“Coeur d’Afrique” di Eric Fottorino

Scritto da  Lunedì, 07 Settembre 2015 

Reportage giornalistico in diretta e cahier di viaggio, un libro sullo sconcerto e l’incantamento che l’Africa produce in chi la guarda e l’attraversa per la prima volta. Scritto con il piglio giornalistico e insieme con l’emozione, di chi non è abituato ad usarla per scriverla. Un libro sul potere dell’Africa, sulla sua forza e violenza, un viaggio che non ha termine e che è piuttosto un percorso iniziatico, un’avventura come quasi tutti i libri onesti sul continente nero.

Il libro di Éric Fottorino, nato Eric Chabrerie nel 1960 a Nizza, scrittore e giornalista francese, è un omaggio al giornalismo, alla sua capacità di abituare gli uomini a farsi strada nel mondo, a raccontarlo, rendendo una notizia degna di nota anche un’inezia del quotidiano. E’ insieme però anche la denuncia del limite del giornalismo come mestiere per raccontare esperienze estreme qual è semplicemente la vita. In effetti il reporter Julien Koler viene inviato da Larieux, infermo e quindi ormai forzatamente legato al desk, per una missione difficile: raccontare il Bangara, nella Repubblica Centro Africana. Il reporter non conosce nulla dell’Africa e neppure le ragioni della scelta editoriale di inviarlo laggiù. Non solo, è incapace di scrivere sotto emozione ma l’impegno che è costretto ad assumersi lo vuole attivo e rapido nella scrittura di articoli che seguono questo suo viaggio che è necessariamente e soprattutto emozione.

L’autore è stato un giornalista del quotidiano “Le Monde” fino ad assumerne la direzione, nonché romanziere che ha attinto ampiamente, con ottimi riconoscimenti, al suo mestiere e alla sua esperienza. Avendo una certa dimestichezza e consuetudine con questo genere di letteratura, a metà tra il reportage e il diario di viaggio, anche per averlo scelto come forma dei miei scritti, e con il soggetto Africa, ritrovo uno stile e molti aneddoti, esperienze comuni a tutti i libri sull’Africa. Non vi è in questo procedere nessuna diminutio, se non evidentemente una spinta, quasi un condizionamento dettato dal Continente nero che è più forte di ogni binario tracciato e tracciabile a priori. Tanto che nel libro ci si chiede se l’uomo bianco meriti un posto in questi luoghi. Il cuore dell’Africa è nero, duro, violento e insieme inesauribilmente vitale. Emerge la forza dell’emozione pura che disorienta e la complessità di un territorio gestito per lo più da chi africano non è: colonizzatori prima, affaristi e organizzazioni umanitarie poi, spesso quest’ultime sinonimi degli altri sotto mentite spoglie. In effetti negli ultimi ricordi d’Africa, il reporter parla di questo Continente come dell’infanzia dell’umanità che è insieme culla e tomba dell’uomo; un territorio sul quale si rinnova quotidianamente la promessa dell’uomo a se stesso. Solo partendo, noi, gli intrusi, noi bianchi, il continente sarà veramente libero di scegliersi il proprio destino. L’Africa tra l’altro è la rivolta, uno dei continenti più frequentemente agitato da guerre e sommosse; è dolore e lotta per la sopravvivenza come accade per l’erosione del suolo che porta carestia. E’ un racconto che non ha termine, è un flusso di aneddoti, fatti, sensazioni ma non ha uno svolgimento, non porta da nessuna parte la sua storia che sembra chiusa in un eterno ritorno E questo ritmo finiscono per averlo tutti i libri che parlano d’Africa.

Coeur d’Afrique
di Eric Fottorino
folio, France 2012

Articolo di Ilaria Guidantoni

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