"I tempi di Aldo Moro. Quando la politica era vocazione" di Luigi Ferlicchia

Scritto da  Martedì, 03 Giugno 2014 

Edito dalla Federazione dei Centri Studi “Aldo Moro e Renato Dell’Andro”


Un’esposizione complessa e completa della figura di Aldo Moro, la sua formazione, il suo pensiero, l’analisi psicologica dell’uomo visto attraverso le sue opere e gli amici, ma anche i nemici più vicini, nonché il suo operato politico e le sue linee di pensiero e, allo stesso tempo, un affresco imponente di un’epoca che è l’Italia di ieri e di oggi, dalla fine del Fascismo agli sgoccioli degli Anni ’70, spartiacque storico. Un testo di ampia lettura, anche per il suo formato non agevole, che invita ad una consultazione ponderata e insieme uno testo per storici e universitari. E’ una ricostruzione articolata, con dovizia di particolari e riferimenti documentari che resta in ogni caso anche una confessione di grande stima e un atto di amicizia da parte di chi è vissuto vicino allo statista pugliese. E’ l’occasione per ripercorrere anni cruciali, in lungo e in largo attraverso una figura di spicco, complessa e articolata, che oggi diventa più facilmente decifrabile grazie alla maturità dei tempi, allo stemperarsi della faziosità e all’evidenza che non tutto ci è stato raccontato per davvero.

Va dato atto a Luigi Ferlicchia di un lavoro monumentale e accorato nel quale si percepisce chiara la vicinanza con il protagonista. La lettura è impegnativa perché l’autore è costretto a seguire binari paralleli per spiegare, per allargare lo zoom e, come in tutti i libri di storia, ci sono capitoli nei quali si torna indietro oppure concetti e situazioni che si ripetono – ma in questo libro certamente repetita iuvant data la ricchezza della materia – per sfumare verso la fine come al tramonto il sole. In effetti anche se ci sono delle code al rapimento e all’omicidio del grande leader, la storia sembra arrestarsi e il procedere è meno lineare forse volutamente; i confini non sono nitidi: si inseriscono solo tinte accese per puntare il dito contro qualche approssimazione di troppo per usare un eufemismo e sottolineare la trascuratezza, i particolari surreali, grotteschi, se non fossero tragici, che hanno avvolto i giorni della prigionia; e ancora le indagini che ne sono seguite. Il tono del testo non è però inquisitorio, non mette mai l’ultima parola sugli avvenimenti, non procede per tesi, dichiara solo chiaramente da che parte sta l’autore e la profonda conoscenza e ammirazione per il soggetto del libro.


Gli spunti del libro sono tanti e ripercorrendone le pagine corro il rischio di offrire un riassunto del testo che non è lo scopo di un invito alla lettura. Mi limiterò pertanto a citare alcuni aspetti che mi hanno particolarmente colpito, a partire dalla sua formazione familiare e dall’imprinting che la famiglia in generale, soprattutto al sud, dà alla vita di ognuno di noi; inoltre la formazione religiosa e spirituale, prima francescana e poi domenicana che segnò profondamente la vita di Moro e che ci racconta un’epoca, impregnata dei valori cristiani e dedita a coltivare l’anima oltre che la mente, al di là dell’appartenenza religiosa. Poi c’è la carriera universitaria prima con la cattedra di Filosofia del diritto a Bari e poi di Penale a Roma, che non lascerà mai perché lo studio accompagna la coltivazione della mente come esercizio di disciplina e di passione, complementare alla politica. E’ singolare l’attaccamento forte al territorio, le origini tarantine e poi il trasferimento a Bari, quando la politica era vocazione e passione – come dice l’autore – e la prossimità un metodo di lavoro. Moro sembra non perdere mai la testa, uomo internazionale ma sempre austero, disciplinato, ligio tra la famiglia, la chiesa, la biblioteca, la cattedra. E’ la stagione della politica prima dei salotti romani che tutto hanno risucchiato, ma non è tanto un fatto temporale quanto di scelta, di piani. E ancora a chi si occupa del Mediterraneo colpisce in modo singolare la vocazione europea dalla parte del sud, che se fosse stata ascoltata avrebbe disegnato un altro equilibrio ben diverso con l’Italia maggiormente protagonista. In particolare si deve a Moro l’espressione di Mediterraneo quale ‘lago di pace’ prima degli Anni Sessanta, un’intuizione geniale. E ancora il libro consente di addentrarsi nelle sfumature superando quelle approssimazioni legate ai media e alle esigenze giornalistiche per cui il ‘compromesso storico’ esce dal testo di Ferlicchia ammorbidito e meno sbrigativo di come lo abbiamo sempre ascoltato. Moro si rivela uomo di grande finezza intellettuale e politica, un ingegnere delle strategie di governo, prima che un abile gestore, tanto antifascista, quanto anticomunista, anche se si è assunto maggiormente il primo ruolo, forse anche e solo per una divisione di compiti con gli altri compagni di partito e probabilmente perché il Fascismo lo aveva sofferto mentre il Comunismo era un orizzonte e non un’esperienza di vita.


Nell’insieme ne emerge una figura infaticabile, nelle giornate e negli anni che ha vissuto la politica come vocazione, ma per il quale la vocazione era politica, con il destino di impegnarsi per una società etica che si chiamasse famiglia o patria. Poco altro ha spazio anche se non emerge un uomo freddo, quanto schivo e riservato, di grande sensibilità spesso sofferenze della ‘cattiveria’ altrui e amareggiato in tanti momenti, con amici sinceri, ma anche profondamente solo, non sembra perché incapace di delegare, ma perché consapevole della propria responsabilità che non poteva cedere ad altri. Ma questo forse bisognerebbe chiederlo direttamente a Ferlicchia.


Per me e per quelli della mia generazione è un’occasione preziosa di approfondire qualcosa di un’epoca che abbiamo solo sfiorato e che al più è un ricordo di bambini, il racconto sentito a casa, ma non vissuto dal vero. Sarebbe interessante non una versione sintetica quanto asciugata nella forma e nel formato per poterlo diffondere e farlo conoscere come uno strumento non solo di divulgazione storica, ma di comprensione del nostro Paese. Oggi tanto più visto che siamo nell’anno berlingueriano ed è appena uscito un libro dedicato ad un’altra grade figura, Berlinguer rivoluzionario, che si sofferma attentamente sui rapporti tra i due protagonisti.


I tempi di Aldo Moro. Quando la politica era vocazione
di Luigi Ferlicchia
Edito dalla Federazione dei Centri Studi “Aldo Moro e Renato Dell’Andro”

Articolo di Ilaria Guidantoni

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