“Conoscevo un angelo” di Guido Mattioni

Scritto da  Sabato, 04 Luglio 2015 

Dopo il grande successo di Ascoltavo le maree (Ink, 2013 – quattro edizioni, migliaia di copie vendute, adottato nei corsi di Italiano alla Georgia State University), e l’uscita di Soltanto il cielo non ha confini (Ink, 2014) Guido Mattioni torna in libreria con un romanzo ancora una volta “americano”, dedicato al grande popolo della strada, alle persone che vivono in movimento da uno stato all’altro.
Il libro più maturo di Guido Mattioni, che segna l’uscita dalla propria storia, dal proprio mestiere, per raccontare il mondo attraverso lo sguardo degli altri. L’America della provincia, carnale e ingenua ad un tempo, presa in diretta con parole semplici, un linguaggio fluido, quasi corrente eppure punte di poesie, che ricordano lo stile inconfondibile della Beat generation. Narrazione allo stato puro.

La realtà supera nella fantasia e nella provincia americana tutto può succedere. Basta fermarsi e guardare, ascoltare; anzi saper guardare e ascoltare. La strada inizierà a raccontarvi le storie della “sua” gente: imprevedibili e bizzarre, piene di curve e scritte sotto dettatura del caso. Come quella di Howard Johnson, figlio di piazzisti che girano l’America su una casa mobile. Il protagonista, che sulla strada è stato concepito ed è cresciuto, ha studiato e giocato, ha amato ed è invecchiato, di storie così ne conosce mille. E’ voce narrante, prospettiva critica e protagonista ad un tempo, in presa diretta e poi attraverso i propri ricordi quando i genitori muoiono in un banale e fatale incidente per l’attraversamento di un cervo. E’ allora che a 35 anni – che non sono nemmeno pochi – il ragazzo che ormai è un uomo e per la prima volta si confronta davvero con la morte, riannoda le fila della propria vita, i ricordi dell’infanzia e cambia registro. E ancora, in un terzo momento, torna a raccontarsi in diretta quando, vittima di una “costrizione” la sua strada diventa molto corta, eppure tutta sua e sulle ruote continua a scorrere la sua vita. La strada diventa una metafora di movimento, più semplicemente di vita, di coraggio di rimettersi in discussione quotidianamente, di osare.

Le storie viste attraverso i finestrini di un camper e negli incontri casuali narrano di creature senza radici per scelta, per necessità o per amore della libertà: come Johnatan, l’angelo che spazza le vie di Woodstock lasciando dietro di sé profumo di sciroppo d’acero; oppure Abe, pescatore di granchi che conserva i ricordi in una scatola di biscotti; o ancora Candice e Marilou, estetiste lesbiche itineranti su una roulotte rosa. Ci sono anche Margie, cameriera dagli occhi bellissimi, ma velati da un segreto duro da rivelare; il carpentiere Joshua e il suo basset hound Generale Lee; o Jack e Pat, stagionati cantanti costretti ad andare in scena ogni sera con le giacche cariche di lustrini e un dramma in fondo al cuore. E altre storie ancora. Storie che Howard ama raccontare.

Roberto Cotroneo ha scritto che Guido Mattioni scrive come un americano, solo che scrive in italiano, per altro impeccabile aggiungo; sebbene piano, quotidiano, apparentemente distratto. L’America non la racconta o meglio non si limita a raccontarla, ce la fa vivere perché è dentro di lui in un continuum che è vita e lingua perché, se la lingua è una visione del pensiero, la sua prospettiva è americana. E’ per questo che le sue storie non sono solo un reportage o un’espressione oleografica: si permettono di essere fantastiche diventando credibili. Questa è l’arte del romanzo. Mattioni arriva alla scrittura letteraria maturo, forte di un’esperienza di anni da inviato ad una grande scuola, di strada per l’appunto. Con umiltà comincia il percorso classico di ogni scrittore: inizia da sé in Ascoltavo le maree, poetico, accorato e intimo; poi lascia emergere l’esperienza maturata sul campo tra il Messico e gli Stati Uniti e con una storia di vita ci racconta un pezzo di attualità in Solo il cielo non ha confini; per poi volare basso, scendere a terra, ma davvero volare, lasciandosi tutto alle spalle, e con nonchalance narrarci l’essenza dell’America senza dircelo, con la narrazione pura, in qualche modo minimalista dell’istituzione più classica: la famiglia. Una famiglia unita, ingenua e alternativa ad un tempo, un po’ sognatrice come lo è stata una generazione di americani, quella parte “buona e sana” che ha scelto il sogno senza la trasgressione. In un romanzo “puro” riesce comunque a dipingere l’affresco di una generazione, lasciandoci il rimpianto collettivo per un mondo che non esiste più neppure dall’altra parte dell’Oceano dove quando il protagonista era bambino si poteva lasciare un figlio solo in un camper e guardarlo dalla finestra di un motel per regalarsi qualche ora d’intimità. C’è di fondo un andamento lento lontano dalla nevrosi con la quale è dipinta l’America agli occhi troppo ingenui di chi la guarda da distanza: è il ritmo della strada a misura d’uomo…motorizzato, delle stagioni.

Come sempre i libri di Guido Mattioni hanno copertine suggestive, ariose e titoli seducenti ma non troppo ammiccanti perché nel libro anche gli angeli non sono figure edulcorate. “E’ l’America piccola piccola di gente che non fa notizia”, che lavora, si arrabatta e non fa un dramma di non essere alla ribalta. Anche lo stile segue mirabilmente il contenuto con quell’essere comune che in realtà ha una ricercatezza sottile e si innalza improvvisa verso vette liriche che, anche se chi scrive non ha dimestichezza con la letteratura americana, certo ricorda molte pagine di quel mondo della narrazione. Infine c’è un messaggio che emerge forte perché non sostenuto aprioristicamente o forzatamente: sgorga forte e irreprimibile. E’ il valore dell’amore, della famiglia, saldo e solido al di là della forma e della precarietà apparente che c’è e resta una garanzia di felicità. E’ quella del nostro protagonista ed è ancora l’affetto che ritrova pur in una condizione di disagio. È l’affetto autentico che si nutre di odori e di emozioni semplici.

Guido Mattioni è udinese per nascita (1952), milanese d’adozione e cittadino onorario di Savannah, la località Usa dove ha ambientato Ascoltavo le maree (Ink Edizioni, 2013), romanzo d’esordio (quattro ristampe) adottato dalla Georgia State University come testo nei corsi di Italiano. La versione inglese - Whispering Tides - ha vinto la sezione Multicultural Fiction ai Global Awards 2013 di Santa Barbara, California. Da giornalista (iniziò con Indro Montanelli) è stato inviato speciale in tutto il mondo, in particolare negli States, dove ha ambientato anche Soltanto il cielo non ha confini (Ink Edizioni, 2014), intreccio di sogni e drammi lungo il confine Usa-Messico. Conoscevo un angelo è la sua terza storia made in Usa, dedicata ai milioni di americani in perenne movimento da uno Stato all’altro. Guido è sposato con Maria Rosa, oncologa.

Conoscevo un angelo
di Guido Mattioni
Ink Edizioni, giugno 2015
Euro 14,00

Articolo di Ilaria Guidantoni

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