Il Festival Pucciniano fra lirica e politica. Presentazione di "Un bel dì vedremo" di Niclo Vitelli

Scritto da  Domenica, 11 Settembre 2016 

Il libro ripercorre la storia di Viareggio dagli Settanta ad oggi e propone una lettura inedita della crisi della città versiliese, con un auspicio per la rinascita e riaffermazione di un Festival di Puccini di levatura internazionale. Un libro controcorrente, autocritico in certo modo, con il coraggio di essere antisistema, quello della politica locale che ha emarginato un personaggio della cultura come Giacomo Puccini, letto superficialmente come personaggio da intrattenimento. Una critica e nel caso dell’autore quasi un’autocritica politica.

Lunedì 25 luglio scorso al Gran Caffè Margherita, sulla Passeggiata di Viareggio (luogo del libro tra l’altro), la presentazione del volume di Niclo VitelliUn bel dì vedremo, Il Festival di Giacomo Puccini. Cronaca di un’incompiuta, prima di una serie di appuntamenti a cominciare da quella nello storico Bar Fappani sulla Passeggiata a mare. Oltre all’autore, erano presenti Franco Camarlinghi, editorialista del “Corriere Fiorentino”, il critico musicale Alberto Paloscia, il maestro Delfo Menicucci, docente di canto al Conservatorio “Verdi” di Milano e il giornalista Umberto Guidi. Alla presentazione era presente anche l’ultima erede, Simonetta Puccini che ha letto lo stralcio di un’intervista del 1919 nel quale il nonno preconizzava la fame di Viareggio ma anche la preoccupazione che ad esempio la sua pineta fosse distrutta. Inoltre evidenziava la vocazione culturale di questa città auspicando la nascita di un teatro nazionale che mai poi è stato realizzato e mettendola a confronto con Charlottenburg, la città sulla Sprea, oggi quartiere di Berlino. Nelle parole di Puccini trasuda tutto il suo amore e l’incanto per una città unica al mondo con la sua passeggiata lungomare e la suggestione delle Alpi Apuane sullo sfondo. Qualcosa in effetti di questo sogno è stato realizzato con il Festival Pucciniano dal 1979 al 1985, proprio sotto la direzione di Niclo Vitelli, autore del libro, con una coda fino agli anni Novanta del Novecento. In effetti questa manifestazione è stata antesignana di altri appuntamenti lirici. Per il resto il Festival ha continuato a vivacchiare ma né Viareggio né l’Italia, com’è emerso dalla discussione durante la presentazione del libro, hanno colto l’opportunità e reso omaggio a un grande drammaturgo, prima che compositore lirico e musicista, considerandolo quale musica da intrattenimento.

Il libro appare rivoluzionario per il fatto che rappresenta una critica lucida e sofferta alla politica anche quella del Partito comunista del quale Vitelli è stato per altro dirigente: solo che la visione rigida e un po’ ottusa del realismo socialista ha fatto bollare Puccini come musica da intrattenimento ed è stato difficile riabilitarlo nell’immaginario politico eppure Giacomo Puccini a Milano divideva una stanza con Mascagni, rinunciando talora ad un pasto per permettersi le lezioni di musica ed è stato colui che ha aperto la musica al popolo, inserendo ad esempio una canzone popolare in una romanza. E’ vero che amava le cose belle, le donne e la caccia in primis ma forse solo burocrati abituati a servirsi delle cose e delle persone invece di essere al loro servizio non hanno saputo leggere oltre l’immagine un personaggio importante. Puccini d’altronde è stato una riscoperta tardiva anche per l’ambiente musicale se si pensa che a Firenze per decenni si è eseguito soprattutto Verdi invece dei toscani.
“Nel libro sostengo che il Festival Puccini, degno di tale nome, si è cercato di realizzarlo solo nel settennio 1979-1985, con una coda che si è allungata fino al 1990. Sono gli anni della presenza dei musicisti Sylvano Bussotti e di Lorenzo Ferrero impegnati nella direzione artistica e poi a seguire di Luciano Alberti e di Renzo Giacchieri. Prima e dopo tale periodo, il Festival come tale, non è mai esistito: prima semplice stagione lirica dopo, come Fondazione, il Festival Puccini si è allontanato dall’idea originaria finendo per assomigliare alle tantissime stagioni liriche minori”. Così scrive Vitelli, che propone ai lettori un racconto attuale e documentato dell’incapacità di dare spessore e futuro al progetto di un Festival Pucciniano di livello internazionale, come internazionale è oggi più che mai la fama del compositore, celebrato dal Nicaragua a Taiwan. Come recita la prefazione di Franco Camarlinghi, il volume è “un affresco denso di colori, di persone, di vita di una città, di un luogo, di una comunità” che si pone un fine ben preciso, quello di rilanciare il dibattito sulla necessità di portare a compimento l’incompiuta del Festival.

Il libro raccoglie un lavoro di documentazione articolata e preziosa che l’autore ha in larga parte vissuto in prima persona e che pertanto appare anche un diario di bordo, talora una denuncia, che non fa sconti a nessuno, forse nemmeno a se stesso.

Il testo rappresenta un capitolo importante di storia locale con l’ambizione di non essere localistica perché la vicenda del mancato festival a Viareggio, dove il compositore avrebbe voluto la costruzione di un teatro adeguato e non già a Torre del Lago, racconta i drammi dell’Italietta sempre imbrigliata nelle beghe di partito, oltre che la vicenda del Partito Comunista viareggino nella fattispecie con spinte anarchiche e radicali, legate all’istanza stalinista che ne hanno penalizzato la lungimiranza, lo sguardo libero, il respiro ampio sacrificando la cultura alla politica. Un rigorismo che poi non si è rivelato un vero rigore soprattutto nell’ultima stagione. Da queste parti “non c’era spazio per un’autonomia di giudizio e di critica, per un ruolo indipendente della cultura e degli intellettuali dalla politica.”

E’ come se questo testo fosse un esercizio di scuola ma sul campo di come i problemi politici e organizzativi della vita pubblica soffochino qualsiasi ambizione culturale nonché di sviluppo territoriale. In questo ciclone dal 1946, con il rinato Premio letterario Viareggio – fondato da Leonida Repaci - fino ad oggi, ne ha fatto le spese in particolare la musica di Puccini, un’occasione mancata per la città. D’altronde, come accennato, l’Italia intera ne è stata privata e forse, come giustamente sottolinea l’autore, il problema è anche la necessità di una riforma degli “affari musicali” a partire dall’educazione nelle scuole e negli istituti appositi.

Il secondo livello concerne l’affresco che emerge di Viareggio, città dalla grandi opportunità non sfruttate e dalle occasioni mancate, fatta eccezione per il Carnevale, da sempre sostenuto dal PCI per la sua veste popolare, per la categoria dei lavoratori di carta pesta che stanno dietro le quinte dei carri. E’ ad esempio la città che inventò le serate della canzone italiana ma fu Sanremo a realizzarne il festival di impatto nazionale ed internazionale.

Da sottolineare il corredo di note di grande approfondimento che disegnano un mosaico di ritratti di politici, intellettuali, artisti che a vario titolo sono stati legati a Viareggio.

Niclo Vitelli – nato nel 1954 - è stato segretario della Federazione versiliese del Pci, consigliere comunale e assessore a Viareggio, presidente del Festival Pucciniano negli anni Ottanta e successivamente ha fatto parte del Consiglio di Indirizzo della Fondazione Festival Puccini di Torre del Lago. Capogruppo del Pci al comune di Seravezza e consigliere all’Associazione Intercomunale Versilia, dirigente alle relazioni industriali al cantiere navale SEC di Viareggio, responsabile del CTL di Legacoop nella provincia di Lucca, responsabile regionale di Lega Pesca e attualmente responsabile politiche concertative di Legacoop Toscana. Vive a Piano di Conca, nel Comune di Massarosa e lavora a Firenze.

Articolo di Ilaria Guidantoni

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