“L’altra verità” di Alda Merini

Scritto da  Domenica, 03 Maggio 2020 

Un diario sentimentale struggente, il racconto del vissuto in manicomio, una lucida follia, fatta di consapevolezza e di dolore, di grande amarezza per il trattamento sub-umano cui sono sottoposti i cosiddetti malati di mente, anche se in fondo la malattia mentale non esiste. Un confinamento brutale, non scelto, fatto di prigionia e umiliazioni perché il malato, vittima, viene trattato da colpevole, spogliato della propria dignità: la sessualità, i vestiti, la possibilità di curarsi. In mezzo a tanto smarrimento una certezza, che l’unica cosa che salva è l’amore. L’unica luce è Pierre e la bambina che daranno alla luce. Un grande inno alla vita, nonostante tutto.

 

Alda Merini, poetessa milanese, nata nel 1931 e morta nel 2009, scopre giovanissima il proprio talento poetico e per la poesia riceverà anche dei premi. Non conosciuta per la prosa, nell’ultima parte della propria vita si dedica alla prosa. In questo diario, con la prefazione di Giorgio Manganelli, Il Diario di una diversa, esclude sì il mondo ma in un certo senso nella sua distanza lo penetra profondamente. Come scrive lo scrittore, il manicomio è insieme chiuso e spalancato. Il testo ripercorre il ricovero decennale di Alda Merini in manicomio, al Paolo Pini di Milano: il racconto della vita nella clinica psichiatrica, tra elettroshock e autentiche torture, libera lo sguardo della poetessa su questo inferno, come un'onda che alterna la lucidità all'incanto. Un diario senza traccia di sentimentalismo o di facili condanne, in cui emerge lo una situazione di perdita, nel senso di oblio: il malato di mente è volutamente dimenticato dagli altri, come in questo caso dal marito che la fa ricoverare, di fatto condannandola. Non c’è rabbia ma un’analisi lucida e impietosa sulla cattiveria dei secondini, guardiani, medici e infermieri che infieriscono sui condannati. E’ impressionante la consapevolezza della propria difficoltà di coerenza con la vita sociale e con se stessa nel mondo ordinario, il mondo aperto, libero – soprattutto quando arrivano i figli che sono per altro la sua più grande gioia – e insieme l’orrore per quel luogo di perdizione che aggrava la salute delle persone, che non le cura ma cerca di sedarle, di usarle per sperimentare la scienza, condannandole in via definitiva. La malattia mentale non viene ritenuta curabile e usata per cancellare l’umanità dalle persone, soprattutto nella loro dimensione sentimentale, escludendole dal piacere, dal sogno, dal rapporto con il proprio corpo. Colpisce il fatto che una persona così provata possa al contempo raccontarsi e diagnosticarsi in modo tanto acuto, quasi scientifico, come se ci fosse un divario tra il profilo intellettuale e analitico e quello psicologico del vissuto. Alda Merini sembra avere un punto di vista privilegiato e per questo ancor più doloroso, di compassione verso gli altri, di profonda amarezza e di una caparbia voglia di vivere, di autotutela del proprio diritto-dovere nella ricerca della felicità. Con una prosa rigorosa, asciutta e a tratti lirica, intervallata da alcuni versi, racconta non senza ironia lo scorrere di un tempo che sembra senza direzione, fatto di interminabili notti insonni. In questo deserto un’umanità disperata urla e si agita mentre la protagonista cerca una luce e l’unica cosa alla quale ancorarsi è il sogno di un amore. E’ qui che incontrerà Pierre con il quale starà insieme solo una volta, ma basterà. Da quell’unione nascerà una figlia e la carnalità diventa il simbolo stesso della vita, l’atto che ha dato un senso e una prova del loro essere vivi. Così forte che non ci saranno altri incontri intimi se non lunghi momenti di tenerezza nel quale Pierre le accarezza la pancia. Purtroppo la Merini perderà il suo amore, lo vedrà portar via, morire, ma si premura di dire al lettore che non è stato meno intenso quell’affetto di un amore vissuto nella passionalità. Sono pagine struggenti, come le lettere finali, che ci restituiscono un mondo per certi aspetti di grande attualità in questi giorni di confinamento. Resta poi la cicatrice, per sempre, perché nessun vissuto può essere annullato e in particolare il manicomio rimane come una traccia indelebile. E’ un testo dolente eppure ricco di speranza.

L’altra verità
di Alda Merini
Biografia
Casa editrice BUR Biblioteca Universale Rizzoli
2013
Pagine 158
Euro 9,00

Articolo scritto da Ilaria Guidantoni

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