“Il ballo” di Irene Nemirovsky

Scritto da  Concetta Padula Lunedì, 05 Dicembre 2016 

“Era l’attimo, l’istante impercettibile in cui si incrociavano “sul cammino della vita”:una stava per spiccare il volo, l’altra per sprofondare nell’ombra. Ma non lo sapevano…”

Gli scritti di Irene Nemirovsky si basano su un cliché costante: un padre ambizioso, una madre cattiva e in fine una figlia che medita, coltiva e poi porta a termine la propria vendetta.Tutte le vicende lasciano trapelare il disfacimento dei sentimenti e dei valori borghesi. I personaggi sono avviluppati da nodi e macerie emotive. Le “catastrofi” sono “castighi” voluti dal destino. L’unico a sopravvivere, nell’intera vicenda, è il cinico che volge sempre ogni tipo di situazione a proprio vantaggio. L’uomo cinico per antonomasia è l’ebreo: famelico e affarista. Ma…non è un controsenso, uno stridere di posizioni??!!!

La Nemirovsky è una donna, una scrittrice, un intellettuale ebrea, deportata ad Aushwitz(Polonia) nel 1942, a soli 39 anni. Sradicata dal suo nucleo familiare. Infatti, le leggi razziali del tempo l’allontanano dal marito e dalle sue due figlie. Tra Mosca e Parigi, scrive sempre in francese. Legata al padre, che perde precocemente, prova un forte sentimento di avversione per la madre (donna superficiale). Forse per questo, nelle sue opere la figura femminile ha poco spessore.
La donna è una mantenuta che si lascia circondare dalle apparenze, dall’aspetto frivolo della vita. “Suite francese” è il suo ultimo lavoro, rimasto incompiuto. Tra i suoi romanzi più celebri spiccano: “Come le mosche d’autunno”; “Il vino della solitudine”; “ I cani e i lupi”; “Il ballo”( scritto nel 1928 e pubblicato nel 1930); ecc … Ne “Il ballo”: la famiglia Kampf si arricchisce improvvisamente. Il capofamiglia ha un “colpo di fortuna” ( non ci viene spiegato come). Da ricchi fingono di avere origini altolocate e precedentemente vivevano a Cannes, nel Midi.

La madre Rosine considera la figlia Antoinette una ragazza stupida ma fortunata perché le ha affiancato un’istitutrice che deve impartirle un’ottima educazione. Il padre è un uomo in balia dei capricci e dei conformismi della moglie. Davanti alla servitù si danno del “lei”. L’unico apprezzamento che Rosine ha per la figlia è la sua elegante calligrafia, infatti la “usa” per trascrivere gli indirizzi d’invito per il ballo. La casa è in fermento, viene “rivoluzionata” tutta a causa di questo evento magniloquente: cambiano posizione i mobili di ogni stanza. E’ enfatizzato il “rito” del trucco e del vestirsi della signora Kampf. Lei, con la mente, fantastica ipotizzando un giovane amante che pone le sue delicate labbra sulle proprie. In realtà è descritta come un fiore che avvizzisce… Antoinette e Miss Betty sono relegate nel ripostiglio. E il tempo scorre …
Il tempo viene scandito e fagocitato solo dai rintocchi del salone...vuoto. Suonano le 9, 10, 11, …. Nessun invitato. La signora Kampf ha l’onore di far accomodare sono Isabelle (cugina-insegnante nubile e pettegola). Nessuno, nessuno, nessuno si presenta al banchetto dove viene fatto sfoggio di tutta l’argenteria e di tutte le leccornie dei “borghesi”. Arriva a litigare anche col marito che … l’abbandona. La signora Kampf crede d’aver ricevuto un affronto dai membri dell’alta società.

Ma cosa è realmente accaduto?

“Il ballo”
di Irene Nemirovsky
Traduttore: M. Belardetti
Editore: Adelphi
Collana: Piccola biblioteca Adelphi
Edizione: 7
Anno edizione: 2005
Pagine: 83 p., Brossura

Articolo di Concetta Padula

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