“Ho visto un rospo” di Wendy Holden

Scritto da  Lunedì, 14 Marzo 2016 

Romanzo di storie di ordinaria banalità e follia insieme, letteratura dichiaratamente da intrattenimento, per svagarsi e specchiarsi insieme nella quotidianità della società inglese, di scrittori in cerca di ispirazione, precariato lavorativo, famiglie improbabili. Una penna fluida che indugia nelle pagine per chi vuole gustare il tempo senza correre verso un traguardo.

E’ la quintessenza del romanzo, che non vuole insegnare, forse nemmeno far riflettere, ma raccontare per il piacere di narrare. La sua cifra migliore è un’ironia fatta di pungente autoironia, quella goffaggine che si prende gioco di se stessa e che racchiude molto dello spirito inglese, ovviamente in versione 2.0. Donne isteriche, mogli tradite, rapporti di coppia che non funzionano, figli che sono uno status symbol ma più un trofeo da esibire e nel quale rifugiare le proprie frustrazioni o un fastidio quando le cose non vanno come dovrebbero. C’è una nota che è tipicamente legata a quel contrasto tutto inglese tra bisogno di avanguardia e trasgressione non morbosa come quella francese, non allegra e plateale come quella americana, non cruda come quella tedesca o ancora contorta da psicoanalisi come quella austriaca. E’ una trasgressione più spensierata, composta, con qualche velo di nebbia che resta in cielo. Il racconto è spassoso e racconta con la scrittura il problema dell’ispirazione, del successo dei libri presso i lettori che chiedono sesso, un po’ di sangue e di soldi, storie d’amore e di potere, come quella che emerge, di piccoli sogni, talora meschini, della voglia di un buon matrimonio che in fondo, al di là degli usi e costumi, resta sempre la migliore soluzione della vita. Sembra un po’ come la democrazia, l’unico governo possibile per quanto imperfetto.

E’ la storia di Anna, lasciata da un bel fidanzato, bello e impossibile, che per lei resta solo impossibile e che naturalmente si sposa di lì a poco, facendole sentire tutta la sua inadeguatezza soprattutto in fatto di sex appeal che resta, vuoi o non vuoi, sempre al centro di una storia sentimentale. Ecco che diventa, senza soldi in tasca e con la voglia di scrivere aspirando ad uno dei mestieri più diffusi e in crisi del momento – si pubblicano sempre più libri, tutti diventano scrittori, ma si legge sempre meno – la babysitter di tale Cassandra, scrittrice messa all’angolo da un vuoto di ispirazione dopo un successo poco meritato per libri erotici, disinteressata paradossalmente al sesso, ma ossessionata dallo stesso; frustrata da un marito anch’egli in cerca di visibilità e soldi come musicista che la tradisce e che alla fine esce alla ribalta. Pur assumendo Anna come assistente e cogliendola nel suo punto debole, la possibilità di occuparsi di scrittura forse come ghost writer, di fatto la “usa” gettandole addosso tutte le proprie frustrazioni, come domestica e “guardiana” di un figlio del quale magnifica l’intelligenza ma che di fatto è un caratteriale. Senza svelare troppo, su consiglio malizioso di un’amica Anna parte alla ricerca di un riscatto, del matrimonio come sistemazione incappando in una situazione ancora peggiore ma l’amore prima o poi arriva e sembra almeno coronare i sogni. Puro svago, con brio e qualche lungaggine di troppo. Ma certamente un manuale di successo per il pubblico: un libro che racconta attraverso la storia narrata il mondo della lettura e dei desideri di oggi.

Ho visto un rospo
di Wendy Holden
Salani Editore, Maggio 2004
14,00 euro

Articolo di Ilaria Guidantoni

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