“L’antiquario di Brera” di Ippolito Edmondo Ferrario

Scritto da  Domenica, 12 Aprile 2015 

Neri non amava i funerali perché non amava i preti e i loro discorsi insulsi; e ancora peggio detestava il ricordo del defunto da parte dei vivi. Il più delle volte erano patetiche balle pronunciate in nome di un buonismo ipocrita. […] Neri pensò a quello che avrebbero potuto dire di lui: sarebbe stato ricordato come un porco deviato, gran sodomita, cinico, bestemmiatore della prima ora, incarognito verso il prossimo, razzista nel midollo, ma onesto. Perlomeno con se stesso. Queste parole sarebbero piaciute a Neri, specie se pronunciate solennemente da qualche suo amico ubriaco.

Il nuovo romanzo di Ippolito Edmondo Ferrario è un noir che attinge alla cultura esoterica per conferire sfumature ulteriormente cupe alla vicenda, non disdegnando però momenti di alleggerimento, comunque venati da uno humor nero in perfetta sintonia con la personalità del protagonista.

La macchina narrativa si mette in moto a seguito di un misterioso omicidio di cui rimane vittima un caro amico dell’antiquario sessantenne Neri Pisani Dossi, discendente di un’antica famiglia patrizia milanese, che annovera tra le sue fila anche lo scrittore animatore della Scapigliatura Carlo Dossi. E probabilmente uno come Neri sarebbe più a suo agio nella Milano del XIX secolo, di cui ricorda gli artisti anche nell’aspetto – con il suo caratteristico tabarro, il cappello e l’inseparabile bastone da passeggio – invece che nella metropoli del 2014, caotica, invasa dal traffico e da una popolazione cosmopolita. Abitudinario e metodico, razzista e intollerante in ugual misura verso gli immigrati, di qualunque provenienza essi siano, gli hipster o i vegetariani, l’indagine lo costringerà a spingersi fuori dalla “sua” Brera, nella periferia milanese, a contatto con un’umanità ai margini verso cui l’antiquario manifesterà in più occasioni tutta la propria insofferenza e riprovazione: senzatetto, criminali, prostitute…

Omicidi e aggressioni sono legati a un oggetto che piomba nella quotidianità di Neri da un episodio di cronaca nera sepolto nelle nebbie della campagna bergamasca da circa un secolo. Il 31 dicembre del 1918 a Bottanuco, in circostanze misteriose, moriva Vincenzo Verzeni, noto come “il vampiro della bergamasca” o “lo strangolatore di donne”, sanguinario serial killer che per anni seminò morte e terrore nelle campagne del suo paese. Cesare Lombroso, durante il processo a suo carico, lo definì “un sadico sessuale, vampiro, divoratore di carne umana”. La pesante eredità di Verzeni arriva a tormentare il presente di Neri attraverso un oggetto capace di catalizzare forze soprannaturali e scatenare reazioni inconsulte nelle persone che per entrarne in possesso sono disposte a rubare, torturare, uccidere.
Appassionato di Vanitas antiche, decisamente a proprio agio con scienze occulte e spiritismo, Neri non si tira indietro rispetto a un’indagine che gli impone di ricorrere a tutta la propria arguzia, ma anche a strumenti e conoscenze che sfuggono all’umana comprensione con i soli strumenti intellettuali.
Sicuramente nella personalità complessa e sfaccettata del disincantato e burbero protagonista sta uno degli elementi più riusciti e apprezzabili del romanzo. L’autore si diverte a caratterizzarlo attraverso molteplici nevrosi, una massiccia dose di cinismo e perversioni, spiazzandoci poi facendogli compiere gesti di altruismo disinteressato e dotandolo di una sensibilità particolare verso i bambini.
Intorno a lui si muove un gruppo variegato di comprimari, tra cui il “Barone nero” e la brigata degli amici che riaffiorano dal passato sanbabilino di Neri e lo aiuteranno nella sua indagine, con azioni piuttosto maldestre ma grande entusiasmo; l’inquietante collezionista torinese di occultismo Mircea Ferraris, “faccia di topo”; Gaetano “il primate”, amico autista e tuttofare, dotato di cervello in misura inversamente proporzionale alle dimensioni dei propri muscoli; l’affascinante Valentina, apprendista nella bottega di antiquariato di Neri e oggetto delle sue particolarissime attenzioni sessuali.

La Milano che fa da sfondo all’indagine è soprattutto notturna e naturalmente un ruolo privilegiato viene riservato a Brera, celebrata nei vicoli, nelle piazze, nei bar e ristoranti che Neri frequenta abitualmente dalla colazione del mattino alle bevute di tarda sera alla ricerca di buon cibo e vini di qualità. Ristoratori, baristi, edicolanti del quartiere animano i locali che sono verosimilmente quelli amati dall’autore stesso, che si riserva anche di apparire in un fugace cameo.

Ippolito Edmondo Ferrario
L’antiquario di Brera
384 pagine
€ 12,50
Fratelli Frilli Editori

Grazie a Ufficio Stampa Fratelli Frilli Editore

Articolo di Adele Maddonni

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