“Il console romeno” di Diego Zandel - Oltre Edizioni

Scritto da  Ilaria Guidantoni Mercoledì, 05 Marzo 2014 

Sette racconti, nati in tempi diversi e con ispirazioni differenti, tutti legati ad un effetto a sorpresa, spiazzante, un clima noir, talora grottesco; in altri casi dominato dall’ironia graffiante del non-sense come in “Rosa shocking”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Le storie spaziano attraverso luoghi che sono cari o conosciuti dallo scrittore, autore di confine, dove il viaggio è sempre al centro perché è una dimensione interiorizzata che non necessariamente implica movimento come nella Romania di Ceausescu del racconto “Il console romeno” che dà il titolo alla raccolta; quanto implica un incontro tra persone che provengono da luoghi e culture diverse o, ancora, comporta un faticoso viaggio nella memoria come in “Traguardo di sangue” o “In memoriam”.


Quella di Zandel è una scrittura, rapida, incalzante, immediata, ritmata, adattabile facilmente ad una sceneggiatura. Si avverte quasi la telecamera del giornalista abituato a stare dentro gli eventi, a viverli in mezzo ai personaggi raccontati, soprattutto attraverso i dialoghi. L’assenza di un narratore vero e proprio, a distanza, evita qualsiasi messaggio morale, non c’è di didascalia, presa di posizione dell’autore – oserei dire – ma solo cronaca. In quasi tutte le storie c’è infatti sempre una sorpresa che non consente un assestamento duraturo. La prospettiva si rovescia di continuo, come “In memoriam” e “In traguardo di sangue” senza che la conclusione sia mai prevedibile. Proprio come scrive Italo Svevo in “La coscienza di Zeno” – altro scrittore di confine – la vita non è né bella né brutta ma originale. Questo mi sembra l’atteggiamento di Diego Zandel che, per quel poco che conosco, sembra pronto a sorprendersi ed accogliere la vita come uomo oltre che come scrittore, disponibile a farsi spiazzare dalla quotidianità, sia pure dolorosa. I suoi racconti sono storie più che novelle, non hanno consolazione e sembrano incompiute con un finale in sospeso perché la vita non è mai conclusa una volta per tutte, nemmeno quando un personaggio muore. Sembra che Zandel non ci dia neppure l’illusione di un assestamento temporaneo. Per questo le sue narrazioni in presa diretta sono avvincenti, incontri in chiaroscuro, che le circostanze incrociano al di là delle volontà. Mi verrebbe da dire storie di amori e guerra, anche se quest’ultima non è mai codificata: è una battaglia, è un conto in sospeso, tra palestinesi e israeliani come ne’ “Il fratello”, o con la giustizia in due racconti, rispettivamente, dove una battaglia ideologica di ideali oppone inconsapevolmente due persone e poi le ricongiunge e quando la rabbia esplode per un’ingiustizia legata alla pressione politica.


Infine c’è il senso della frontiera come un confine fluido e a volte liquido che può unire quanto confondere, che è in primo luogo il Mediterraneo che Zandel ama molto e che sta tornando di moda. Credo che le coincidenze non esistano, almeno non per un giornalista e uno scrittore: ho conosciuto Diego in una crociera per giornalisti sulla Moselle, in Lussemburgo, in quella terra di confine con la Germania, e l’ho ritrovato in rete parlando e scrivendo di Mediterraneo e di incontri tra culture diverse.


“Il console romeno”
di Diego Zandel
Oltre Edizioni
18,00 euro


Articolo di Ilaria Guidantoni

 

TOP