Capitoni Coraggiosi di Umberto Cutolo

Scritto da  Venerdì, 01 Novembre 2019 

Terzo capitolo della trilogia dei Delitti della Costiera, in questo episodio, riproponendo gli stessi personaggi e lo stesso ambiente, anche con una certa ironia, sembra meno interessato alla tipicità del giallo e al pathos della scoperta e soluzione del duplice ‘omicidio’, rispetto alla caratterizzazione di un microcosmo variegato e curioso. Il libro, sostenuto dal ritmo incalzante della ricerca del colpevole, è un affresco impietoso, senza giudizio e divertito, della società contemporanea con tutti i suoi ingredienti e uno sguardo al passato, alla memoria che si riflette anche nella ricerca linguistica ora popolare, ora sofisticata.

 

Capitoni coraggiosi di Umberto Cutolo, terzo episodio della serie I delitti della Costiera, pubblicato dalle Edizioni Clichy - ripropone gli stessi protagonisti dei due precedenti romanzi - Omicidi all’acqua pazza e La scapece assassina - a cominciare dal cuoco-detective dell’Hotel Furore, Omero Sgueglia, che detesta la supponenza degli chef televisivi quanto l’invadenza dei turisti d’assalto. Eppure il tema della cucina, della tradizione e della convivialità sono al centro della vicenda, fin dal titolo e non sembrano nei romanzi di Cutolo un pretesto, quanto una filosofia di vita. Anzi, il cibo come cultura si contrappone al cibo spettacolo, escamotage commerciale, che ha invaso la televisione. E’ la riscossa del cuoco rispetto allo chef.
Questa volta Omero ha deciso di tenere aperto il locale anche per le feste di fine anno ed è alle prese con il classico menù natalizia della zona, a cominciare dal capitone. Ma la bestia, anziché lasciarsi decapitare, come da tradizione gli sguscia di mano, si precipita verso il mare e raggiunge la libertà. Omero e i suoi aiutanti che l’hanno inseguita invano, restano con un palmo di naso, ma nella piccola rada dell’albergo vedono galleggiare sotto i loro occhi un corpo umano decapitato. Come un capitone. Il gioco dei rimandi più o meno grotteschi innesca una serie di vicende che mettono a nudo una società in cerca di emozioni forti nel segno di sangue, soldi e sesso, eccitata da un San Silvestro che non sia solo una cena con delitto ma con l’assassino…assente per causa di forza maggiore. L’affresco che emerge è un mondo voyeuristico, meschino, del quale il turista è solo una rappresentazione, per certi aspetti la punta dell’iceberg che denuncia una visione della vita: il turista esistenziale rispetto al viaggiatore.
L’indagine comincia: chi è la vittima? Chi l’ha uccisa? Come è finita lì? Il mistero è fitto e il maresciallo Salvatore Di Salvo, investigatore impacciato, ma abile cuoco, chiede l’aiuto del suo amico Omero. E sarà attraverso le sue «punture di spillo», con i quali i lettori di Cutolo hanno ormai confidenza, che il cuoco riuscirà scoprire l’incredibile verità, dando un senso ai tanti indizi contraddittori raccolti tra personaggi bizzarri, episodi curiosi e colpi di scena improvvisi, sullo sfondo di una Costiera Amalfitana che partecipa anch’essa da protagonista allo svolgimento della vicenda.
Rispetto ai primi due gialli in questo il paesaggio diventa parte integrante della vicenda, meno oleografico, senza più bisogno di raccontare lo scenario che il lettore conosce, ma profondamente connesso allo stile dei fatti.
Interessante in questa terza puntata, un episodio che ha memoria degli altri due e che con ironia li cita – ci sarebbe da chiedersi se la scrittura di Cutolo sia una pubblicità per l’Hotel Furore, teatro ormai di tre omicidi – la lingua. Accanto al tono colloquiale infarcito di termini e modi di dire locali, con un linguaggio spicciolo, colorito e popolare, la circa di termini desueti che impreziosiscono una lingua ormai troppo globalizzata. Fine modo per avanzare una critica a questo mondo alla deriva dove trionfa l’ipocrisia e il gusto di una rispettabilità mediocre, una spettacolarizzazione della vita sempre più diretta dalla virtualità, come testimonia il personaggio della influencer blogger.
Rispetto alle tante vicende quotidiane ospitate dalla cronache, dal piccolo schermo e dalla maggior parte dei libri pubblicati, questo ha il merito di restare su un piano autenticamente narrativo, senza diventare una fotografia piatta della realtà di tutti i giorni, mettendosi al riparo sotto il segno di quella che possiamo ancora chiamare autenticamente letteratura.

Umberto Cutolo è nato a Roma nel 1946. Per oltre mezzo secolo ha praticato la professione di giornalista, professionista dal 1968, è stato direttore responsabile dell’Adn Kronos e dei mensili dell’ACI, L’Automobile e HP Trasporti. Ha diretto anche l’ufficio stampa dei ministeri del Mezzogiorno e dei Trasporti. Lettore insaziabile fin dall’età di quattro anni, ha pubblicato alcuni racconti umoristici, una biografia autorizzata, Eleuterio Arcese, il romanzo di una vita, il successo di un’impresa (Giordano Editore, 2016), e Quando nacque l’Italia dei Trasporti (Marsilio Editori, Premio Trasporti e Cultura 2018). Ha vinto il Premio letterario Coppedé - Premio speciale del II Municipio di Roma. Con Clichy ha pubblicato anche i primi due romanzi della serie I delitti della Costiera, nel 2017 Omicidi all’acqua pazza e nel 2018 La scapece assassina.


Umberto Cutolo
Capitoni coraggiosi
I delitti della Costiera 3
Edizioni Clichy
368 pagine - 17 euro

Articolo di Ilaria Guidantoni

TOP