“Du côté de chez Swann” di Marcel Proust

Scritto da  Mercoledì, 07 Settembre 2016 

Un testo imperdibile anche per quello che ha rappresentato sebbene richieda una lettura lenta come il suo incedere e lo scorrere di una storia fatta di minuzie e non di intrecci. Ma nel tempo, anche in quello della lettura, è concentrato gran parte del significato del testo. La memoria e il tempo, la dimensione dell’interiorità come vissuto psicologico più che stato di coscienza fa ingresso nel romanzo cambiandone i connotati e assottigliando la demarcazione tra sonno-sogno e veglia-realtà. Di grande bellezza stilistica apparentemente molto semplice e quasi ingenuo dischiude a poco a poco una raffinatezza senza arguzie ed effetti speciali dove il dettaglio è la cifra dell’arte e allusione alla disgressione quale funzionamento dell’inconscio e della memoria che non procedono in modo lineare. Un anello che salda classicità e contemporaneità.

Du côté de chez Swann, in italiano Dalla parte di Swann o La strada di Swann di Marcel Proust è il primo volume dell'opera À la recherche du temps perdu (Alla ricerca del tempo perduto). A volte viene pubblicata separatamente solo la seconda delle tre parti di cui è composto, Un amore di Swann, che costituisce un romanzo nel romanzo, il mio punto di avvio nella lettura proustiana. In effetti i singoli “capitoli” sono molto lunghi e credo di non essere l’unico lettore ad essersi approcciato a questi scritti in modo antologico e discontinuo. Da troppi anni avevo il desiderio di affrontare in modo sistematico ed integralmente in lingua francese uno dei capisaldi della letteratura novecentesca che in qualche modo segna uno spartiacque tra il prima e il dopo. Diversi editori si rifiutarono di pubblicare questo volume, forse a riprova della forza innovativa che sconcertava, che infine sarà pubblicato a spese dell'autore, nel 1913, dall'editore Bernard Grasset. Nel 1919, inoltre, l'editore Gallimard, ne pubblicò una versione ulteriormente rivista e corretta da Proust mentre la prima edizione in italiano è del 1946. Opera di grande bellezza stilistica, dove c’è il gusto del dettaglio narrativo che non diventa mai ridondante, stucchevole, genericamente romantico od esercizio accademico; per assumere sovente una connotazione decadente e dare l’avvio alla disgressione della quale l’autore resta maestro. Il romanzo, la cui trama è assolutamente esile, assomiglia ad un diario intimo dove il vero protagonista è il tempo con la memoria, anzi queste due tematiche nella loro dimensione coscienziale, di interiorità esistenziale e non filosofico-metafisico diventeranno delle costanti nel Novecento. E se Proust non ne è l’iniziatore, almeno non il solo, certamente rappresenta un contributo essenziale alla svolta letteraria del secolo scorso. E’ certamente quanto mai periglioso accingerci ad una critica dell’opera del grande narratore francese per cui ne seguiremo solo sommariamente la vicenda con qualche suggestione. Per quanto riguarda la trama, nella prima sezione in cui è diviso questo volume, il narratore rievoca la sua infanzia nel villaggio di Combray da cui il titolo del primo volume Combray, che funge da preludio dell’intera opera. Il titolo, dal nome della residenza estiva in cui la famiglia passava a trascorrere le vacanze racconta le vicende del protagonista, che sembra coincidere col narratore (e infatti si chiama Marcel), della propria infanzia passata proprio nella città di Combray appunto. La storia procede in modo molto lento con una dettagliata descrizione psicologica del narratore, attraverso un ricordo dei problemi che egli vive da ragazzo. In particolare emerge il rapporto con la madre, di cui reclama la presenza la sera prima di coricarsi. Egli ricorda anche le sue prime letture, tra cui il romanzo François le Champi (1848-50) di George Sand, vi sono inoltre prove dell'universo culturale ed emotivo di un personaggio di cui verrà seguita l'esistenza e l'evoluzione durante tutto il resto della storia. Ricorda anche altri dettagli della sua infanzia, tra cui le persone, come la zia Léonie e la gente del villaggio, ma anche i luoghi, come la vecchia casa grigia sulla strada, il giardino, le vie, le escursioni quotidiane e il parco dei signori Swann. L’avvio dell’opera inizia con la frase “Per lungo tempo, mi sono addormentato presto. Talvolta, appena spenta la candela, gli occhi mi si chiudevano in fretta tanto che non avevo nemmeno il tempo di dire. ‘mi sto addormentando’.” Da questa rievocazione che sembra uscire da uno stato a metà tra il sonno e la veglia, il sogno e la realtà, si aprirà una porta su quella che è forse la scena più famosa dell’intera opera, la memoria che torna da un particolare, una madeleine, il caratteristico biscotto a barchetta francese, in una tazza di thé e dalla quale emergono intere sezioni di memoria. Sono ricordi che vengono a galla "proprio come nel giuoco in cui i giapponesi si divertono a mettere in ammollo in una ciotola di porcellana piena d'acqua piccoli pezzi di carta i quali, fino ad allora rimasti indistinti, cominciano a prender forma diventando fiori, case, personaggi coerenti e riconoscibili". Poi altri episodi nel corso della Recherche, forse meno noti saranno sulla stessa onda.

La seconda sezione, Un amour de Swann – Un amore di Swann - narra dell'innamoramento di Charles Swann, una sorta di alter ego di Marcel, nei confronti di una giovane di nome Odette, donna frivola che a guardar bene fin dal primo sguardo Swann sente di non apprezzare anche per la sua scarsa intelligenza, eppure della quale più che innamorato diventa succube, rendendosi ridicolo e inviso al quel club dei Verdurin e della mondanità. Il libertino Swann, una volta innamorato, rivela tutta la sua fragilità. Il romanzo si addentra nelle peripezie dell’animo e soprattutto della gelosia che si prende gioco nella vita di chi soffre. Troppe volte infatti il protagonista sembra smentito dalla realtà che pare restituirgli solo dei fantasmi che all’alba si dissolvono ma – si sa – i traditori sono subdoli e la conclusione è molto amara e ricorda tanti epiloghi della letteratura successiva che in parte attinge anche all’idea della femme fatale nata in arte con il Simbolismo, a cominciare da Un amore di Dino Buzzati. Le ultime righe del volume recitano “dire che ho sprecato degli anni della mia vita, che avrei voluto morire, che ho provato il mio amore più grande per un donna che in fondo non mi piaceva, che non era del mio genere”.

Infine la terza sezione, Noms de pays: Le nom - Nome di paesi: il nome - introduce il personaggio di Gilberte, figlia di Charles Swann. – divenuto nel frattempo padre e un uomo nuovo - e Odette, la quale, dopo essere stata solo una compagna di giochi, diventa il primo amore del narratore. Questi sogna a occhi aperti di viaggiare, visitando varie località. Se Combray rappresenta per l'autore un mondo infantile, chiuso e protettivo, si contrappone ai paesi che invece vorrebbe visitare e sui quali fantastica a lungo, anche solo sui loro nomi, che gli ispirano suggestioni di vario tipo: è attraverso gli orari dei treni che vede per la prima volta Balbec e soprattutto Venezia. Questa contrapposizione tra la crudezza della realtà e il sogno farà eco nel volume seguente, A l’ombre des jeunes filles en fleur – All’ombra delle fanciulle in fiore – una frattura che solo l’arte sembra in grado di sanare o almeno di ridisegnare. Trasversale in tutta l’opera scorre il senso dello scrivere, il sentirsi scrittore, le difficoltà, in una sorta di romanzo sul romanzo e sullo scrivere il romanzo. Altro tema sullo sfondo, senza una connotazione temporale precisa se non di rado, la Parigi che cambia, l’esperienza della Comune con l’arroccamento della nobiltà provinciale e cosiddetta buona società in una mondanità frivola e pettegola che soprattutto nei primi due volumi fa parte integrante della trama della storia. Nel primo volume dell'opera si introducono temi e personaggi principali ricorrenti della Recherche, i quali subiranno poi una metamorfosi nel corso del tempo a partire da ora fino alla fine dell'opera; infatti è in questa sezione che viene introdotta la famiglia di Charles Swann e anche quella Guermantes, le quali lasceranno un ricordo indelebile e una fascinazione impressa nel narratore il quale desidera penetrare questo ambiente che sembra a lui così irraggiungibile e meraviglioso.

Du côté de chez Swann
Marcel Proust (1871-1935)
Gallimard
Folio Classique
1987
9,00 euro

Recensione di Ilaria Guidantoni

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