“E io distruggo la scuola” di Beppe Forti

Scritto da  Concetta Padula Mercoledì, 05 Luglio 2017 

Perché l’hai fatto?” gli chiese lei seria.
Me lo sto chiedendo anch’io. Per noia forse, per ribellione, o per vendicarmi perché non mi avevano ammesso agli esami…o magari solo perché sono scemo.

 

Quando si è adolescenti si vive in un turbinio di emozioni, tutte amplificate e tutte accomunate dalla voglia di ribellione, di spaccare tutto, di essere unici e di vivere da soli al centro del mondo. Carlo, il protagonista del libro: “E io distruggo la scuola” di Beppe Forti, è un ragazzo che odia le imposizioni, le regole sia in casa e sia a scuola. Fa della trasgressione il proprio modello di vita, ama il ruolo di bad boy e cerca in tutti i modi di conquistarsi, nell’ambiente in cui vive, la popolarità. Vuole essere additato, riconosciuto per strada anche se ha conquistato il rispetto di due ragazzi soltanto: Gianni e Enrico.

Il libro si apre con un’assemblea di classe nella quale tutto il corpo docente si schiera per non ammettere Carlo agli esami di terza media e con lui anche i suoi fidati amici; oltre al mancato impegno durante l’anno scolastico, il comportamento risulta essere il vero deterrente. Solo il docente di musica e quello di educazione fisica sono disposti a concedere un voto che va sopra la sufficienza. La musica, l’amore per la chitarra che gli è stato inculcato dal nonno durante gli anni d’infanzia è l’unico toccasana per Carlo nei momenti di sconforto, di noia e di rabbia.

Il terzetto, sospettando l’esito negativo dei quadri scolastici, decide di intrufolarsi di notte nella scuola e di distruggerla, senza però tener conto delle telecamere di sorveglianza della vicina officina meccanica. Quando la bravata viene alla luce, essendo minorenni, il giudice obbliga i genitori di risarcire la scuola dei danni subiti, ai ragazzi di non frequentarsi più e di “recuperare” il proprio comportamento prestando assistenza agli anziani della casa di riposo; a Carlo è toccata la “Giorni Sereni” di Don Roberto.

L’apatia del giovane poi lascerà il posto ai battiti del primo amore (tra Carlo e Benedetta), accumunati anche dalla dolce melodia della musica. Un altr anti-eroe (l’operatore Nicola) ci mostrerà il lato più brutto e gretto dell’animo umano: scherzare, deridere e trattare in malo modo gli anziani. Chi sarà, alla fine del romanzo il vero bad boy? Carlo riuscirà a riabilitare il proprio nome, diventerà un good boy?

Quella che ci propone Beppe Forti è una storia fresca, gioviale e soprattutto non scontata: paideutica. Tutti nella vita possono conquistarsi, con impegno coraggio e determinazione, una seconda chance, basta solo sapersi circondare di persone giuste, positive e poi…credere in se stessi, bramare con tutte le proprie forze il cambiamento.

La fede cos’è? La fede non è descritta in forma pedante, è una continua ricerca e crescita interiore. Don Roberto una volta gettato il seme dell’esempio tra coetanei, aspetta. Aspetta perché ogni fiore sboccia in particolari condizioni. Ogni fiore conserva il proprio delicato profumo che contagia il vicino e riempie l’aria con la sua fragranza.

E io distruggo la scuola
di Beppe Forti
Editore Il Rubino


Articolo di Concetta Padula

 

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