“Cento racconti brevi e uno lungo” di Mariù Safier

Scritto da  Domenica, 01 Maggio 2016 

Racconti brevi, brevissimi, un soffio, un’istantanea; spesso soltanto una battuta. E’ così che attualizza questo genere che in Italia si legge sempre meno. Un racconto tira l’altro, come una sequenza cinematografica in presa diretta che oscilla tra il mondo del fantastico attingendo alla fiaba – oggetti e animali che parlano – e la cronaca più spicciola. In fondo un mondo domestico, che può essere letto anche centellinando le pagine, tra un impegno e un altro nel caos metropolitano. Le pagine volano leggere, graffianti, talora esilaranti, ma anche grottesche, sferzate gelide di un mondo che sembra avere poca speranza, dove non c’è giustizia. Solo in quello fantastico sembra esserci la possibilità di sognare e di amare e il racconto è un buon viatico.

Mariù Safier, giornalista professionista di origine polacca, è nata e vive a Roma. Dopo una lunga carriera al CCISS della Rai, si è dedicata totalmente alla sua passione, la scrittura. Fin da giovane la scrittura e la lettura sono state sue compagne di viaggio, spaziando nei luoghi più diversi, dalla drammaturgia al romanzo, dalla poesia – ambito dove forse ha realizzato la sua ispirazione più profonda – ad una saggistica sui generis dedicata soprattutto al mondo femminile e ad una rilettura della storia attenta al sentire dell’animo umano. Questa volta si cimenta nel racconto, breve, brevissimo, anche solo una frase. La raccolta di Mariù ricorda per certi versi Exercices de style di Raymond Queneau, scrittore surrealista – tra l’altro la Safier ha frequentato un corso di Lingua e letteratura francese a La Sorbonne di Parigi – che si esercita in tanti stili diversi su un piccolo episodio di vita quotidiana. Qui a dire il vero le situazioni si moltiplicano e per ognuna si sceglie appunto uno stile. E’ un modo di attualizzare il racconto divertendo e incuriosendo soprattutto per quella rapidità che accompagna il lettore contemporaneo in una frenesia di procedere oltre, abituato sempre più a leggere sullo schermo. La sua grande capacità, oltre la versatilità della penna, è quell’andare da un mondo ad un altro, dalle fiabe animate di quando eravamo bambini, alla narrazione di fatti di cronaca anche se inventati, alla massima morale, a brevi racconti che paiono quasi preghiere, a filastrocche, fino a narrazioni folgoranti che si concludono nello spazio di poche righe e raccontano un mondo come se origliassimo, se guardassimo furtivi una scena della finestra di fronte o quelle piccole storie che incontriamo per strada, seduti al tavolino di un caffè o su un mezzo pubblico. Storie rubate, qualche volta offerte da una confidenza occasionale che aprono mondi, occasioni di riflessione che Mariù introduce sempre quasi scusandosi senza mai voler essere una professoressa in questo.

Il suo racconto incuriosisce con l’emozione perché il racconto è un sogno qualche volta un’allucinazione ma è sempre realistico perché fa parte della nostra realtà più profonda: quella interiore. Qualche volta è un filo d’erba a parlare, che calpestiamo senza accorgercene, o l’ironia dell’interpretazione dell’Apocalisse o del Diluvio universale, come una condizione della storia e non solo quella sacra; spesso è l’osservazione dei piccoli vizi, manie e debolezze dell’animo umano, dove il perfezionista si esercita perfino sul proprio funerale; e ancora gli animali da sempre specchio tenero e impietoso della vita degli uomini che vedono dietro le quinte. Quando non sono lampioni, semafori e segreterie telefoniche ad animarsi. I temi della morte, dell’amore sempre complicato ma inevitabile e della giustizia che non esiste restano sullo sfondo come una singolare colonna sonora.

Cento racconti brevi e uno lungo
di Mariù Safier
Casa editrice il Calamo
Settembre 2005
12,00 euro

Articolo di Ilaria Guidantoni

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