Altre Afriche. Racconti di Paesi sempre più vicini

Scritto da  Mercoledì, 13 Dicembre 2017 

Prefazione di Lucio Caracciolo

di Andrea de Georgio

Un mondo percepito ancora come lontano e soprattutto distorto che bene o male ci appartiene sempre di più e del quale potremmo, forse per fortuna, essere meno attori: è il grido di allarme dell’autore che lo fa mettendosi da parte, europeo d’Africa, prestando la propria penna e capacità critica alle voci africane incontrate. Un racconto che emerge dalla quotidianità con poche ma efficaci note di spiegazione, critiche senza retoriche dei mali dell’Africa che sono per lo più dovuti al batterio Europa. A metà tra lo spirito curioso del cantastorie e il realismo crudo di un giornalista da prima linea corre veloce in alcuni paesi dove Andrea de Georgio non è stato ma che ha attraversato, vivendoli. Non un saggio ma uno spunto di riflessione non tanto sui grandi temi o sull’attualità più nota ma su piccoli grandi scandali come la moda dello sbiancamento della pelle.

 

E’ un libro che non si racconta. Si può solo invitare a leggere. E’ un viaggio insolito, che scorre veloce, un piccolo libro, una vera antologia ma non un racconto intrigante, non è fatto per colpire e attrarre. E’ scritto dopo anni di cammino, riflessione ed è una pacata denuncia scritta con il sorriso di chi continua a vedere una speranza in un continente giovane. Nonostante la percezione comune, veicolata dai media e ancora oggi distorta dalle lenti coloniali che vi vedono un continente lontano, terra di guerre, fame e malattie, l'Africa occidentale bussa alle nostre porte. Oggi dunque non po’ più essere ignorata, taciuta, né mitizzata: dev’essere solo guardata in faccia, da una distanza ravvicinata. Guardandola spesso ci si specchia dentro con tutti i nostri vizi: dai prodotti ogm venduti in nome della lotta alla siccità che però hanno ulteriormente impoverito i terreni, causando malattie e facendo perdere valore ai prodotti come nel caso del cotone del Burkina Faso. Cambiamenti climatici, desertificazione in primis, integrazione politica sono problemi locali ma non totalmente endogeni. Mari pescosissimi come il Senegal destinano il loro pesce migliore, congelato, all’esportazione e sul suolo nazionale non restano praticamente che sardine: i senegalesi non conoscono il gusto del tonno e dei gamberi.
E’ ancora il tema del “franco d’Africa”, della Comunità Francese d’Africa, oggi Comunità Finanziaria d’Africa, imposto dalla Francia alle ex colonie, un vero scandalo non solo finanziario, moneta corrente in 9 paesi ex coloniali, che ha portato una servitù monetaria.
Le conseguenze sono a cascata come il commercio della “benzina sporca” con prodotti tossici che contengono livelli di zinco non permessi in Europa ad esempio.
Perfino luoghi archetipici della lontananza, come Timbuctù, escono dalla coltre d'alterità periferica per presentarsi come zone a noi sempre più prossime, mettendo in crisi dicotomie assodate quali centro-periferia, noi-loro. Il problema è che questo avviene per fatti tragici.
L'avvicinamento geografico-culturale ed economico si dipana infatti lungo le direttrici di un nuovo equilibrio geopolitico, disegnate dalle migrazioni di massa e dalla minaccia neo-jihadista.
Molto impressionante il racconto che l’autore fa dei prodotti per lo sbiancamento della pelle frutto del desiderio perverso, mi permetto di dire, indotto ovviamente, di assomigliare al colonizzatore, a quel prototipo giudicato vincente: creme assolutamente nocive per la salute che hanno componenti oltre le soglie della tollerabilità e che fruttano proventi interessanti al mercato internazionale.
In un viaggio che tocca Senegal, Mali, Costa d'Avorio, Burkina Faso e Niger, il libro smonta la percezione di alterità e lontananza attraverso le voci, le storie e le esperienze quotidiane di persone che quel mondo lo abitano. Anche sull’emigrazione de Georgio ha una sua personale opinione, criticando anche la visione dell’accoglienza del migrante come persona in fuga per ragioni politiche, di guerra, economiche. Prima di tutto chi emigra è una persona che anche in condizioni difficili sceglie di andare altrove perché comunque reclama un diritto primario: la libertà di muoversi sul territorio connaturata agli esseri viventi e la voglia di vedere, di conoscere, di provare un’alternativa, indipendentemente dalle condizioni di partenza. In fondo Andrea è un vero migrante dal nord al sud.

Altre Afriche Racconti di Paesi sempre più vicini
Prefazione di Lucio Caracciolo
Di Andrea de Georgio
Egea Edizioni
Ottobre 2017 16,00 euro

Articolo di Ilaria Guidantoni

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