“Il risveglio della democrazia” di Leila El Houssi

Scritto da  Lunedì, 22 Dicembre 2014 

La Tunisia dall’indipendenza alla transizione

Un libro dalla scrittura piana, chiara, sintetico ma ben documentato. Un’analisi onesta senza che l’autore parteggi in modo evidente, attento a cogliere l’evoluzione della Tunisia nel contesto del Mediterraneo. Per me è stato un testo di verifica che potrei sottoscrivere punto per punto e il cui contenuto ho sposato e in parte proposto in modo diverso nei miei libri sulla Tunisia. Ritrovarsi, concordi, nelle disamine e nelle conclusioni, quando chi scrive è una studiosa della materia, oltre ad essere tunisina, è stato confortante come lettore. Lo ritengo un libro utile da consultare e per avere spunti bibliografici per chi lavora su queste tematiche e allo stesso tempo di piacevole lettura anche per chi non è addetto alla materia.

L’esordio ha come sfondo il Mediterraneo di Braudel, una successione di pianure liquide comunicanti più che un mare, prospettiva alla quale io stessa mi rifaccio e che ritengo di grande attualità nel presente e nel prossimo futuro. Il Mediterraneo ha una sua profonda originalità e centralità strategica essendo stato in passato la culla della civiltà occidentale mentre oggi potrebbe tornare ad esserlo. L’excursus iniziale condensa in poche pagine la storia di questo Paese illustrando come da sempre sia un crogiuolo di popoli, un chiasmo e quanto sia prossimo all’Italia. Il periodo che prende in considerazione il testo è un lungo arco temporale che dal 1956 segue il lettore fino al 2013, lasciando aperta la porta verso le elezioni per il primo governo regolare in carica e l’elezione del nuovo presidente della Repubblica (le elezioni politiche si sono tenute il 26 ottobre 2014 e le presidenziali il 23 novembre con il secondo turno il 21 dicembre). Questa lunga fase si articola in tre momenti, quello del ‘despota illuminato’, Habib Bourguiba, fondatore della Tunisia moderna, uomo a cavallo tra due culture, quella francese e quella arabo-musulmana e fautore della transculturalità e il bilinguismo, soprattutto per il bene del Paese e il suo progresso. L’autore non manca di sottolineare come questa linea appartenga di fatto allo spirito che da sempre ha caratterizzato la storia tunisina. Certamente Bourguiba è stato un uomo che ha promosso il culto della personalità come anche però la capacità di rendere l’islam ‘moderno’ e aperto.

La seconda fase è quella che si apre il 7 novembre 1987 con il ‘colpo di Stato medico’, quando il presidente viene esautorato dal suo ministro dell’interno Zine Al-Abidine Ben ‘Ali. Inizia così un periodo di forte ed esasperata laicizzazione, corruzione, crisi di valori, imbarbarimento del Paese. Vengono meno molti acquis del periodo bourguibista e comunque si impoveriscono nel loro significato come il valore dell’istruzione obbligatoria. Tutto comincia a scricchiolare con una certa crisi economica, la disoccupazione che sale, fino alla rivolta del bacino minerario di Gafsa nel 2008, sottovalutata (volutamente?) da tutti. Negli ultimi anni del vecchio regime le correnti estremiste stavano già crescendo per altro, come il malcontento e le denunce legate ad una giustizia fortemente politicizzata e alla pratica diffusa della tortura. Purtroppo tutto ciò, posso confermare personalmente per esperienza diretta (sono stata spesso nel paese proprio dall’ottobre 2008), è stato largamente ignorato dall’Europa. Bene Leila El-Houssi analizza la complicità per non dire la connivenza dell’Europa rispetto all’ascesa del ‘dittatore’ camuffato, sotto l’egida della difesa della Tunisia e quindi del Mediterraneo dall’estremismo islamico. Dopo l’11 settembre 2001 per altro il gioco è stato facile, promuovendo apparentemente – almeno nella prima fase del suo ‘regno’ un apparato tradizionale e rispettoso verso la tradizione religiosa – ma di fatto cancellando la politica e il suo esercizio, quindi la libertà e lo Stato come istituzione e valore.

Si apre così la terza fase, accesa da quella scintilla – come titola anche la versione francese del libro di Tahar Ben Jelloun – della vicenda del suicidio di Mohamed Bouazizi il 17 dicembre del 2010 e poi propagata in modo improvviso e inaspettato (concordo perfettamente con quest’analisi impeccabile anche del valore simbolico del suicidio con un rogo) e culminata nella rivolta, e non rivoluzione come i media europei e statunitensi hanno dichiarato, quindi la cacciata del 14 gennaio 2011.

A questo punto inizia la transizione della quale il libro non vede la fine fermandosi prima delle ultime e recenti elezioni. Tra i temi che Leila El Houssi analizza vorrei sottolineare, perché originale, tra i tanti libri sulla rivolta che ho letto, praticamente tutti di autori tunisini, l’attenzione al fatto che questa rivolta non abbia nessuna componente religiosa e che rivendichi le libertà individuali attraverso la parola chiave, karama, dignità piuttosto che mourawa, onore che fa riferimento più alla tribù e al clan, in un’ottica tradizionale se non propriamente religiosa. Molto lucida l’analisi che evidenzia la volontà del popolo di urlare il proprio diritto alla libertà della quale era stato privato a lungo. Significativa l’analisi e il confronto tra le piazze virtuali (di facebook e twitter) e reali e il loro ruolo, come la necessità di ridimensionare l’enfasi attribuita dall’esterno ad Internet, per quanto importante, come ricorda anche nell’analisi di Fouad Khaled Allam, giornalista e sociologo algerino ormai residente in Italia che anch’io ho avuto modo di incontrare in quel periodo.

Tra i molti argomenti con i quali l’autrice ci accompagna il disagio giovanile e la disoccupazione; gli slogan della rivolta; il ruolo delle donne nella rivolta e il dibattito sull’uguaglianza nell’elaborazione della Costituzione del 17 gennaio 2013 che porta ad avviso dell’autrice una certa ambiguità rispetto al valore attribuito alla religione; e ancora la vittoria del partito religioso Ennahda nel 2011, quindi la sua spaccatura interna; il periodo della crisi economica, della tensione e del disorientamento, culminato nella stagione della violenza con l’omicidio dell’avvocato Choukri Belaid, leader del Movimento del popolo per la patria, già oppositore del precedente regime e di Mohamed Brahmi, fondatore del partito del Popolo. Un lavoro di piacevole lettura, che ha il pregio di unire scientificità e intento didascalico senza annoiare né richiedere una concentrazione e un approfondimento sulla cultura arabo-musulmano che credo un valido strumento di informazione per chi oggi vive nel Mediterraneo. Pagine incisive e scorrevoli ad un tempo.

Il risveglio della democrazia
La Tunisia dall’indipendenza alla transizione
di Leila El Houssi
Carocci Editore
Roma, ottobre 2013
Euro 13,00

Articolo di Ilaria Guidantoni

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