“Bruges la morta” di Georges Rodenbach

Scritto da  Martedì, 12 Luglio 2016 

Un’opera dimenticata per più di un secolo, classico importante di fine Ottocento, espressione della letteratura francofona europea. Un romanzo di ambientazione dove la città di Bruges con il suo torpore e rigore religioso, la sua profonda malinconia e struggente bellezza, pudica e dimessa, fa da specchio al sentimento di dolore e alla voglia di consacrarsi alla sofferenza di un vedovo. Di grande modernità per lo scavo psicologico sottile di fronte al fallimento della ragione e della coscienza rispetto alla violenza appassionante dell’amore. Un epilogo tragico e noir che lascia sgomenti anche se le cronache ci hanno abituato sempre più alla quotidianità e alla convivenza di eros e thanatos.

«Rodenbach è uno degli artisti più assoluti e più preziosi che abbiamo», così Stéphane Mallarmé dopo l’uscita del romanzo nel 1892, quando il libro fu uno dei più grandi best-seller del tempo. Dimenticato per gran parte del Novecento, poiché considerato disimpegnato politicamente, il libro venne riscoperto alla fine del secolo scorso e considerato unanimemente dalla critica come “un grande incanto”. In effetti ha una grande poesia, una vena che più che romantica – al di l dell’apparenza soprattutto iniziale – scende nel gorgo del decadentismo, nella fascinazione dell’intreccio tra amore e morte, tra sacro e profano, che ricorda la pittura dei Preraffaeliti e di certo simbolismo. Il testo per la sottigliezza dello scavo psicologico si rivela anche tragicamente attuale, al di là di un’ambientazione storica e sociale di un mondo scomparso nelle atmosfere e nei costumi. Bruges, città religiosa, bigotta, cupa, dove tutto parla di morte, ha una vita parallela nel Beghinaggio: una schiera di donne, di “vecchie”, dalle cuffie bianche che ondeggiano come ali, devote e “innamorate” della ritualità religiosa, custodi del buon costume.

La storia narra di un uomo, Hugues Viane che, incapace di superare il lutto per la morte della giovane e bellissima moglie Ofelia, idealizzata dopo dieci anni di felicità senza macchia, si trasferisce, insieme ai cimeli della defunta, a Bruges, dove vive nel ricordo e nella nostalgia della donna perduta. Lì vi era stato in dolce compagnia e lì vuole tornare per costruirsi una gabbia che lo renda prigioniero del dolore, quasi in questo ci fosse un piacere. E’ accudito solo dalla domestica, ovviamente una delle beghine. Esce di casa soltanto quando si fa buio e passeggia tra le stradine malinconiche della città, che alimentano ulteriormente la sua tenace, invincibile tristezza. Una sera, per caso, incontra una donna, Jane Scott, che sembra la copia esatta della moglie, ballerina che cerca di dissuadere dal teatro e che vizia come un oggetto di culto. Amore malato e devoto che sovrappone vita e morte, sogno e realtà. Con il passare del tempo, però, si rivela molto diversa da lei: capricciosa, irrequieta, futile, amante del lusso e della ricchezza, Jane ha assai poco da spartire con l’anima, la grazia, la dolcezza di Ofelia. E l’insana relazione fra i due, nutrita soltanto di false illusioni, prenderà presto una piega del tutto inaspettata verso un epilogo tragico. Oltre la sottigliezza psicologica che dipana quanto la mente umana sia contorta e spesso preferisca illudersi per avere un pretesto per un’avventura e non ammettere con se stessi il desiderio di amare ancora – è lo stesso autore a dircelo – si possono rintracciare simbologie psicoanalitiche che oggi forse appaiono ingenue ma non per questo meno autentiche. La critica suggerisce una lettura cinematografica soprattutto in termini di ambientazione perché la Bruges di queste pagine evoca la stessa atmosfera allucinata di un grande capolavoro di Hitchcock, “La donna che visse due volte”, che fu ispirato proprio dal romanzo di Georges Rodenbach, nato a Tournai in Belgio nel 1855, e considerato uno dei più grandi poeti e scrittori belgi di sempre. Visse gli anni della sua piena maturità a Parigi, dove morì nel 1898. Un libro dalla scrittura fluida di grande capacità iconopoietica, inattuale nella forma e per questo una lettura perfino tenera, ma feroce come ogni storia d’amore.

BRUGES LA MORTA
di Georges Rodenbach
Traduzione di Catherine McGilvray
Fazi Editore
collana Le Strade
Giugno 2016, I edizione
pp. 120 ca
15,00 euro

Articolo di Ilaria Guidantoni

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