Bobi Bazlen. L’ombra di Trieste, di Cristina Battocletti

Scritto da  Domenica, 21 Gennaio 2018 

Ci sono vite che somigliano a un romanzo per la fitta rete di intrecci di caso, relazioni, incontri che le hanno caratterizzate. Una di queste è stata, senza alcun dubbio, quella di Bobi Bazlen, conosciuto – seppur parzialmente – per il suo ruolo cruciale nella costituzione della casa editrice Adelphi. Raramente ci s'interroga, senza essere esperti del settore, sulle ragioni culturali, sociali, estetiche che hanno portato alla nascita di un progetto editoriale, ma – nella fortunata epoca di genesi delle maggiori case editrici italiane – le vicende private di alcuni cenacoli culturali, più o meno ampi, hanno avuto un impatto rivoluzionario nella formazione e sviluppo di un gusto nuovo e di nuove forme di pensiero.

 

Bobi Bazlen non è una di quelle figure che si studiano sui banchi di scuola e, a differenza di Einaudi, Feltrinelli, Garzanti e altri grandi editori non ha lasciato nemmeno una traccia onomastica negli scaffali delle nostre librerie. Tuttavia, anche senza apparire, Bobi ha fortemente condizionato il percorso più anticonvenzionale dell'editoria italiana, contaminando fertilmente con le sue amicizie, le sue letture, le sue ossessioni e il suo gusto, la storia della letteratura italiana. Da Svevo a Montale, passando per le grandi traduzioni di autori di lingua tedesca. Bazlen ha tratteggiato, nell'ombra, i confini di un canone. Nonostante la personalità forte:
Era pago di quella sua posizione di eminenza grigia e della sua ambizione di mettere in contatto amici diversi. Non ho mai capito bene quale fosse il suo scopo nella vita: sembrava […] soltanto […] leggere, […] muoversi […], gustare buoni pranzi. Una specie di folletto, di enigmatico 'passante sulla terra'”. Così lo definiva in una lettera nel 1971 Sergio Solmi e questa immagine emerge chiara dal racconto, scientificamente strutturato, ma sempre di piacevolissima lettura, di Cristina Battocletti, autrice di questa biografia che mi piace definire corale, perché coinvolge le vite di tanti artisti, letterati, scienziati dell'epoca, e triestina. L'opera infatti può essere letta come racconto dell'esistenza di un fine intellettuale dal carattere aspro (molto amato o molto odiato, senza vie di mezzo) oppure come omaggio a una città senza la quale Bazlen non avrebbe potuto esistere, così come tanta parte della cultura italiana – in particolare quella di matrice mitteleuropea – del primo Novecento.
Il libro ha il sicuro pregio di dare al lettore un'immagine completa e approfondita del personaggio senza indugiare in dettagli eccessivamente accademici. Ne risulta un testo scorrevole, quasi un romanzo, capace di appassionare alla lettura a prescindere dagli interessi iniziali.
La ricca bibliografia e il dettagliato indice dei nomi permettono poi, tanto al curioso lettore quanto allo studioso, di approfondire le singole tematiche e ripercorrere l'opera seguendo i fili dei propri interessi specifici. Non è facile trovare testi di questo tipo, davvero capaci di suscitare curiosità e, soprattutto – primo grande pregio – far vivere la memoria di un intellettuale che, diversamente, sarebbe rimasta appannaggio di pochi esperti del settore. Bobi Bazlen. L'ombra di Trieste è un'opera dalle tante sfaccettature, ma soprattutto viva, poliedrica e attenta al dialogo con il suo possibile pubblico. Proprio come il suo protagonista.

Bobi Bazlen. L’ombra di Trieste
di Cristina Cattocletti
Editore La Nave di Teseo
2017
392 p. Brossura

Articolo di Caterina Bonetti

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