“L’età della febbre” a cura di Christian Raimo e Alessandro Gazoia

Scritto da  Sabato, 19 Settembre 2015 

I giovani scrittori non sono il futuro della letteratura italiana. I giovani scrittori esprimono già ora il loro potenziale accompagnandoci, come speleologi, nei sotterranei di un presente difficile da definire e ancor più da interpretare. Con la raccolta di racconti L'età della febbre Cristian Raimo e Alessandro Gazoia, curatori e autori della nota introduttiva, hanno deciso di confrontarsi con la nuova produzione letteraria italiana attraverso undici voci di narratori under 40. Un percorso d'indagine sul contemporaneo che si pone in continuità con l'antologia La qualità dell'aria, edita nel 2004 sempre da Minumum Fax, e che mostra l'attenzione costante della casa editrice per il racconto del nostro tempo inteso non solo come indagine sul presente, ma come viva testimonianza di un'epoca attraverso gli sguardi di chi la anima. Uno scorcio in diretta che offre al lettore la possibilità di entrare, senza analisi interposte, in un mondo spesso incomprensibile per i suoi costanti mutamenti. Una realtà indefinibile, ma narrabile. Afferrabile a tratti, ma solo a patto di abbandonare la logica della spiegazione univoca.

Non possiamo infatti individuare un tema chiave dell'antologia ed è difficile tratteggiare il filo rosso che lega questi racconti (intervallati dalla surreale graphic novel di Manuele Fior, I giorni della merla) così eterogenei per contenuti e stile, ma questo non ci esime dal cercare di descrivere i tratti di quello che, a tutti gli effetti, potrebbe essere definito come il nuovo canone italiano contemporaneo. Ciò che di certo non troviamo rappresentato nella raccolta è quel lamentoso stereotipo generazionale così di frequente sbandierato dai media quale icona del giovane d’oggi. Dalle pagine emerge una chiara consapevolezza dei limiti della società contemporanea, lontana però tanto dalla rassegnazione quanto dalla denuncia fine a sè stessa. La rivolta di Emmanuela Carbè, che fa del suo Alta marea una distopia della quale è impossibile non riscontrare le radici nel nostro presente, non è praticata nei fatti, ma suggerita al lettore dalle emozioni suscitate dalla lettura. Si tratta di una rivolta nei confronti della società, ma anche verso una vita che non appaga, che ha perso di significato – come nel racconto Un posto nel mondo di Rossella Milone – verso un destino che pare confezionato in modo da non permettere all'individuo di poterne uscire, di variare sé stesso. L'alternativa è possibile, ma rischiosa o, in alcuni casi, addirittura apocalittica, come nelle pagine del racconto Il casco verde di Paolo Sortino, capace di trasmettere orrore e tenerezza, violenza e pietà, in uno scenario di alienazione collettiva dai tratti fantascientifici.

La rivolta non è tuttavia il solo macro tema identificabile nella raccolta. L'ambiguità del reale, il costante mescolarsi di sentimenti contrastanti e di realtà che, con senso comune, quotidianamente definiamo “male” e “bene” giocano un ruolo portante. Lo vediamo nei racconti della malattia, che unisce in una comunione di pietosi sentimenti, riallaccia legami che sembravano perduti, ma al contempo allontana creando spazi d'incomprensione incolmabili fra chi vive il male e chi, pur cercando di comprenderlo, prova con dolore tutti i limiti dell'umana empatia, come accade ne Il prodotto interno lordo di Giuseppe Zucco o in Quel sollievo di Vincenzo Latronico. E ancora l'ambiguità torna nelle relazioni, mai definibili in modo chiaro (Le cose che lui ha fatto per arrivare a te di Violetta Bellocchio), mai risolte – a maggior ragione se “parliamo d'amore” (Emma & Cleo di Vanni Santoni) – relazioni che spesso si giocano in contesti di marginalità dove l'individuo deve portare avanti non solo il peso dei rapporti, ma anche la titanica impresa della costruzione e difesa del proprio sé. È ciò che avviene, ad esempio, nel racconto Cleopatra va in prigione di Claudia Durastanti, scrittrice capace di creare infiniti correlativi oggettivi nelle sue paratattiche descrizioni e di farli interagire con i personaggi fino a rendere figure e spazio una nota sola in un dettato sentimentale mai del tutto esplicitato. Sensazioni che si appiccicano addosso al lettore, che si trasformano in esperienze di suoni, odori, rumori, come nel caso di Television version di Antonella Lattanzi. Un racconto di struggente, ma disperata speranza in un paesaggio metropolitano dall'aria di paese. Il contesto è un altro aspetto importante di questi racconti: siamo in Italia, ma la narrazione è universalizzata. Il tempo si “respira” e “annusa”, ma non è databile. L'età della febbre parla di un'Italia europea e mondiale, di un tempo presente che però sembra avere nostalgia di un passato mai vissuto veramente e paura di un domani giudicante. L'aria però è di casa. Le sensazioni sono quelle che viviamo oggi. E non ci sono certezze, se non l'incessante lontananza di una felicità esperibile ma non duratura e la morte, elementi spesso legati. Siamo però molto distanti dalla tradizionale retorica del binomio amore/morte, distanti dalla retorica in genere.

L'età della febbre propone scrittori anagraficamente giovani, ma stilisticamente maturi, caratterizzati da una prosa sicura e, pur nelle grandi differenze di “penna”, in nessun caso caratterizzata da tratti di compiaciuto e ostentato giovanilismo. Non sono i racconti “scandalosi” che una certa critica vorrebbe ascrivere alla produzione di ogni under 40. Racconti senza genere.
Se qualcosa, nello stile, può assurgere a tratto comune, questo qualcosa potrebbe essere una tendenza verso un nuovo tipo di sincerità, lontana dalla confessione stereotipata, lontana dal sentimentalismo costruito a tavolino e, allo stesso tempo, anche dalla cronaca asettica dei fatti. Ciò che non manca in questi racconti è la forza di un'onestà intellettuale difesa in quanto bene essenziale. Un tentativo – fra clamori e sensazionalismi – di stupire il lettore con una sincera rappresentazione emotiva del reale. E il risultato sembra dar loro ragione.

“L’età della febbre”
a cura di Christian Raimo e Alessandro Gazoia
minimum fax, 2015
pp. 329, 16 €

Articolo di Caterina Bonetti

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