“Jezabel” di Irène Némirovsky

Scritto da  Venerdì, 30 Marzo 2018 

Romanzo folgorante, con una scrittura incisiva, un noir psicologico, implacabile che squarta il profilo del femminile nei suoi lati deteriori. Di una modernità straordinaria al di là del contesto storico, per altro ben ambientato e dettagliato, quasi cinematografico. Con una scrittura pungente, rapida e scorrevole, partendo da un processo, la storia di una donna, bella, ricca, con una vita sgargiante ma profondamente infelice e terribilmente crudele. L’autrice riesce magistralmente a tenere con il fiato sospeso fino alla rivelazione finale, sconcertante. Al di là degli eccessi fa breccia in noi e credo in molte ci si possa guardare allo specchio in una società molto diversa da quella francese degli anni Trenta ma per certi aspetti simile: il divieto di invecchiare per le donne e il senso profondo di una donna che nasce dall’essere amata, ammirata e riconosciuta dallo sguardo maschile.

 

Jezabel è un romanzo scritto in lingua francese dalla scrittrice ucraina, di religione ebrea poi convertitasi alla religione cattolica, Irène Némirovsky, deportata nel luglio del 1942 ad Auschwitz, dove morì un mese più tardi di tifo. Il libro, pubblicato per la prima volta nel 1936 da Albin Michel e in Italia da Adelphi nel 2007, è la storia di un'avvenente donna, appartenente all'alta borghesia francese, che non riesce ad accettare il trascorrere degli anni e il lento sfiorire della sua bellezza: Gladys di origine brasiliana, con una fortuna che per altro proviene da un processo rispettabile. Il titolo dell'opera si rifà all'ultima tragedia di Racine, l'Atalia, che cita Bernard ravvisando una forte similitudine fra Jezabel, la madre di Atalia che le compare in sogno, e Gladys. Il nome Jezabel appare d’improvviso all’interno del libro, quasi di sorpresa ed è carico di simbologia. E’ il nome - letteralmente “amante di baal”, il signore dei popoli semitici, ovvero pagana nell’immaginario religioso ebraico-cristiano - di due donne della Bibbia; menzionata nel Libro dei Re come figlia di Etbaal re di Sidone, e moglie del re Acab. Trascinò suo marito nell'idolatria, sterminò i profeti di Dio e sostenne i profeti di Baal; fece morire Nabot, perciò Elia profetizzò la sua morte. Inoltre Giovanni si riferisce ad una Jezabel, "quella donna che si dice profetessa e insegna e induce i miei servi a commettere fornicazione, e a mangiare carni sacrificate agli idoli". Il nome in ebraico dovrebbe significare “vergine”, “puro” ma passa a indicare il demonio, come spirito di seduzione, che richiama fortemente la protagonista, con quel candore solo apparente di fanciulla, sempre più imbellettata per non sfigurare. La vicenda ha inizio all'interno dell'aula di un tribunale, in cui Gladys Eysenach siede sul banco degli imputati accusata dell'omicidio di un giovane poco più che ventenne, che sembra il suo giovane amante, così si è portati a pensare. In effetti in gioco c’è un giovane amante. Si ripercorre quindi la storia di questa donna che riuscirà a superare matrimoni, il lutto della morte della figlia ma che non ce la farà a accettare il dramma più grande: invecchiare. Un crescendo patetico, doloroso, senza limiti fino alla follia violenta. E’ anche un affresco complesso di una società dove le classi sono ancora distinte e giudicanti una dell’altra, i matrimoni un affare più pubblico che privato, mentre sullo sfondo la guerra che porterà di lì a poco alla proclamazione delle leggi razziali. Lo scenario entra prepotentemente nella vicenda perché il fidanzato della figlia, Marie-Thérèse, che lei adora, ma cerca di conservare bambina, castrando la sua sessualità che la minaccia, e padre del bambino che porta in grembo senza essere sposata dato che la protagonista ha preteso il rinvio del matrimonio perché non accetta di invecchiare (la donna che sposa una figlia e diventa nonna non è più ritenuta attraente), muore in guerra.
Eppure per le classi agiate sembra restare distante nel quotidiano. La scrittrice sapientemente tesse l’affresco quasi grottesco di una società estetizzante e composta, servitrice del buon senso e dell’apparenza ma terribilmente crudele e alla deriva nel privato. E’ anche un libro sull’irresistibile attrazione della passione amoroso, come l’unica vera ragione del vivere perché come professa la protagonista una vita senza amore, senza l’amore di un uomo, per una donna è più penosa della morte. E’ interessante e inquietante lo scavo psicologico su inclinazioni che diventano comportamenti patologici e che fanno della Némirovsky una grande conoscitrice dell’animo umano femminile.

Jezabel
di Irène Némirovsky
Gli Adelphi
Adelphi Edizioni
1936, Éditions Albin Michel, Parigi
2007 Adelphi Edizioni, Milano
Euro 10,00

Articolo di Ilaria Guidantoni

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