentimentale, dall’altra, rendendo il secondo una sfida ancor più difficile da vincere.

Il testo offre una prospettiva singolare, sia per la vicenda sia per la narrazione. Quanto al primo aspetto, è certamente più raro un libro dedicato alla Camorra rispetto alle decine per non dire centinaia di testi riservati al fenomeno mafioso. Il libro approfitta per mettere i puntini sulle ‘i’ e, nello specifico, per definire una vicenda singolare: la cosca dei Casalesi assomiglia per molti aspetti ad un’organizzazione mafiosa e si tratta di una mafia d’impresa. In sintesi una struttura piramidale, un’organizzazione criminale raffinata nello stile e nell’affinamento dei mezzi, paradossalmente elegante e dotata di nuove generazioni colte: una sorta di mafia d’impresa che ha permeato soprattutto i grandi appalti pubblici.

E’ un libro raccontato dall’interno, da chi segue le indagini, che diventa un manuale di investigazione giudiziaria sperimentale come nel caso di nuovi tipi di intercettazione che sono ad un tempo informatiche e ambientali. S tratta certamente dell’aspetto più originale dell’opera che diventa anche una guida psicologica e non solo tecnica di ricerca, dove pazienza e attenzione, fiuto e analisi del particolare sono gli ingredienti di primo piano. Nessuna spettacolarizzazione quando vi sono una metodologia scientifica, un lavoro meticoloso, la capacità di aspettare, perseverare, senza trascurare il minimo dettaglio. Inoltre le pagine presentano un’analisi dettagliata di un lato del fenomeno quasi mai approfondito, la latitanza come prova di forza del potere di una famiglia e di un clan, il ritratto del latitante e la necessità di conoscerne tutti i lati, dal carattere alle abitudini, ma soprattutto la necessità di ‘porsi dalla sua parte’, di simularne il modo di ragionare. Questo aspetto intrigante e insolito dell’indagine affronta anche un carattere della professione, non solo del magistrato, troppo spesso trascurata, che diventa una guida delle relazioni sociali in generale. Nell’ambiente professionale come privato l’altro non è mai solo una conoscenza emozionale, ma un caso di studio e si è vincenti come nella selezione naturale solo se si è capaci di adattarsi all’ambiente, in questo caso alla mentalità criminale.

Infine, come recita il titolo, il libro approfondisce il cuore della latitanza o meglio l’ambiente rappresentato non solo simbolicamente dal nascondiglio, il bunker, fondamentalmente di due tipi – che corrispondono anche a due tipologie malavitose e forse a due momenti storici successivi – quello rudimentale, in qualche modo folcloristico al quale siamo abituati dalla filmografia e quello moderno, tecnologico, sofisticato. Il libro dimostra come la ‘casa’ rappresenti davvero i confini dell’io. La storia di questa cattura è diventata un caso da manuale e potrebbe (dovrebbe) essere studiata per una riflessione sull’evoluzione del sistema malavitoso e la possibilità di stanarlo.

“L’ultimo bunker”
di Catello Maresca
con Francesco Neri

Garzanti  

Articolo di Ilaria Guidantoni

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