“Foschia” di Anna Luisa Pignatelli

Scritto da  Concetta Padula Domenica, 03 Febbraio 2019 

“Solo la semplicità e la verità possono portare alla bellezza”, aggiunse poi meditabondo.

Il romanzo “Foschia” di A. L. Pignatelli è ambientato in Toscana, una delle regioni d’Italia più belle per i propri scorci paesaggistici e il vasto patrimonio artistico e culturale.

 

In Toscana, i borghi ameni e solitari sono circondati da lunghe distese di vigne che di tanto in tanto cedono il posto agli uliveti. La maestosità, la grandezza degli alberi d’ulivo si contrappone al corpo giovane e fresco di Marta, fanciulla ingenua e inesperta di fronte alle scelte e vicissitudini della propria vita. Marta ha un carattere indomito e ribelle, simile ai grappoli d’uva che ancora acerbi vengono accarezzati dalla “mano” esperta del sole. I rami delle piante secolari si insinuano nel plumbeo cielo di Lupaia, nel ridente luogo sconosciuto e frequentato solo da vecchi pastori, ed è qui che si svolge la prima parte della storia. In un triangolo di personaggi e forti emozioni: Marta (ancora adolescente), Teresa (la madre) e Lapo (il padre). Marta è affascinata, si sente sedotta dalla forte personalità paterna che la conduce sempre con sé a vedere famosi dipinti rinascimentali custoditi in vecchie chiese o polverosi edifici. Lapo, uomo ambizioso e senza scrupoli, è un professore d’arte che durante la propria esistenza arriva ad essere apprezzato per i propri successi professionali ma quando giunge il momento di gustare, assaporare la vittoria si trova ad essere un uomo solo, senza amici e senza famiglia. Un uomo che ha fatto terra bruciata intorno a se stesso.

Teresa è una madre sui generis, è più una presenza astratta (come i suoi dipinti) che si aggira per il podere malinconica e sottomessa alla vita, alle circostanze, al marito. Lapo la definisce un’inetta perché non è in grado neppure di svolgere le incombenze domestiche, a questo ci pensa Marta e l’inserviente Gesuina.

Teresa è chiusa nel proprio mondo come un baco da seta nel suo bozzolo, vive una dimensione parallela che la porterà più volte a toccare le soglie della follia, riuscendo un giorno a sentirsi “libera”. Marta non segue in destino mediocre del fratello Antonio che a stento è riuscito a laurearsi per poi impiegarsi in banca. Lei è diversa, lei è un’artista. Lei è una persona che si lascia trascinare, avvolgere, guidare da forti emozioni.
È un’adolescente schivata per il suo fare pretenzioso ma anche perché, come una donna giovane, ha fatto ruotare la propria vita intorno a quella del padre in modo malsano. Lungo tutto il corso del libro è tenuto sempre vivo e acceso il mito di Ghismonda.

Quando Teresa scompare dalla scena, Marta pensa di poter avanzare la pretesa di ergersi a complice e amante di Lapo, ma non sarà così. Lapo farà emergere tutta la sua pochezza presentando ai figli Dora e Clotilde e facendoli traslocare nella fortezza di Torre al Salto.
Egli, succube del denaro, avviluppato dai fiumi dell’alcol arriverà a mostrare a Marta tutto il lato “bestiale” della sua personalità. Questo provocherà il fatale punto di rottura tra padre e figlia, già screziato a causa dei diversi segreti di Lapo.
Marta vola via, nel continente delle nuove possibilità dove riesce ad emergere e a trovare se stessa in campo professionale, mentre in ambito personale conserverà sempre la propria fragilità dando alla luce Penelope, da padre semi-sconosciuto.

La Pignatelli scandaglia nel profondo l’animo umano e, con grande maestria e semplicità riesce a toccare le corde del proibito, a farle vibrare sino a creare una melodia che a fine romanzo acquista la propria armonia. La legge della sopravvivenza alcune volte s’intreccia con la legge del “bello” artistico sino a sfociare nel mare del “bello” morale, estirpando per sempre la gramigna dei rapporti malsani e incestuosi.

Foschia
di Anna Luisa Pignatelli
Fazi Editore

Articolo di Concetta Padula

TOP