“Arrivederci Roma” di Clelia Arduini

Scritto da  Sabato, 30 Aprile 2016 

Un diario itinerante dedicato a Roma e al vissuto personale in questa città che diventa metafora dell’essere Capitale, antica ed eterna, per chiunque ne è ospite. Non un libro su Roma ma un libro per Roma che fa dire che Romani non si nasce ma si diventa. Un testo dal quale emerge con una scrittura versatile dallo stile aulico alla parlata delle borgate, intrecciata com’è Roma dove tutto e tutti sembrano mescolarsi, una profonda conoscenza della città, soprattutto quella nascosta, dei monumenti e degli episodi meno noti, meno consueti e una passione dell’autrice per l’arte e il viaggiare. Non è però una guida su Roma, non ne ha l’aria. E’ invece un tributo, in parte un canto nostalgico di chi si separa dopo molto tempo dalla città nella quale ha vissuto vent’anni: solo per un arrivederci perché Roma non muore mai.

Il libro nasce da un futuro ricordo, dalla preoccupazione di salvare la memoria e di custodire le emozioni che accompagnano vent’anni di Clelia Arduini, giornalista, specializzata in turismo e beni culturali, originaria di Teramo che, dopo un’esperienza a Milano, arriva perfino reticente nella Capitale. Disorientata ma presto accolta, se ne innamora, senza adulazione, senza risparmiare le critiche alla città eterna che pure diventa una categoria dello spirito, dell’ambizione umana quando si cimenta con la storia, quella antica e con la vocazione di essere capitale. Per questa città essere capitale – si potrebbe dire fare la capitale – è quasi un lavoro, un mestiere nato da una vocazione. E’ così un’allegoria del destino umano incarnato nel potere con tutto quello che comporta, di grandioso e infimo e di amore, nel segno della creatività, aulica, papalina ma anche estremamente popolare. Nel libro non ci sono lunghe riflessioni che emergono piuttosto da battute, da ammiccamenti, da sottintesi. L’autrice non vuole raccontarci il suo punto di vista su Roma – che emerge quasi suo malgrado – piuttosto raccontare e prima di tutto raccontarsi il suo vissuto romano, cosa le ha lasciato dentro, nel momento in cui si accinge a partire, destinazione Umbria, per ritirarsi in un paese di campagna, quello natale del marito. Un altro viaggio che sa già che non potrà mai prescindere da Roma, una città che lascia il segno. Chilometri di libri su Roma non possono raccontare il mondo di Clelia e per questo il giornalista Vittorio Emiliani, che firma la prefazione (del quale si parla nel libro tra l’altro per aver diretto il trimestrale d’arte Terzocchio (dal 2007 al 2010, rivista che io stessa ho conosciuto) scrive “Fate posto a questo libro di Clelia Arduini, una giornalista appassionata d'arte, archeologia e turismo che vuole dire il suo grazie alla Roma per lo più bonaria, divertente, piacevole che l’ha ospitata per un ventennio”.

Il libro parla anche di Silvestro Serra, giornalista e uomo di cultura con la quale la scrittrice ha collaborato, e che rievoca la sua giovinezza romana, vagabonda nelle notti dense di cultura che avevano a Campo de’ Fiori il loro epicentro e di Antonio Paolucci, Ministro di Beni Culturali ai tempi di Dini Premier, da dieci anni Direttore dei Musei Vaticani e prima del Polo museale fiorentino. Persone che amano l’arte e la città e con le quali ha diverso titolo Clelia ha lavorato e apprezzato sul campo. Per il resto i ritratti sono quasi tutti anonimi, gente incontrata, per caso, per ventura e qualche volta (come nell’episodio della zingara a Piazza Colonna) per sventura.

Questo libro è un racconto singolare, a tratti esilarante e nostalgico, di una Roma “amata e odiata, esaltata e detestata”, a zonzo nella capitale, un po’ da turista, un po’ da residente. Un distillato di luoghi sorprendenti, storie stravaganti, angoli nascosti, che si accompagnano a quadretti di vita quotidiana della Roma di oggi. Il viaggio tocca luoghi inusuali, dove stare in pace e raccogliere i pensieri, come la Villa di Livia a Prima Porta o il Cimitero acattolico in via Cestia 6; le vedute più romantiche, come quella in via di San Teodoro 8; i locali e i palazzi più insoliti come l’Isola gallery foundation sull’Isola Tiberina o gli Studi Patrizi in via Margutta; i ristoranti dal sapore romanesco, come quello di Antonello Colonna, ritrovi e scorci insoliti. La sua Roma tocca tutti gli aspetti della vita quotidiana, dal traffico all’ingombro dei cani, all’invasione dei gabbiani e dei fastidiosi storni; è città del fiume e dei parchi; della luce dell’alba e del tramonto; dei mezzi pubblici e dei gradi monumenti; di personaggi bizzarri; di lati beceri e di chicche di delizia culturale, di grandi progetti mai decollati e di un rischio di incendio facile a diffondersi.
Clelia accompagna leggera il lettore per mano come fosse un’amica che tra una battuta e una commissione di porta in giro ma alla fine di una giornata di ordinaria romanità, ci si accorge di aver imparato un sacco di cose, che di solito non si raccontano.

Clelia Arduini è giornalista e appassionata di arte e turismo, scrive per Touring e altre testate di viaggi. E’ stata Presidente di Archeoclub Italia. Con Albeggi Edizioni ha pubblicato, sempre nella collana ROMA, Viale Cortina d’Ampezzo, storie di uomini, artisti e altri animali.

Arrivederci Roma
di Clelia Arduini
Prefazione di Vittorio Emiliani
Albeggi Edizioni
Marzo 2016
Euro 15,00

Articolo di Ilaria Guidantoni

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