"Diario del ladro" di Jean Genet

Scritto da  Domenica, 02 Aprile 2017 

Viene stampato in seconda edizione il classico di Jean Genet, Diario del ladro (prefazione di Walter Siti). Genet insieme a Ginsburg (a breve una recensione di Non finché vivo - Poesie inedite 1942/1996) può essere considerato un vero e proprio caposcuola e che non poco ha contribuito a far crescere la letteratura novecentesca del proprio paese.



Jean Genet (1910 – 1986) è dropout per eccellenza: orfano, conosce fin da giovanissimo i disagi di una vita passata tra brefotrofio, riformatorio e prigione. Omosessuale, ladro e girovago (Siti parla di refrattarietà quasi genetica alla integrazione) Genet si arruola a diciotto anni nella legione straniera, circostanza che gli consente di conoscere l’Africa del Nord. Nel periodo 1933 – 1939 gira per l’Europa vivendo di espedienti e continuamente in fuga, quando non in carcere, sempre, comunque, prigioniero delle sue sfrenate pulsioni sessuali. Dall’esperienza di quegli anni nasce Diario del ladro, pubblicato clandestinamente intorno agli ultimi anni Quaranta. Diario del ladro è un libro di culto che almeno agli inizi conosce perfino le maglie della censura. Un libro di viaggio, potremmo anche definirlo, dove il viaggio, però, sembra assumere le apparenze di una (anche catartica) discesa nell’inferno della guerra e del disordine esistenziale e affettivo del suo protagonista. Sorpreso a rubare dalla famiglia adottiva: questo episodio della vita di Jean Genet viene definito da Sartre “mito originario” e rappresenta “l’istante che tornerà sempre nella vita di Genet, inchiodandolo all’icona del “ladro”, costringendolo a diventare ciò che gli altri vogliono che sia, a recitare continuamente la parte di se stesso; da lì deriverebbero anche i modi della sua sessualità […] (Siti). Ma, scrive ancora Siti, sempre in sede di prefazione al volume, la scrittura di Genet è generale, assoluta e atemporale. Più del mito sartriano, continua, “conta forse un mito soggiacente, più antico e di molto precedente i dieci anni, voglio dire il racconto rimosso e luttuoso di una madre che abbandona il figlio […] e di un figlio che mediante il procurato disprezzo vuole diventare la madre”. Scritto con toni crudi e spietatamente realistici (ma a tratti il libro si rivela anche tenero e commovente), Diario del ladro è opera con cui lo scrittore francese “costruisce” almeno in parte la propria immagine sconfinando continuamente nella narrazione effettivamente autobiografica. Diario del ladro rappresenta piuttosto fedelmente la personalità dell’autore negli anni giovanili passati lontano dal proprio paese. Con uno stile accessibile, palpitante, coinvolgente e certamente non privo della schiettezza di linguaggio che ci si potrebbe aspettare da opere del suo genere, Diario del ladro ebbe grande successo negli Usa intorno alla metà degli anni Cinquanta, e una forte influenza nei confronti degli autori della beat generation.

Diario del ladro
di Jean Genet
Il Saggiatore
2017

Grazie a Alice Farina, Ufficio stampa il Saggiatore

Articolo di Giovanni Grazian Manca

Aggiungi commento

Codice di sicurezza
Aggiorna

TOP