I Viaggi di Dottor G. - Poesie di Gian Carlo Di Renzo - Illustrazioni di Spartaco Ripa

Scritto da  Ilaria Guidantoni Martedì, 06 Agosto 2013 

Istantanee di viaggio, quadri espositivi con una grande capacità iconopoietica che le illustrazioni sposano in grande armonia e con un tocco di ironia e leggerezza, rendendole cartoline di viaggio artistiche.

 

 

I Viaggi di
Dottor G.
Poesie di Gian Carlo Di Renzo
Illustrazioni di Spartaco Ripa
Albeggi Edizioni
Controverso
16,00 euro

 

 

 

 

 

Qualcosa ricorda nella suggestione il girovagare di Corto Maltese di Hugo Pratt, anche se qui la storia del Dottor G. la si percepisce appena, da quello che vede e che filtra. Lo sguardo è rivolto a quello che l’occhio vede anche se si avverte il sentire, il fluire delle sensazioni colte nell’attimo. Non è un caso che Gian Carlo Di Renzo non abbandoni il suo taccuino sul quale annota al volo quello che lo colpisce in giro per il mondo utilizzando poi il tragitto di ritorno, spesso lunghe ore in aereo, per mettere a fuoco l’immagine, da risistemare nel tempo.

 

Il poeta è ginecologo di professione, personaggio di successo e di respiro internazionale, ma anche musicista e scrittore, con una discreta produzione che ha anche ottenuto alcuni riconoscimenti. Il binomio parola immagine in questo caso non decorativa né didascalica ma specchio del testo stesso è affidata all’inventiva di Spartaco Ripa, illustratore, fumettista, pittore, autore di story board, di esperienza consolidata, anch’egli con una conoscenza del mondo francese, tedesco e spagnolo per il quale ha pubblicato. L’illustrazione è delicata, sfumata come un acquerello e l’inserimento del nostro autore come personaggio di carta, spesso contribuisce a rinsaldare il legame con i versi e a conferire un tocco ironico e vivace al nostro volo in giro per il mondo.

 

Viaggiatore almeno in gran parte per ragioni professionali, non dimentica mai di stupirsi Gian Carlo Di Renzo e si concentra sulle città, quasi sempre grandi città, in 16 affreschi. Sono versi liberi, in bilico tra la prosa e la poesia, con tratti spontanei alternati a momenti di grande ricercatezza linguistica. Si sente il ritmo del luogo, affiorando la conoscenza musicale, come se le parole diventassero suono. Nella composizione dedicata al Città del Messico, quasi una nota sgangherata, dà il senso del affollarsi di luci e colori, di suoni e rumori, di un brio appena venato di malinconia. L’esordio è con Verona città natale, quasi una lode e un componimento nel senso più classico, per arrivare al capolinea di Ushuaia, la città più a sud delle Americhe, alla fine del mondo abitato, dove l’ultimo faro si affaccia tra i ghiacci. Ci sono anche piccole note come in Luna araba, per la città di Doha, dove la luna è più preziosa del sole (aprendo così quasi distrattamente, un mondo di confronto tra il padre sole occidentale e la madre luna dell’Oriente con il suo calendario che gira nell’altro senso). Non sono paesaggi ma città, geografie antropizzate dove lo spazio dell’incontro sembra importante quanto la visione mentre sapori e profumi legano le pietre alla carne: è il vecchio che chiede un rublo di birra sulla Piazza Rossa di Mosca; o un amore clandestino che emette suoni lascivi e lascia spazio alla tenerezza di un motel; o ancora il succhiare una zuppa di noodle mentre si scrive col wifi-fi; l’insistenza di una proposta per un massaggio a Kiev; e gli sguardi taglienti indovinati sotto i burqa a Kabul; fino al limite di un treno che porta i dissidenti nel freddo sperduto del sud e torna vuoto come le loro anime.

 

Da leggere d’un fiato per lasciarsi incantare, strattonare e meravigliare come in un moderno Giro del mondo in 80 minuti e poi riprendere, rileggere, assaporare, tornando dove si è lasciato qualcosa da vedere o dove siamo già stati e sentiamo il bisogno di scoprire altro, come in un viaggio reale.

 

Articolo di Ilaria Guidantoni

 

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