"Funny girl" di Nick Hornby

Scritto da  Caterina Bonetti Giovedì, 22 Gennaio 2015 

Ospedali? Feste di beneficenza? Per un anno intero? Ma che cosa credeva? La zia Marie le aveva detto delle inaugurazioni di negozi e delle luci di Natale, ma lei non aveva pensato che la gente ci sarebbe rimasta male se fosse scomparsa nel nulla, e non aveva pensato che sarebbe stata Miss Blackpool per altri trecentosessantaquattro giorni. In quel momento capì di non voler essere Miss Blackpool neanche per un’ora.
«Dove va?» chiese Len.
«Dove vai?» le chiese suo padre.
Quindici minuti dopo, la seconda classificata, Sheila Jenkinson, una spilungona di Skelmersdale rossa di capelli e un po’ addormentata, aveva in testa la tiara, e Barbara e suo padre erano in taxi e stavano tornando a casa. La settimana dopo, Barbara partì per Londra.

Barbara è una giovane e bella ragazza di Blackpool. Abbandonata dalla madre quando ancora era bambina, vive con il padre e le zie nella cittadina di provincia da cui sogna di scappare per “diventare qualcuno” nella Londra degli anni Sessanta. Il nuovo romanzo di Nick Hornby (celebrato autore di Febbre a 90' e Alta fedeltà) inizia con un'apparente conquista: Barbara vince il titolo di miss Blackpool e riscuote il plauso di tutta la cittadina. Quello che potrebbe essere un traguardo, l'inizio di una vita di comoda e domestica notorietà, si trasforma invece nel punto di partenza per un percorso di emancipazione dai clichés piccolo borghesi e dal “sogno” femminile degli anni Cinquanta. Funny Girl è infatti il racconto della scalata verso il successo di una giovane donna, ma allo stesso tempo l'affresco brillante di un'epoca di transizione e forte cambiamento: dal passaggio – per alcuni sofferto – dalla radio alla televisione, al cambiamento delle mode nel vestire, nel divertirsi, nell'arredare la casa, nella musica, nei costumi.

Barbara arriva a Londra carica di aspettative e ingenuità: la vittima perfetta per una città in ascesa, pronta a inghiottire nel vortice della mediocrità le bellezze di provincia. La sua vita invece (più per mano del Caos, che per merito personale) cambia corso; così Barbara diventa Sophie e poco a poco si trasforma, cambia accento, cambia casa e stile di vita. Sophie però non è la Swinging London. Sophie osserva, è testimone - a volte entusiasta a volte molto diffidente - di un mutamento radicale di cui riesce ad essere solo in parte protagonista. Il suo personaggio, la sua esistenza, il suo mondo di affetti sono a metà strada fra un passato da cui emanciparsi e un futuro di cui, a tratti, non si colgono fino in fondo i meccanismi e che il mondo dello spettacolo, di cui fa parte, deve costantemente inseguire per non cadere nell'oblio.

Forse Hornby non riesce in questo romanzo a mantenere costantemente alta la tensione narrativa come nelle sue opere più riuscite, forse il racconto in alcune sue parti pecca per eccesso di “rivoli narrativi” da seguire, di personaggi da plasmare e a cui dare anima, ma si tratta della sola critica possibile nei confronti di un libro che non smette comunque, in nessun momento, di dialogare con il lettore, di tenere vivo il suo desiderio di lettura, quasi per accompagnare Sophie verso una meta di cui non si conosce la collocazione.

Funny Girl parla di una ragazza che sogna di diventare attrice comica, ma è un libro che di comico ha davvero poco. Riflessione agrodolce sui percorsi della vita, che accomunano star e gente comune, il romanzo si connota, pur con le sue complessità, come un atto di speranza e fiducia nelle possibilità della vita, nell'apparentemente incomprensibile azione generatrice del Caos.

"Funny girl" di Nick Hornby
2014, 373 p., brossura
Guanda (collana Narratori della Fenice)

Articolo di Caterina Bonetti

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