"Ismail e il grande coccodrillo del mare" di Costanza Savini

Scritto da  Mercoledì, 01 Gennaio 2020 

Uscito in libreria lo scorso ottobre, Ismail e il grande coccodrillo del mare della bolognese Costanza Savini, con Prefazione di Giovanni Discolo, esperto di mediazione culturale e cooperazione euro mediterranea, racconta una storia di grande attualità, quella di un ragazzo africano sbarcato sulle coste della Sicilia, scappato dalla guerra civile per inseguire un sogno, che ha il sapore della fiaba.

 

Un testo estremamente semplice, anche nel linguaggio, che si muove sui confini tra visibile e invisibile, sogno e realtà e che, come ha scritto Antonio Faeti, pedagogista e scrittore, “Costanza Savini scrive tenendo in mano un talismano che ha le stesse caratteristiche di quelli usati dai grandi favolisti”.
La storia è semplice comune, per certi aspetti uguale a quella di molte altre immaginarie, romanzate o raccontate attraverso un reportage; per certi aspetti diversi e unica nella presentazione del punto di vista. La fantasia, l’immaginazione sembrano venire in soccorso nei momenti più difficili della vita quando sembra non esserci scampo, non come una nuova fuga, ma come un cammino che rende possibile il sogno. La storia ci dice che non ci sono scorciatoie ma aiuta a credere in una forza interiore che non ha nulla a che vedere con i poteri magici o la dea bendata. E’ piuttosto un appello al proprio karma, citato nel libro, alla responsabilità di attivare la nostra capacità, non tanto per quello che si dice ad esempio ma per come lo si dice: l’energia della parola sembra in grado di rendere la parola carne e creare un filo invisibile di collegamento tra le parole e le i libri, che è lo stesso ce può attivarsi tra gli esseri umani.
Ismail, il protagonista, che fugge dalla guerra, dalla fame… è la raffigurazione di un mondo che rifiuta e che calpesta il diverso, eppure è anche la speranza di incontrare chi ci indica la strada, come la donna dalla mano bendata o guantata che potrebbe essere anche una semplice proiezione, una voce interiore, quel che resta del ricordo di una madre che rimane guida.
Il libro è un inno alla speranza, senza ingenuità, partendo dalla consapevolezza che tutti siamo nomadi e passeggeri sulla terra, in viaggio perché questa è la vita ma non deve farci paura tale condizione, anzi, può diventare uno stimolo.
Durante il suo lungo e difficile itinerario, come un novello Dante che attraversa l’Inferno per raggiungere il suo Paradiso, incontrerà gente di ogni razza, personaggi misteriosi, quasi fantastici, strane situazioni, incredibili rivelazioni, che lo porteranno a toccare con mano la bontà e la malvagità del mondo.
La sua Beatrice, una donna misteriosa che come lui ha “il potere” della mano che “vede”, lo aiuta a non perdere la via, a guardarsi dai “tagliatori di mano” fino a guardare al suo passato e a ricercare la sua Patria, “là dove è il suo bene”.
Queste perle di saggezza, non scontate, che hanno il sapore della semplicità, rendono molto denso quest’esile libretto, a cominciare dal titolo che è sia una metafora del mare, ponte come dice la sua etimologia, tra due terre e tra la dura realtà e la terra promessa che però può trasformarsi in un mostro marino, nel Leviatano o coccodrillo che ingoia la vita. Il coccodrillo è anche la metafora della coscienza perché, come imparerà Ismail, in ognuno di noi ci sono due coccodrilli, quello bianco (buono) e quello nero (malvagio) e la vita è un dialogo, una lotta tra due estremi, sapendo che vincerà quello a cui si darà da mangiare. Così è l’inferno che si può incontrare e che per Ismail è la barca con cui compie la traversata insieme ad altri disperati e ai trafficanti di uomini: ci si può adattare fino a “non vederlo più, oppure si impara a riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno e lo si fa durare e gli si dà spazio”. Sarà quest’ultima la scelta del nostro eroe non in senso etimologico. Il libro resta una testimonianza per tutti coloro che non si arrendono e che quando vedono una tempesta sanno che non c’è altro modo di affrontarla che passarci attraverso così come è necessario superare una barriera per raggiungere una porta da aprire con la ferma convinzione che, una volta trovata la strada, quella dentro di noi, si può arrivare anche sulla luna.

Costanza Savini, nata a Bologna, dove si laurea in giurisprudenza, continua i suoi studi presso l'Istituto di psicologia somatorelazionale di Milano dove consegue l'abilitazione a counselor con indirizzo psico-corporeo ed è insegnante di pratica bioenergetica.
Parallelamente all’attività di counseling psico-corporeo, percorre la strada della scrittura centrando sulla duplicità tra realtà e immaginazione le sue narrazioni. Le sue storie sono ambientate nelle zone di confine tra il visibile e l'invisibile, tra ciò che è nascosto alla vista ma può rivelare dettagli e zone d'ombra della nostra vita. Tra le principali collaborazioni: dal 2006 al 2011 con Giorgio Celli, culminata nella pubblicazione per Ugo Mursia Editore del romanzo Morte nei Boschi e della raccolta di storie brevi Destini; dal 2012 al 2014 l'incontro con l'illustratrice Octavia Monaco che dà vita al progetto "Tessiture: un intreccio di parole visionarie e immagini perturbanti"; nel 2013 collabora alla stesura del racconto teatrale sulla vita di don Oreste Benzi, messo in scena per la Giornata Mondiale della Gioventù a Rio de Janeiro.

Ismail e il grande coccodrillo del mare
di Costanza Savini
Euno edizioni
Ottobre 2019
Euro 8,00
80 pagine 
Isbn 9788868591618

Articolo di Ilaria Guidantoni

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