“Il potere dei dati - Il data journalism e le nuove forme del comunicare” di Davide Ludovisi

Scritto da  Lunedì, 29 Febbraio 2016 

Tanto interessante quanto opportuno, in tempi in cui l’evoluzione dell’informazione multimediale appare incomprimibile, questo saggio di Davide Ludovisi edito da effequ nel mese di Gennaio di quest’anno.

Partendo dal presupposto che viviamo in un’epoca in cui anche la veridicità e la precisione delle informazioni non possono prescindere dalla rete internet e dalle nuove tecnologie, che i data e le stesse informazioni appaiono ridondanti e spesso difficilissime da trattare, il libro fornisce definizioni, chiavi di lettura e anche, in larga parte attraverso interviste ai più titolati esperti del settore, istruzioni di carattere pragmatico operativo che riguardano un fenomeno che nuovissimo non è ma certamente, invece, suscettibile di ulteriori notevolissimi sviluppi in relazione alle continue evoluzioni dei media e della tecnologia. Il data journalism può mettere a disposizione di una professione sempre rilevantissima nuove opzioni documentali e, in una temperie come quella odierna, in cui purtroppo i casi di giornalismo deteriore e asservito non sono pochi, un maggior contenuto di verità di una informazione sempre più verificabile “dal basso”. Servendosi di tecniche che sfruttano le potenzialità della rete (dalla quale possono essere tratte molte informazioni attraverso le quali è possibile produrre una informazione di qualità) il giornale e il giornalista diventano, per la generalità delle persone che desiderano essere informate quanto più correttamente ed esaurientemente possibile, un punto di riferimento credibile. E’ una bella sfida, quindi, quella che i professionisti della informazione hanno la possibilità di cogliere e di vincere.

Scrive Guido Romeo, in sede di prefazione al volume in esame: “Ma queste sfide, che potremmo dire ‘interne’ al mestiere di chi fa informazione, ne sottendono anche un’altra molto più ambiziosa e dall’esito decisamente più incerto: potrà il data journalist salvare il giornalismo creando nuovi modelli di business con margini più difendibili?[…] La risposta è ancora da scrivere, e non è affatto detto che sia positiva. […]”. Intanto, in attesa dell’esito (positivo, si spera) di questa sfida, gli operatori di settore e coloro che sono interessati agli argomenti trattati nel volume potrebbero prendere confidenza con gli open data sui più svariati argomenti messi a disposizione in rete da istituzioni pubbliche di diversi paesi. Degli open data, che possono costituire un supporto insostituibile per il data journalist, il saggio di Ludovisi parla nel capitolo II. Approfondimenti che riguardano aspetti concreti legati al reperimento, alla rappresentazione, alla racimolazione (data scraping) e alla elaborazione dei dati reperiti sono presenti nel capitolo successivo. Capitoli di approfondimento, poi, sono stati dedicati dall’autore al reperimento di dati sulla rete, al data journalism nel nostro paese e agli scenari del data journalism (che appaiono quanto mai aperti anche se alla domanda: “è vero che tutti possono improvvisarsi data journalist?”, Ludovisi fornisce la seguente risposta: “La risposta è no, ovviamente: ci sono sia conoscenze tecniche sia capacità legate alla scrittura e al racconto che non possono essere improvvisate, ma è anche vero che, pur essendoci una curva di apprendimento, l’accesso agli strumenti non è affatto complicato, anzi: spesso i dati sono liberi e i software gratuiti, e la pubblicazione e diffusione piuttosto semplice.”).

Meritano un cenno particolare le numerose interviste ad esperti nelle varie specificità trattate dal libro. Tra gli intervistati Philip Meyer, Luca Sofri, Alberto Cairo, Mario Calabresi, Daniel Sieberg e altri. Gli interventi esterni hanno il pregio di dare al volume un taglio pratico scongiurando una trattazione dei vari argomenti che sarebbe in altro modo fumosa, più complicata e forse, in definitiva (dato il carattere assai “concreto” degli argomenti trattati) fine a se stessa. In chiusura di volume Ludovisi scrive che il data journalism è o dovrebbe essere importante “Perché raccontare qualcosa utilizzando dei dati e degli strumenti narrativi che ne facilitano la comprensione e magari l’interazione dovrebbe spingere verso una maggiore precisione e accuratezza informativa. E l’informazione giornalistica ne ha un disperato bisogno.” Condivisibile riflessione che costituisce l’estrema sintesi di un libro che certamente merita di essere letto.

Il potere dei dati
Il data journalism e le nuove forme del comunicare
di Davide Ludovisi
Editrice effequ

Grazie a Laura Casciotti, Ufficio Stampa Editrice effequ

Recensione di Giovanni Graziano Manca

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