“L'effacement” di Samir Toumi

Scritto da  Domenica, 26 Marzo 2017 

È appena uscito il romanzo in francese dell'algerino Samir Toumi, scrittore non di professione, che ci aveva già sorpreso con Alger, le cri - recensito su questo spazio - per la sua incisività, eleganza di prosa, comune a tanta letteratura algerina francofona, e uno stupefacente rispecchiamento tra interiore ed esteriore, vissuto psicologico al limite del surreale e destino di una città e di una nazione. Come se essere algerini o essere di Algeri non fosse una condizione qualsiasi o una circostanza contestuale quanto una cifra del proprio Dna dal quale non si può sfuggire. Algeri è una ferita dell'anima alla quale non si può rinunciare come del resto ad un grande amore e per chi non conosce questa città e la storia del popolo algerino è difficile da capire.

 

Il romanzo prende avvio da una condizione meramente individuale e traccia un percorso psicologico fino ai limiti della follia del delirio e del sogno dove reale e virtuale si scambiano diventandone, ora l’incubo, ora la cura al male di vivere. La follia dell'essere straniero a se stessi, che ricorda Camus, diventa anche l'unica possibilità per viceré o sopravvivere. Il viaggio interiore che compie il protagonista ha un parallelo nel viaggio reale da Algeri ad Orano - non a caso la città dov’è cresciuto Camus - zona di confine e di lacerazioni ma anche di evasione, tanto che lo psichiatra lo mette sull’avviso della possibilità del manifestarsi di “cose strane”.
L’inizio della storia cade nel giorno del quarantaquattresimo compleanno del protagonista che assiste ad una cancellazione letteralmente, stando al titolo, del proprio viso che non riesce più a scorgere nello specchio realizzando però di esserci ancora tutto intero, potendo visualizzare il resto del corpo. La rara malattia – che forse poi rara non è – è evidentemente una sindrome psicologica-psicotica che nel corso del racconto diventa sempre più frequente, annullando progressivamente la coscienza e dando luogo ad episodi violenti del quale poi il giovane non ricorda più nulla, in un delirio progressivo. Disorientato da quanto gli sta capitando si reca da un terapeuta, il Docteur B. – che non a caso non ha un nome - che diventa in qualche modo un suo nemico interiore fino al triste epilogo tra sogno e realtà. La simbologia è complessa ed evidente ma non a tesi, né toglie il respiro leggero e avvincente di quello che è e resta a tutti gli effetti un romanzo. Impossibile non pensare a Uno, nessuno e centomila di Luigi Pirandello, alla metafora del volto specchio dell’anima – nel romanzo dello scrittore siciliano era il naso l’oggetto del contendere ed una sua improvvisa asimmetria riscontrata – e di come un’irregolarità che mette in crisi il nostro vivere sociale diventi lo stimolo ad una ricerca profonda del sé per condurci fino alla follia, dove la pazzia reale o presunta dagli altri accoglie spesso un’altra verità non meno valida di quella del consenso, che talora può rappresentare addirittura un rifugio. Il nostro protagonista infatti coglie l’occasione per rileggere ed analizzare l’infanzia e i rapporti complessi con la famiglia ma soprattutto con la figura del padre, grande moujahidine valoroso, combattente nella Guerra d’Indipendenza Algerina e allo stesso tempo presenza ingombrante; ma e alla fine unica tenera vicinanza con la quale si riconcilia sebbene sotto forma un fantasma, che ricorda per alcuni aspetti la figura della madre in Woody Allen perché sembra più introiettata che superata o metabolizzata realmente.
Secondo certa critica è difficile non pensare a La Moustache, uno dei primi romanzi d’Emmanuel Carrère, leggendo il racconto fantastico di Samir Toumi, dal quale nel 2005 è stato tratto un film con Vincent Lindon ed Emmanuelle Devos, distribuito in Italia con il titolo de “L’amore sospetto”.
Il narratore di Toumi infatti è vittima di questa prima “cancellazione” dopo poco tempo dalla morte del padre che probabilmente apre in lui un vuoto e il bisogno di risalire al groviglio della famiglia – una madre che scopre tradita e senza nulla svelare, l’incontro con l’amante del padre creerà non poco turbamento – e allo stesso tempo della patria, della storia della liberazione algerina, una cicatrice che sanguina ancora presso gli Algerini. Un bisogno dunque duplice di rileggere la storia, personale e del proprio Paese doppiamente intrecciati dalla figura del padre in questo caso come in molti casi per altro. L’Algeria si è trovata infatti a fare i conti con un’eredità difficile da cancellare e proprio quando si assiste ad un fenomeno di evanescenza, l’io è spinto al coraggio di ridisegnare i contorni del sé che scoprirà legati alle dinamiche familiari e a quelli di tutta la comunità. Il romanzo di formazione, psicologico, diventa a mio parere anche il ritratto di una generazione che proprio in questi anni sta facendo i conti con la storia, post coloniale e con la più recente guerra civile degli anni Novanta, la cosiddetta decennie noire, alla quale però il libro non fa cenno. Evidentemente il terrorismo è troppo legato alla cronaca ancora per poter dar respiro ad un romanzo che conserva tutto il sapore dell’analisi intimistica. Alla fine della mia lettura, che anche fuori del contesto algerino, resta pregevole per l’originalità del taglio e la capacità di scavo psicologico, non privo di una nota ironica, ho trovato la chiave e ho riletto con occhi nuovi la dedica che l’autore che ho incontrato a Tunisi – dove ha vissuto un periodo e dove ha presentato di recente il uso libro – mi ha scritto citando il proprio romanzo come un argomento della storia dell’Algeria.

L'effacement
Roman
Samir Toumi
Barzakh éditions
Alger 2016, 216 p.
17,00 €

Articolo di Ilaria Guidantoni

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