“Dora Bruder” di Patrick Modiano

Scritto da  Domenica, 14 Giugno 2015 

Ancora un romanzo-verità per Patrick Modiano, narratore autentico delle vicende storiche umane con l’attenzione sul dolore e sull’orrore. Un testo breve, scarno, essenziale, uno stile nel segno più classico della prosa francese contemporanea che intreccia la propria autobiografia (recensita in questo spazio, Un pedrigree) con una vicenda di cronaca avvenuta agli inizi degli anni Quaranta del secolo scorso ma che, proprio perché misteriosa, resta sospesa in una narrazione da romanzo.

Nel libro e con questo lavoro Modiano testimonia il dovere di non dimenticare l’orrore negli anni della Guerra e del razzismo e ancora la forza della scrittura che può diventare narrazione libera e fluida anche quando si muove nei meandri del reportage. Originale lo sforzo immaginativo supportato da quello dell’indagine di immaginare come la storia familiare si possa essere intrecciata nella Parigi livida sotto lo scacco del razzismo e della violenza con quella della misteriosa protagonista, Dora Bruder, che tale rimarrà. Il 31 dicembre 1941 appare su “Paris-Soir” l’annuncio della ricerca di una ragazza di quindici anni, ebrea la cui scomparsa è denunciata dai genitori, ebrei emigrati da tempo in Francia, Quasi cinquant’anni dopo Modiano incontra quelle righe del giornale e quella richiesta d’aiuto di fatto non evasa. Forse qualcosa si accende dentro a chi ha vissuto pur per interposta persona il dramma di quegli anni, attraverso il silenzio del padre. Forse perché Modiano non ce lo racconta. In qualche modo sembra però riuscire a restituire un’identità alla storia di Dora anche se non a lei; un lavoro uguale e contrario a quello che svolge nella sua autobiografia dove trova la sua identità andando sì a fondo della propria anamnesi familiare, per poi liberarsene, pensando che quella no, non era la sua vita.

Il suo viaggio parte dal nulla, dall’assenza delle informazioni su questa ragazza e viaggia tra archivi e informazioni incrociate già nelle sue precedenti ricercche ricostruendo tra l’altro una Parigi, triste, di rifugi, di anonimato, di pensioni senza nome che non esistono più, di nascondigli, di coprifuoco, di conventi e convitti cristiani che proteggevano ebrei. Dora Bruder scompare, fugge dal collegio, poi riappare per essere alla fine rinchiusa in un campo di sterminio con il padre. E’ l’intervallo della sua fuga della quale custodisce il segreto che interessa al nostro autore che cerca ipotesi, affezionandosi al tema della fuga che egli stesso ha vissuto: una fuga d’amore? Una ricerca di libertà o un atto di disobbedienza di una ragazzina da sempre molto indipendente? Ad un certo punto pensa anche che si possa trovare in una casa correzionale per l’infanzia. E’ singolare come Modiano passi facilmente ad una narrazione che voli, ma non sia un mero e inutile fantasticare, sia piuttosto una riflessione sulla vita, l’analisi di un profilo di personalità. Sullo sfondo una Parigi livida, una po’ sinistra tra il Boulevard di Barbès, Ornano, il mercato delle pulci di piazza Clignancourt che Modiano conosce bene. I luoghi risuonano per l’autore di emozioni e continuerà a cercare e a vedere, a sentire la presenza inafferrabile e ineffabile di questa giovane. C’è ovviamente anche la storia, nota, vissuta attraverso gli occhi di una ragazzina o meglio della propria memoria di bambino, con partecipazione e tenerezza della marginalizzazione razziale prima della persecuzione.

Dora Bruder
di Patrick Modiano
Editions Gallimard, 1997
Ugo Guanda Editore in Parma, 1998
14,50 euro

Aericolo di Ilaria Guidantoni

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