"I vostri padri, dove sono? E i profeti, vivono forse per sempre?" di Dave Eggers

Scritto da  Martedì, 29 Settembre 2015 

Sei stata l'unica promessa mantenuta che abbia mai conosciuto in tutta la mia vita. Lo sai quant'è raro che una promessa venga mantenuta? Una promessa mantenuta è come una balena bianca! Ma quando tu sei diventato astronauta hai mantenuto la promessa, una cazzo di promessa enorme, e ho avuto la sensazione che da lì in poi ogni promessa avrebbe potuto essere mantenuta. Che tutte le promesse potevano essere mantenute...dovevano essere mantenute.

L'uscita di un nuovo titolo a firma di uno degli autori giustamente più celebrati di oggi rappresenta sempre una promessa e si carica di attese. Dopo la pubblicazione de Il Cerchio, romanzo fortemente narrativo, in cui la complessità dei personaggi e dello sviluppo della trama procede di pari passo e in stretta dipendenza dalla descrizione dei luoghi e del susseguirsi degli eventi, Dave Eggers riprende (o forse sarebbe più opportuno dire prepara, trattandosi di un'opera di stesura precedente a Il Cerchio) la riflessione sul rapporto fra destino personale e comunità, fra l'andamento di una società auto-conservatrice e il necessario sacrificio di vite individuali richiesto per il suo mantenimento, e lo fa con una forma completamente differente rispetto a quella dell'ultimo suo lavoro. I vostri padri, dove sono? E i profeti vivono forse per sempre? si struttura come un lungo dialogo, senza premesse o inserzioni narrative, quasi si trattasse di un'antica tragedia. Come nei drammi classici – ma senza il confortante supporto rappresentato dall'introduzione dei personaggi - ci troviamo di fronte a uno stato di crisi: Thomas, il protagonista, è un eroe contemporaneo messo alla prova dal Fato. Gli era stata promessa una realizzazione, si era prefigurato un destino – quello rappresentato dalla quete collettiva del grande Sogno Americano - che tuttavia non si è avverato. E così, superati i trent'anni, il giovane (ma non più giovane) decide che è tempo di avere delle risposte e intraprende un viaggio dal carattere universale e, azzarderei, atemporale. Perdere la rotta “nel mezzo del cammino della vita”, trovarsi a fronteggiare il venir meno delle certezze date per acquisite, delle rassicuranti regole che – così ci hanno insegnato – dovrebbero guidare il mondo, non è qualcosa di nuovo. Nel corso dei secoli abbiamo assistito a drammi sorti dalla morte di dio, della famiglia, della società dell'onore, da crisi economiche e valoriali, ma non eravamo – forse – ancora arrivati alla crisi generata nell'individuo dalla morte del sogno e, conseguentemente, della speranza. La lenta e progressiva discesa agl'inferi di Thomas è scandita dal numero degli edifici all'interno dei quali imprigiona i suoi “ospiti”, figure che hanno influito direttamente o indirettamente nella sua vita, ombre del passato alle quali insistentemente egli domanda conto di un fallimento personale e collettivo. Come mai l'impresa dello Shuttle è naufragata? Come mai il suo compagno di college, mente eccellente alla quale il Destino avrebbe dovuto concedere, per la regola del duro lavoro ben ripagato, il realizzarsi del suo sogno di astronauta, si vede confinato nei ristretti limiti di una base spaziale e non in viaggio ad esplorare le stelle? Perché il duo amico Don è morto in modo assurdo e perché la Legge non ha saputo proteggerlo? Thomas, in un crescendo di deliranti e al contempo lucidissime domande, presenta alla società (qui rappresentata dalla Politica, dalla Legge, dall'Etica del Lavoro, dalla Scuola, dal sistema di Cura e, non a caso, dalla Madre) il conto da pagare per il suo “buon funzionamento”.

A me sembra una cosa veramente orrenda raccontare a un paio di generazioni che il traguardo è lì, che i requisiti per arrivarci sono questo e quello, e poi, proprio quando quelli stanno per tagliare la linea d'arrivo, tu sposti il traguardo più in là.

Thomas è figlio del Sogno Americano, ma il sogno si è infranto sotto il suo stesso peso, sovralimentato da un sistema un tempo capace di offrire premi ai meritevoli in cambio del sacrificio personale e ora in grado soltanto di chiedere, senza compensazione. Thomas dice di voler capire, domanda a ciascuno il “senso della storia” non trovando però le risposte che cerca. Il suo è un percorso di accusa e, contemporaneamente, di disperata ricerca di uno spazio per sé.
Si sente tradito proprio da coloro che avrebbero dovuto supportarlo: una madre che, per rivolgergli un complimento, lo definisce funzionale a una società che tuttavia lo rigetta, un insegnante che, lontano dal poter rappresentare quella figura paterna che gli è mancata, elemosina comprensione ammettendo i suoi peccati. Tutto ciò che dovrebbe rappresentare la sicurezza, la stabilità all'interno dei un percorso di formazione ha ceduto. Crolla così anche la capacità del protagonista di fronteggiare le avversità del Fato, crolla la convinzione che le cose possano funzionare se si seguono le “indicazioni”, crolla la speranza costruttiva lasciando spazio a un disperato stato d'impotenza che conduce alla distorsione del reale.

E penso che questo sia dovuto al fatto che siete stati preparati a una vita che non esiste. Sei stato fatto per un mondo diverso. Come un predatore senza preda.

E i predatori senza preda attaccano ciò che possono per allontanare lo stato d'ansia, per dare sfogo all'energia repressa, a quel potenziale che la società non sembra interessata a sfruttare.

Però la dovete sfruttare, quest'energia. È chiusa dentro di me ed è chiusa dentro milioni di persone come me. L'unico momento in cui mi sento bene è quando sto guidando, oppure ogni tanto quando faccio a pungi.

Ed ecco la grande differenza rispetto al dramma classico: l'eroe, schiacciato dal Destino, vorrebbe reagire, potrebbe reagire, ma non trova l'avversario, non incontra un aiutante. Confinato in una solitudine capace di accompagnarsi solo ad un crescente senso d'impotenza, si vede costretto a sopravvivere. La sua ambizione alla grandezza soffocata dalle norme stesse che, così gli è stato insegnato, servono per raggiungerla.

Tu non lo sai cosa vuol dire essere un uomo sopra i trent'anni a cui non è mai successo nulla. Passi così tanti anni a cercare di evitare i guai, di restare vivo, di scansare chissà quale orrore sconosciuto. Poi ti rendi conto che l'orrore è l'esistenza stessa. Il niente-che-accade.

Nemmeno la comparsa della donna-salvezza può essere d'aiuto. La Beatrice contemporanea appare, ma è solo l'illusoria proiezione di una promessa collettiva, uno stereotipo pubblicitario in jeans e maglione, il premio per pochi che tutti “vogliono desiderare” senza neppure sapere perché. Perfino l'amore è stato privato del sogno, è diventato una macchietta, una bidimensionale narrazione sociale. Si desidera l'amore perché è il Destino di tutti. Si desidera l'amore che non chiede spiegazioni e risponde ad ogni domanda esistenziale. Cura di ogni male. Appagamento di ogni frustrazione. Salvezza.
E questo dramma non prevede epilogo. È tragedia nella tragedia la privazione di uno scioglimento catartico.

“Siamo qui e siamo sani e salvi”. “Cristo santo. È la cosa più triste che abbia mai sentito”.

Questo dramma a più voci consegna definitivamente Eggers all'Olimpo dei classici, fianco a fianco ai tragediografi antichi, a Dante, a Beckett e Shakespeare. A chiunque abbia mai saputo definire lo stato emotivo di un'epoca, indagare, con disperata lucidità, la tragedia dell'individuo di fronte alla crisi generata dal dissidio io-mondo in un contesto di transizione, in un mondo troppo mutevole per permettere il felice scioglimento.

I vostri padri, dove sono? E i profeti, vivono forse per sempre?
Dave Eggers
Mondadori
2015, 185 p., brossura

Articolo di Caterina Bonetti

Aggiungi commento

Codice di sicurezza
Aggiorna

TOP