“Égypte51” di Yasmine Khlat

Scritto da  Domenica, 17 Marzo 2019 

Una ventata di vita, dove il cuore batte, anche se il mondo intorno crolla: una storia d’amore che attraversa due generazioni sullo sfondo di un Egitto sull’orlo del baratro in occasione della nazionalizzazione del Canale del Suez.

 

Un libro di grande leggerezza anche se non leggero e con una forte vena di malinconia che lo attraversa, senza mai perdere il senso della speranza interiore, del valore della vita riposto, al di là di tutto, nel battito del cuore per un amore. Scritto come un romanzo romantico eppure di grande modernità, la narrazione è racchiusa in una corrispondenza. La lettera scritta diventa il filo conduttore del dialogo tra i due protagonisti della prima parte del libro che dopo tante reticenze da parte di lei diverranno marito e moglie, qualche lettera di quest’ultima ad un’amica lontana, quindi la corrispondenza del figlio, ormai orfano, con una vicina di casa, una tenera amicizia che stenta a diventare amore per la paura e il pudore di entrambi malati, feriti dalla guerra, nel corpo e nell’anima, tra miseria e precarietà. Una lunga storia d’amore in un medi oriente sull’orlo del precipizio. L’aspetto forse più interessante è proprio l’affresco e il rapido mutare, precipitare della situazione nell’Egitto che vede la nazionalizzazione del Canale di Suez nel 1956, quindi il rovesciamento del re Faruk, l’ascesa di Nasser, l’intervento degli Israeliani, quindi dei Francesi e Inglesi per contenere il primo, che provoca l’Urss…e il popolo che ne fa le spese, in una spirale di violenza che toglie lavoro e futuro. La prima parte è anche un quadro di paesi in bilico tra un passato coloniale, ancora presente, un’alta borghesia che vive in enclave e nei circoli, ancora in stile Belle époque e un popolo in sospeso tra l’aspirazione al nuovo e il rischio di essere nuovamente travolto.
Siamo nel 1951 e il protagonista, Stéphane, medico psicanalista, si è innamorato di Mia, fragile creatura, con una vocazione artistica, di famiglia benestante con un padre giornalista, durante un soggiorno in Egitto. Le città presenti sono il Cairo, caotica e affascinante capitale, luogo di stratificazioni millenarie e sempre in ebollizione e la piccola Ismaïlia, piccola città affacciata sul Canale di Suez.
Ma c’è Parigi lontana che resta sempre un riferimento per il medi oriente, un mito e il Libano che diventa un rifugio.
Interessante, attraverso la storia dei due protagonisti, il confronto con la diversità, due persone cristiane impregnate di cultura francese e francofona in un ambiente a prevalenza musulmana e arabo-inglese dal punto di vista linguistico che nella seconda generazione diventa un confronto interno alla coppia. Si evidenzia come prima di interessi economici le differenze non rappresentano un problema come il compagno di Stéphane Abd el Hay, collega medico egiziano.

Yasmine Khlat è un’autrice egiziana nata a Ismaïlianel 1959, cresciuta in Libano e residente in Francia che proprio attraverso la scrittura ha ritrovato la serenità. Vive a Parigi dal 1986 dove si è dedicata al cinema per poi consacrarsi alla letteratura: ha pubblicato novelle, interviste con artisti e romanzi con le edizioni Seuil come Le Désespoir est un péché (Prix des cinq continents de la Francophonie 2001), Partition libre pour Isabelle e Le Diamantaire.

Égypte 51
Roman
Elyzad éditions
Tunis, 2019
pp. 152
16,50 euro

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