“Amalgam” di Maya Zankoul - Il Sirente

Scritto da  Domenica, 31 Gennaio 2016 

Amalgam è il titolo di due volumetti che raccolgono brevi racconti illustrati ambientati nel Libano di oggi, nella quotidianità dei giovani, attraverso gli occhi della protagonista. Amalgam è anche il nome di un carattere stampato disegnato nel 2010 dalla stessa autrice e ricavato dalla sua scrittura a mano usata nei fumetti, tutti a caratteri maiuscoli.

L’affresco che emerge è un Libano complicato quanto divertente, pieno di contraddizioni ma anche di colori, suo paese di origine dove Maya Zankoul, l’autrice anche di uno dei blog più seguiti del mondo arabo, fa ritorno nel 2005 dopo essere cresciuta a Jeddah, in Arabia Saudita. Designer, vignettista e artista grafica, con i suoi fumetti ci racconta la vita quotidiana libanese e i suoi problemi, anche a tavola e in cucina e ne parla in modo ironico e senza malizia, con uno spirito critico, che guarda la realtà come una che ha saputo prendere le distanze e che non può far finta che tutto vada bene così com’è, a partire dall’ossessione per il matrimonio come se la vita non avesse senso al di fuori della ricerca di un marito. Eppure c’è anche tenerezza, per la sua teta, la nonna in libanese e per i sapori dell’infanzia. Il suo Libano è europeo, decisamente mediterraneo, anche se profondamente arabo, è nostrano e ci fa sentire molto vicini a tavola. Il cibo è un impegno, certamente una fatica, soprattutto alle nostre latitudini dove, almeno tradizionalmente, si consumavano cibi freschi e la spesa si faceva tutti i giorni, però qualche volta l’impegno del cucinare diventa anche un orgoglio, un modo per imporre i propri gusti e per ricavare un luogo della casa come proprio. In questo senso tutti i sud si assomigliano e tradizionalmente la madre – angelo del focolare e regina dei fornelli - esercita così un suo potere. In quel nutrire c’è molto più che sfamare, c’è il coccolare, l’educare, il decidere il bene dell’altro e così via.

I pranzi rituali come la Domenica delle Palme, lo sha’anineh in Libano, è una delle tante occasioni di riunioni di famiglia e di fatto di grandi mangiate che spesso i più giovani subiscono, come certi matrimoni del sud. Non può mancare, l’hommos, una crema a base di ceci talora con aggiunta di pasta di sesamo, diffusa in tutti i paesi arabi, che può essere piccante o meno, da spalmare sul pane che non manca mai negli appetitosi antipasti locali che sono il vero asso della manica della cucina libanese. E poi ci sono i dolci, come il beklewah ricchissimo di zucchero, frutta secca e miele, molto popolare in Turchia e in quasi tutte le cucine arabe e mediterranee o il tipico mafroukeh, composto di semolino e zucchero ricoperto di noci; o, ancora, i znoot el-sett, letteralmente, “braccia di signora”. Ma lo sguardo di Maya è puntato alla vita disordinata e ai problemi di giovani che hanno sempre meno tempo e soldi in tasca e si accontentano di un toast labneh, sandwich con formaggio cremoso. Il lavoro e il precariato al di là delle parole che possono sembrare eccitanti come fare il designer free-lance, nascondono di fatto la gratuità della prestazione. Ad un certo punto la nostra protagonista si chiede anche perché proprio in Libano dove i progenitori Fenici hanno inventato la moneta, si debba tornare al baratto. I problemi dei giovani di oggi d’altronde sono gli stessi a tutte le latitudini: una passione morbosa per la tecnologia, nonché una grave dipendenza; il terrore di essere disconnessi; la comunicazione che diventa sempre più virtuale e ormai non usa più neppure le parole ma preferisce gli emoticon, geroglifici al tempo di Internet. E poi c’è il traffico e l’indisciplina nelle strade che regnano sovrani dove una corsia è occupata dagli animali investiti che raramente sono rimossi. Così l’autrice quando arriva a Ginevra e scopre semafori anche per le biciclette rimane strabiliata. Il Libano eppure è detto la Svizzera d’Oriente, chissà come mai. E’ il paese dove le donne sono ossessionate dall’apparenza e pensano che la femminilità sia tutta nel make-up; dove è vero che un passaporto non fa la persona ma una sola nazionalità manca di classe. E ancora è il paese dove la gente si fa i fatti altrui e non si capisce come tutti sanno tutto di tutti e prendere un taxi può diventare rischioso in tal senso.

Amalgam
di Maya Zankoul
Il Sirente Altri Arabi
Euro 10,00

Articolo di Ilaria Guidantoni

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