“Jean Genet - Epopea di bassavita” di Neil Novello

Scritto da  Domenica, 05 Agosto 2018 

Un libro d’altri tempi, di critica letteraria o, meglio testuale, che presuppone o può affiancare una lettura approfondita e ad ampio spettro dell’opera di Jean Genet. Testo prezioso ed erudito di analisi dei testi in senso classico, lascia l’autore del libro, Neil Novello, dietro le quinte per concentrarsi totalmente sull’oggetto della critica, senza dare giudizi di sintesi né sposare tesi ma facendo parlare i singoli testi. Quasi una parafrasi di questo galeotto, ladro, omosessuale che nella sessualità anche brutale e nel tradimento, trova gran parte di una certa poetica. Senza indirizzare il lettore Novello mette in luce la modernità dello scrittore francese, soprattutto delle ultime opere, dedicato alla denuncia civile, al mondo “arabo”, portavoce dei diritti degli immigrati maghrebini in Francia e, in generale, solidale con tutti i déraciné della storia, dal ladro, al condannato.

 

Un testo certamente non facile quello di Neil Novello, nato ad Oslo nel 1969, studioso che vive a Bologna, autore prolifico con grande ampiezza di argomenti, ha curato opere dedicate a Pasolini e a scrittori del Novecento come Antonin Artaud e Paul Nizan. Emerge una conoscenza dettagliata, approfondita e metabolizzata delle opere di Jean Genet, attraverso la cui analisi, con un lavoro scientifico che lega la scrittura al testo in modo aderente, si ricava e si ricostruisce a poco a poco la biografia complessa del noto scrittore francese e l’intreccio con la sua poetica. All’origine di uno tra i massimi autori contemporanei, poeta e drammaturgo, romanziere e film maker – l’unico film è il cortometraggio del 1950 Un chant d’amour, ambientato in due celle di un carcere - vi è un numero di matricola: 192102, ci racconta Neil Novello. Nella clinica ostetrica Tarnier di Parigi, il 19 dicembre 1910, Jean Genet nasce da Camille Gabrielle Genet. Senza padre, nell’estate del 1911 è abbandonato anche dalla madre (che morirà di malattia nel 1919). Dalla clinica al brefotrofio, è immatricolato (e già orfano) all’Hospice des Enfants-Assistés. Camille non è più madre: Genet è figlio della pubblica assistenza. Ladro con la tentazione della fuga, tratto caratteriale e argomento della sua poetica alla quale dedica un’opera dal titolo emblematico Diario di un ladro.
La prigione è il suo primo luogo di formazione, quasi un laboratorio e non solo una condanna, come si evince dalle pagine di Novello. Poi interviene la conoscenza del mondo arabo, accennata, quasi presupposta nel libro di Novello, che si fa sentire però. La sua appartenenza all’esercito e il periodo tra Siria e Marocco – è sepolto nel cimitero marocchino di Larache – lo avvicinano ad una sensibilità che caratterizza una parte dell’intellettualità francese, quasi un richiamo irresistibile verso il sud del Mediterraneo, luogo di origine, confine e perdizione, di cui Tangeri e Gibilterra sono i simboli per eccellenza. A Montpellier ha inizio invece il terzo tempo della vita di Genet con l’esercito francese. Tra diserzioni varie, è tra l’est d’Europa e il ritorno in Francia, finché sarà incarcerato a Marsiglia, da dove entra ed esce. Poi ci sarà un periodo da viaggiatore senza sosta con il suo impegno civile, spaziando tra l’Europa, gli Stati Uniti e il Medioriente e il Maghreb per il quale si impegna sul fronte dei diritti degli immigrati in Francia. in terra marocchina, mette ordine alle pagine memoriali di Un captif amoureux. È il 1983. La storia del déraciné collettivo rifluisce nel nuovo libro: i Noir americani e i fedayin. Genet si ammala nel 1979 di tumore alla gola e, dopo una lunga malattia, muore nel 1986, solo lasciando accanto a sé il manoscritto dell’ultima opera. Si tratta di una sorta di testamento, dalla parte degli sradicati, scosso dall’orrore di un viaggio accanto alla morte che in qualche modo sente sua, assumendo su di sé le ragioni della causa palestinese. D’altronde la morte, che sia condanna voluta dalla giustizia, rischio assunto come nel Funambolo, l’artista sul filo tra vita e morte, l’odore dell’amore strappato dal suicidio dell’amato o quella del lutto assunto e non vissuto dei genitori, è sempre presente in Genet fin dalla sua nascita. Un libro che può essere un’introduzione all’opera dello scrittore con la sua carrellata ben studiata e da rileggere come una lunga nota di lettura.

Jean Genet
Epopea di bassavita
di Neil Novello
Liguori Editore
Napoli, 2012
Euro 18,99

Articolo di Ilaria Guidantoni

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