“Kiffe kiffe demain” di Faïza Guène

Scritto da  Domenica, 27 Luglio 2014 

Faïza Guène, è uno dei tanti esempi di un’Algerina di Francia. Gli intellettuali algerini in effetti sono quasi tutti all’estero. Sono venuta a sapere della sua attività grazie al settimanale “Jeune Afrique” che la scorsa primavera le ha dedicato un articolo in occasione dell’uscita del suo ultimo romanzo, che è stato un vero successo in Francia ed è arrivato anche in Tunisia dove la letteratura algerina contemporanea è molto apprezzata.

E’ nata nel 1985 a Bobigny, capoluogo del dipartimento della Senna-Saint-Denis nella regione dell'Île-de-France; Romanziere, Sceneggiatrice e Regista, conosciuta per il suo primo romanzo, Kiffe kiffe demain: è stata uno dei migliori successi editoriali in termine di vendite nel 2004 (tradotta in 26 lingue) con 400mila copie solo in Francia. In Italia è uscito nel 2005 (Mondadori) con il titolo “Kif Kif domani” e racconta la vita agra degli immigrati maghrebini. Il gioco di parole è difficile da restituire in italiano nell’allusione kiffe o kif, che in arabo vuol dire “uguale”, la stessa cosa. Kiffer è anche amare e il kif è l’hashish.

Il romanzo, scritto con qualche fioritura maghrebina, eco del dialetto parlato in casa, misto al francese parigino dei ragazzi e delle periferie, pieno di coloriture, sgrammaticature e andamenti colloquiali, è in gran parte autobiografico. I suoi genitori sono originari dell’ovest dell’Algeria, « Aïn Témouchent»: ha un fratello e una sorella ed è cresciuta a Pantin, alle Courtillières, un quartiere disagiato nella banlieue nord. Innamorata della lettura e del disegno Faïza è una bambina precoce che salta la prima elementare perché sa già leggere. Il racconto narra di una ragazza, figlia unica, il cui padre l’abbandona con la madre per tornare in Marocco – paese natale della protagonista – e sposare una donna più giovane in grado di dargli ancora dei figli. La protagonista è una ragazza disagiata, la cui scuola la indirizza ad una psicologa, con evidenti difficoltà di relazioni con gli altri, che si sente guardata come allo zoo dai giornalisti che parlano delle periferie. Adolescente fragile, attraverso i suoi occhi, più rassegnati che arrabbiati, delusa dagli adulti e da una città che la contiene senza ospitarla, diventa lo specchio sociale di una Parigi che non conosce neppure la Tour Eiffel dal vero. Il testo è a suo modo gustoso, un esercizio spericolato di lingua dove le contraddizioni del parigino stretto e le reminenscenze di una lingua nazional popolare, il maghrebino, danno la misura di un modo che vive a cavallo tra due terre senza appartenere a nessuna di essa. E’ la condizione dell’immigrato che non diventa cittadino. Il libro si conclude però con un messaggio di apertura e a suo modo di speranza, di invito ai giovani a ribellarsi. «Sarà una rivolta intelligente, senza alcuna violenza, nella quale ci si solleverà per essere riconosciuti, tutti. Non ci sono solo il rap e il calcio nella vita. Come Rimbaud, porteremo in noi ‘il sangue degli infami, il clamore dei maledetti».

L’autrice, nella vita, a 13 anni frequenta un laboratorio di scrittura audio-visiva a Pantin, diretta dall’associazione Les Engraineurs e produce in pochi anni 5 corto metraggi. Poi ottiene una sovvenzione del Centro Nazionale del cinema e a 18 anni realizza un medio metraggio in Super 16 millimetri, Rien que des mots (Nient’altro che parole) nel quale farà recitare sua mamma. E’ nello stesso anno che comincia a scrivere per divertimento Kiffe Kiffe demain ed è il suo professore di francese, responsabile dell’atelier di scrittura, che leggendo le prime trenta pagine del manoscritto, lo invia ad insaputa di Faïza alla casa editrice Hachette Livre.
Una settimana più tardi, racconta con tutta semplicità, ho ricevuto una telefonata che ha cambiato la mia vita”.
E’ quasi un manifesto che può servire non solo a tanti giovani immigrati, ma anche ai ragazzi francesi di Francia per capire meglio qual è oggi il loro paese.

“Kiffe kiffe demain”
di Faïza Guène
Le livre de poche Hachette Littérature, 2004


Articolo di Ilaria Guidantoni

TOP