"Buongiorno Oriente" di Carlo Levi

Scritto da  Domenica, 01 Marzo 2015 

La Donzelli Editore, con la curiosità che la contraddistingue e la sua attenzione per altri tempi e altri spazi, ha recentemente pubblicato “Buongiorno Oriente”, un libro che riunisce i reportage di Carlo Levi scritti tra il 1957 e il 1959 in occasione del suo viaggio in India prima ed in Cina dopo. Questa raccolta, apparsa a puntate su La Stampa in quegli anni, non è solo un affresco in movimento di un paese e di un tempo straniero di cui oggi poco è rimasto, ma è come uno specchio che riflette l'immagine di quello che era il nostro mondo e il nostro tempo negli anni in cui scriveva Levi.

Il giornalista si affaccia a queste società con umiltà e rispetto, descrivendole con strumenti culturali e non economici. Colpisce infatti, la totale assenza di riferimenti economico- monetari; il denaro non è ancora diventato l'estrema religione cui sacrificare umanità, bellezza e cultura. Non si parla di spread, pil, o debito pubblico e manca totalmente la sicurezza e l'arroganza delle visioni dei signori delle banche. Anzi, Levi mette in guardia da soluzioni volte a risolvere problemi meramente economici, in quanto portatrici di prevedibili scompensi culturali. Cita per esempio la proposta di un collega americano che, per risolvere il problema dell'economia e della miseria indiana, invita gli indiani ad uccidere e mangiare i duecento milioni di vacche che girano per il paese. Così facendo però, dimentica semplicemente che se gli indiani potessero mangiare le vacche, non sarebbero più indiani. Lo stesso Gandhi infatti aveva scritto: “la vacca è la madre di milioni di indiani, dell'umanità indiana; l'antico profeta ha cominciato con la vacca. Il richiamo all'ordine inferiore della creazione è il dono che l'induismo ha fatto al mondo”.

Questo bellissimo libro ci ricorda anche come era il giornalismo di quegli anni, dove il potere evocativo della parola creava visivamente la realtà al lettore, oggi sostituita all'immagine; un giornalismo non pressato “dall'urgenza” della novità della notizia che ha reso tutti, oggi, lettori e giornalisti, avvoltoi pronti a calarsi unicamente sulla superficie della notizia senza che essa possa essere lentamente e faticosamente penetrata. Levi, laureato in medicina, poi scrittore e giornalista, confinato in Lucania tra il 1935 e il 1936 in quanto antifascista ed ebreo (Cristo si è fermato ad Eboli), era anche un valente pittore. E di affreschi si può parlare, leggendo questi splendidi racconti di viaggio, dove non c'è fretta di descrivere questa realtà: è come se Levi lasci che la vita accada davanti ai suoi occhi, mentre lui, con umiltà e riserbo, ne diventa il cantore.

Libro da consigliare agli amanti dell'Asia, a chi nel particolare vede l'immenso, a chi si lascia penetrare dalle descrizioni di queste pagine. Perché il mondo che ci descrive Levi, “ci preme dentro, siamo noi stessi, nella nostra antichità e nella nostra attualità. Come uno specchio gigantesco, dove in centinaia di milioni di immagini, si riflette la nostra storia, la nostra attualità”.

Grazie a Ufficio stampa Donzelli editore

Articolo di Raffaella Roversi

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