"Il bello dell'Italia. Il Belpaese visto dai corrispondenti della stampa estera." di Maarten van Aalderen

Scritto da  Giovedì, 26 Febbraio 2015 

Il bello dell’Italia è un’occasione per guardarsi allo specchio, non come un Narciso, ma attraverso lo sguardo degli altri, un esercizio corretto e sorprendente grazie alla giusta distanza anche se negli occhi dei corrispondenti esteri talora c’è un incantamento romantico, come un apprezzamento profondo e l’analisi di case history e di fenomeni con occhio abituato all’indagine.

Scritto in modo brillante con lo stile del cronista, offre un mosaico di frammenti italiani citati da critici dell’informazione. Certamente non è uno sguardo generico quello che ci propone Maarten van Aalderen, quanto di chi ha fatto dell’informazione e della notizia il proprio mestiere; vero è però che il libro è anche la raccolta di confessioni che appaiono spontanee e appassionate. Cominciando dalla copertina, raffigura “Icaro”, caduto come l’Italia del presente, in una crisi che l’ha colpito a più livelli. E’ però un Icaro non arreso che tenta di rialzarsi e che diventa il messaggio centrale del libro: il Belpaese ha un potenziale non totalmente messo a frutto e un patrimonio che non è solo gloria dei bei tempi andati. L’Italia ha grandi risorse anche se talora non ne è sufficientemente consapevole. L’immagine di copertina salda la classicità e l’ancoraggio mediterraneo dell’Italia all’Europa, perché è dello scultore Igor Mitoraj che ha scelto di vivere in Italia. Quindi ancora un simbolo.

Perché gli stranieri amano così tanto l’Italia? E’ questo il quesito centrale posto agli intervistati che rappresentano un ventaglio di paesi vicini e lontani. Dalle risposte emerge che il valore dell’autocritica è corretto anche se qualche volta gli italiani sconfinano nell’autolesionismo.
L’Italia ha una grande ricchezza e deve solo esserne consapevole, soprattutto della sua posizione strategica in particolare nel Mediterraneo e con il Medioriente e del suo valore che non è tanto nei prodotti quanto nello stile che individuano. Per questo non è solo il paese del buon cibo, ma di convivialità anche semplice, dello stile a tavola e ancora dei vitigni che sono sposati al territorio e raccontano la varietà della penisola.
Uno dei simboli del degrado, ma anche della sua incredibile grandezza, è Napoli capitale mediterranea d’Italia, perché non è scontata come la bellezza di Venezia, Firenze o Roma. E ancora è la chiesa del sostegno sociale, e non solo del Vaticano, un simbolo dell’Italia della quale si innamorano gli stranieri.

Un libro che potrà interessare chi opera nel mondo della politica, del giornalismo, della comunicazione, stranieri che vivono in Italia, manager e imprenditori che esportano i propri prodotti all’estero, viaggiatori e amanti della cultura dello stivale e uno stimolo a ripensarci.

Maarten van Aalderen, olandese, vive in Italia da molti anni e da altrettanti osserva il nostro Paese attraverso la lente della stampa estera, della cui associazione professionale è stato quattro volte Presidente e in queste pagine si fa osservatore discreto, pungolo e stimolo, orientatore di testimonianze molto diverse alle quali riesce a dare un fil rouge.
Il giudizio estero sul Paese non può essere ridotto al rating di qualche potente agenzia che controlla i conti, eventualmente accompagnato dal severo giudizio di un Capo di Governo straniero particolarmente rigido o dal senso di superiorità di un nordeuropeo che può vantare un livello di corruzione più basso nel proprio Paese, sostiene l’autore. L’Italia e l’immagine dell’Italia nel mondo, per la verità e per fortuna, sono molto più di questo. van Aalderen è convinto che chi non vede nulla di buono nell’Italia deve cambiare occhiali, oppure Paese.

Il giornalista tedesco Udo Gümpel, ad esempio, è colpito dalla capacità degli italiani di tirarsi fuori, con grande creatività e fantasia, dalle situazioni più disastrose. "È difficilissimo per un altro Paese copiare la creatività, la capacità di adattamento e l’elasticità culturale degli italiani, ma le energie di cui il Paese dispone devono trovare più spazio nella società", sostiene. Basta vedere la capacità di giocare in campo al calcio con la tecnica della finta. Gli fanno eco la giornalista brasiliana Gina de Azevedo Marques, che ama la capacità degli italiani di saper prendere in giro se stessi attraverso un’autoironia dissacrante, e la turca Esma Cakir, che fa l’elogio della convivialità a tavola, che è anche il simbolo della famiglia che si riunisce, mentre in Turchia tutti hanno sempre fretta. E a proposito di tavola, lo spagnolo Rossend Domènech si lancia in un appassionato racconto dell’esperienza di Slow Food, mentre il finlandese Petri Burtsov loda Eataly, a suo avviso un biglietto da visita importantissimo per l’Italia e la dimostrazione che il privato in Italia può andare molto bene, con un tono un po’ romantico. E non è l’unico esempio. La giornalista americana Monica Larner cita quello del vino: l’Italia oggi ha più di tremila qualità di uva, di cui settecento sono ufficialmente registrate. Nessun altro Paese del mondo ne può vantare così tante. La russa Elena Pouchkarskaia dal canto suo ha studiato a fondo il “caso” Loro Piana, visitando anche gli stabilimenti dove ha notato che la parola “moda” ha un significato negativo, cioè è intesa come un modo temporaneo di apparire. Quello che è importante per Loro Piana è invece la capacità di durare dei prodotti. L’imprenditore ritiene che il petrolio italiano sia il pensiero e la capacità di creare, lo spirito innovativo.

La giornalista algerina Nacéra Benali è colpita dal senso di solidarietà che caratterizza gli italiani e dalla forte presenza di volontariato su tutto il territorio. "Nonostante le difficoltà che hanno, sono sempre disponibili ad aiutare gli altri. Quale altro paese ha questi continui flussi di immigrati? Eppure i lampedusani li aiutano. Aprono perfino le loro case per accoglierli". La segue la giornalista romena Mihaela Iordache che nel ricordare l’impegno della Comunità di Sant’Egidio come buon esempio delle qualità italiane, cita quanto detto da Papa Francesco sulla necessità del dialogo interreligioso: "È giunto il tempo che i capi delle religioni cooperino con efficacia all’opera di guarire le ferite, di risolvere i conflitti e di cercare la pace".

Un cammino che ha bisogno di cultura e di istruzione. E l’israeliana Sivan Kotler ritiene ad esempio che in Italia l’istruzione, spesso molto criticata da tutti, mostri in realtà segni di miglioramento, nonostante i molti problemi ancora da affrontare e la cronica mancanza di fondi. L’Italia è ai primi posti per accesso all’istruzione pre-primaria: oltre il 90% dei bambini di tre anni iscritti alla scuola dell’infanzia, rispetto alla media del 70% di altre nazioni. Gli studenti italiani sono sempre più aperti a fare esperienze formative all’estero e interessante è anche il fenomeno contrario: l’iraniano Hamid Masoumi Nejad afferma che malgrado l’importanza politica ed economica di altre lingue, il numero di persone che studia l’italiano cresce continuamente anche in Paesi che non hanno conosciuto l’immigrazione italiana. Ogni anno più di mille studenti iraniani vengono in Italia per studiare in questo Paese imparando anche l’italiano. Discorrendo di cultura, la giornalista colombiana Carmen Cordoba difende il cinema contemporaneo italiano. A differenza di chi sostiene il contrario, il cinema italiano secondo lei va bene: la gente va al cinema a vedere i film italiani, nel settore c’è un grande fermento e sono molti i giovani promettenti che si stanno affacciando alla ribalta. Stessa cosa che sostiene la polacca Agnieszka Zakrzewicz sull’arte contemporanea, di cui è grande esperta e appassionata. E non sono solo i film italiani ad essere visti ed apprezzati all’estero: il giornalista cinese Ma Sai ci dice che si stima che ci siano centocinquanta milioni di tifosi del Milan in Cina.

Ma i tifosi cinesi saranno consapevoli che l’Italia non è solo un pallone da calcio? La giornalista argentina Elena Llorente è rimasta sorpresa dalle inaspettate bellezze dell’Italia. "Gli italiani criticano spesso la mancanza di attenzione nei confronti del proprio patrimonio, sostiene, ma bisogna essere davvero un Paese smisuratamente ricco per potersi prendere cura di tutti i beni che l’Italia possiede", ammette. La collega canadese Megan Williams s’interessa di design e urbanistica ed è rimasta affascinata dalla storia della città, così come l’australiana Josephine McKenna, rapita dai molti tesori nascosti a Roma, siti bellissimi che pochi conoscono perché fuori dai circuiti turistici consueti e come anche l’olandese Sarah Venema, che poeticamente porta la Garbatella all’attenzione del mondo. E non è l’unica. Il giapponese Tetsuro Akanegakubo a vent’anni è partito da Calcutta in moto ed è arrivato a Roma. Non aveva più soldi per potersi permettere di tornare in Giappone e a quel punto ha deciso, un po’ per caso, di rimanere nella città eterna. Di quegli anni ricorda qualcosa che è sempre rimasto nel suo cuore: le trattorie romane. Ma non di sola Roma vive l’Italia: lo svedese Peter Loewe è particolarmente legato a Stromboli. Cultore appassionato del cinema italiano, si è innamorato dell’isola dove la sua connazionale Ingrid Bergman, protagonista dell’omonimo film di Rossellini, era diventata famosa e aveva vissuto la sua storia d’amore con il regista. Per finire a Pantelleria, che il giornalista danese Jesper Storgaard Jensen preferisce: un’isola dura, ma proprio per questo molto interessante, perché te la devi guadagnare.

C’è chi invece sceglie gli uomini: il giornalista greco Teodoro Andreadis Synghellakis approfitta dell’intervista per mettere in evidenza le analogie tra il leader di Syriza, il giovane Alexis Tsipras, e lo storico leader comunista Enrico Berlinguer. Da Berlinguer a Renzi. Per il francese Richard Heuzé Renzi è il personaggio chiave: ha un progetto per l’Italia, ma anche per l’Europa; rende il Presidente francese François Hollande insignificante, perché è più moderno, dinamico, volitivo e ambizioso. Secondo lui il Premier inglese Cameron cammina in retromarcia, mentre la Cancelliera Merkel sta attenta a non fare passi falsi; Renzi invece c’è e dà un contributo importante e continua a credere nell’Europa. Ecco che però l’inglese Philip Willan ci ricorda che se l’Italia vuole voltare pagina deve chiarire il suo passato. Non si va avanti con una storia recente oscura, piena di ricatti e di dubbi irrisolti. Bisogna indagare sulla storia recente con rigore e onestà, come ha fatto Sergio Flamigni, personaggio al quale Willan dedica le sue pagine.
L’egiziano Mahdi El Nemr sottolinea il ruolo strategico e geopolitico che l’Italia ha, come Paese vicino al Medio Oriente arabo, nel cuore del Mediterraneo. Da oltre vent’anni sono in corso trattative per un libero commercio tra l’Unione Europea e i Paesi del Golfo: questi ultimi si rivolgono sempre innanzitutto all’Italia come portavoce. Anche Capi di Stato di altri Paesi del Medio Oriente non arabi, come la Turchia e l’Iran, guardano spesso come primo interlocutore all’Italia. Anche se non rappresenta la forza europea più importante, l’Italia è uno dei Paesi fondatori dell’Unione e le si riconosce una funzione di primo piano, grazie al suo ruolo storico e per la sua capacità di mediazione. "L’Italia ha una potenzialità enorme sul piano economico e commerciale, una posizione unica, ma le manca la consapevolezza di questa forza. Con tutte le crisi che ci sono, l’Italia proprio in questo momento deve cogliere l’opportunità di giocare un ruolo importante, anche nel rapporto tra il Nord e il Sud del Mediterraneo. L’Italia ha una grande ricchezza e deve solo esserne consapevole".

Maarten van Aalderen, classe 1965, è olandese. E’ stato Presidente dell’Associazione della Stampa Estera in Italia dal 2009 al 2011 e da marzo 2013 ad oggi. Laureatosi in filosofia presso l’università di Utrecht con un Dottorato di ricerca in filosofia a Firenze, Maarten van Aalderen è da diciotto anni corrispondente del maggiore quotidiano olandese, “De Telegraaf”, per l’Italia e la Turchia. Nel 2005 ha pubblicato in Olanda presso l’editore BZZTôH il libro Johannes Paulus II. Een revolutionair conservatief (Giovanni Paolo II. Un conservatore rivoluzionario). E’ Condirettore del corso di Global journalism all’università telematica UniNettuno di Roma. Ha vinto il premio Sicilia Madre Mediterranea 2008 e il premio internazionale per la Cultura Santa Margherita Ligure 2009.

Le testate estere rappresentate dai corrispondenti intervistati nel libro: NTV, RTL, Globo News TV, Folha De S. Paulo, Radio France International, Dogan Holding, El Periódico, Antena 1, Antena 3, El Watan, YLE, Kommersant, Snob, Italia, Wine Advocate, KUNA, Dagens Nyheter, Weekendavisen, Pagina 12, France Presse, Channel 2, Guangming Daily, Newsweek, WP.PL, Tak po prostu, Krytyka Polityczna, IRIB, ANA, Alpha, Huffington Post, The Times, Le Figaro, Religion News Service, Australian Gourmet Traveller, The Sahkai Shimpo, Canadian Broadcasting Cooperation (CBC), BBC, American Public Radio, De Volkskrant.

IL BELLO DELL’ITALIA
Il Belpaese visto dai corrispondenti
della stampa estera
Maarten van Aalderen
Albeggi Edizioni, Collana Roma
15,00 euro

Articolo di Ilaria Guidantoni

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