“L’exil et le royaume” di Albert Camus

Scritto da  Sophie Moreau Lunedì, 11 Settembre 2017 

L’ultimo Camus pubblicato in vita, una nota poetica, onirica di grande bellezza narrativa, ammaliante e straniante come l’esilio al quale sono condannati i protagonisti dei racconti, tutti in scacco, senza la capacità di tornare nel regno.

 

L'Exil et le Royaume è una raccolta di racconti pubblicata nel 1957, l’ultima opera letteraria di Camus, apparsa in vita che riunisce “La femme adultère”; “Le Renégat” (ou Un esprit confus); “Les Muets”; “L'Hôte”; “Jonas” (ou L'Artiste au travail) e “La Pierre qui pousse”. In uno stile decisamente narrativo, poetico, quasi onirico, a tratti disorientante, il libro è straniante, ammaliante e per certi aspetti svela un Camus insolito, probabilmente provato dopo la sua opera manifesto, L’homme revolté, recensito su Saltinaria e le polemiche che aveva suscitato. Il testo è impalpabile e si fa fatica a ritenere la trama perché ogni testo è soprattutto un’analisi interiore, una vicenda tutta interna che illustra il sentimento di insoddisfazione e di scacco del personaggio centrale, la sua difficoltà a trovare Il Regno, ovvero a dare un senso alla vita, ad ancorarsi in un porto. Ognuno è piuttosto un esiliato, ultima versione dello straniero dove l’estraneità ha cambiato volto ma resta come senso di vuoto e di fallimento. Non c’è più l’indifferenza e forse l’arroganza del giovane, sebbene anche in alcuni racconti faccia la propria comparsa l’Arabo, senza nome, quasi una presenza familiare ed estranea ad un tempo con la quale è necessario relazionarsi. L’esilio pare avere una nota di oggettività pertanto insuperabile malgrado i desideri, lo sforzo e i tentativi del protagonista, come avviene in modo emblematico soprattutto nella prima storia dedicata alla donna adultera. Pare quasi che per essere se stessi non ci sia altra via dell’esilio, della rinuncia alla propria affermazione nella vita. I personaggi hanno dei percorsi propri in quadri differenti anche se protagonista principale resta l’Algeria, sia l’accampamento nomade nel deserto, indiscussa suggestione primaria, le borgate del sud, la scuola isolata in montagna o anche i quartieri operai di Algeri, ma c’è spazio anche per un quartiere borghese di Parigi o un villaggio brasiliano.
Il primo testo illustra la vita di Janine frustrata dalla vita coniugale con il marito che pure la ama, rappresentante di tessuti,che nel deserto incontra un’esperienza che la complete in modo fusionale proprio nel deserto che diventa metafora di naufragio dei sensi. “Le Renégat ou un esprit confus” è costituito dal lungo monologo di un missionario cristiano che ondeggia tra delirio e allucinazione vivendo il martirio inflitto dalla tribù nomade animista che voleva evangelizzare. “Les Muets” descrive l’universo di una fabbrica di botti di Algeri e il malessere di Yvars che non riesce a dar eun senso alla sua vita malgrado una coppia armoniosa e lo spirito di solidarietà degli operai in lotta con il loro padrone ma che perdono alla fine il senso della compassione. “L’Hôte” mette in scena un istitutore europeo in Algeria isolato nella suo scuola sull’altopiano montagnoso dall’inverno. Contro il proprio volere è spinto da un gendarme a condurre un prigioniero alle autorità locali ma offrirà la libertà al criminale recandosi lui stesso alla prigione, fatto che scatena le minacce dei propri fratelli arabi. Daru è solo, guidato da una tragedia sulla quale non ha presa. “Jonas ou l’artiste au travail” mostra il cammino di un artista-pittore parigino che passa dal successo all’impotenza creativa fino alla depressione profonda. La novella termina però con un’apertura positiva. Guarirà e la guarigione passerà dalla risoluzione solitaria-solidale. “La Pierre qui pousse” infine si svolge in Brasile dove Camus era stato nel 1949: D'Arrast, un ingegnere francese vi era giunto per costruire una diga lungo il fiume. Si inserirà nella vita del villaggio assistendo ad una festa simbolicamente sincretica del cristianesimo e della ritualità vudoo che diventa metafora dell’integrazione della diversità. Il racconto è stato tradotto in lingua afrikaans da Jan Rabie nel 1961. Tutti i personaggi sono accumunati da una parabola discendente non per incapacità ma da un’inversione della vita, pur non abdicando ai valori.

L’exil et le royaume
di Albert Camus

Articolo di Sophie Moreau

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