“L’altra verginità” di Ferdinanda Vigliani

Scritto da  Domenica, 11 Dicembre 2016 

Un saggio denso e intrigante, dotto senza essere accademico sul femminile che prende spunto da una singolare lettura dell’adolescenza, come energia allo stato puro, desiderio del mondo, della sfida, della sperimentazione e della negoziazione, attraverso il tema della verginità. L’altra verginità, non riduttiva dell’essere uno stato del corpo ma dell’anima che può essere ritrovata e conservata per sempre come sguardo sul mondo. Una lettura di questo elemento nella storia del Mediterraneo tra sacro e profano, ricco di spunti Un’occasione per rileggersi, attraverso la propria infanzia e le fiabe che formano in modo indelebile l’immaginario collettivo.

In uno stile piano e scorrevole con una piacevole articolazione funzionale in capitoletti, Ferdinanda Vigliani – torinese, attiva nella politica e negli studi delle donne dall’inizio degli anni Settanta e autrice di testi teatrali, oltre che regista televisiva – racconta l’altra verginità, una prospettiva insolita per parlare di donne anzi di femminile e dell’adolescenza, non solo come una delle fasi della vita ma lo spartiacque e la porta sull’età adulta. Quell’età, spesso raccontata come ingrata, è il destinatario al quale è dedicato il saggio – un libro per giovani - dall’ottica di ampio respiro, premiato con l’edizione 2016 a Roma il 27 novembre scorso nella sezione saggistica del Premio Il Paese delle Donne. Il libro restituisce leggerezza e fiducia nell’età dell’iniziazione senza mitizzarla quanto offrendo un piano nuovo di interpretazione che possa rendere lo stato adolescenziale una sorta di stato permanente che resta inciso nel mondo degli adulti come una fonte di energia permanente: è l’altra verginità, la conservazione di un modo di essere rispetto al mondo, che guarda con curiosità, entusiasmo, fiducia e una freschezza che non si perde con una parete che si lacera. Spesso questo avviene, sembra dire l’autrice, perché soprattutto nelle ragazze l’adolescenza è la promessa di una felicità che non arriva e che delude: quella del principe azzurro, del bacio che risveglia ma che anche mostra la fragilità di chi dipende dal deux ex machina per essere salvata. In questo spazio si inserisce la fiaba con il suo bagaglio di simbologia che nel libro è analizzato anche con un confronto tra racconti e miti provenienti da culture diverse, come Cappuccetto Rosso e il Mito di Demetra. Il libro è pieno di stimoli che partono dall’analisi del confronto maschile-femminile che naturale nell’infanzia, rischia poi di diventare artificioso e filtrato da modelli precostituiti a livello educativo, come dimostra una ricerca condotta. Suggestiva quant’anche complessa l’idea che propone perché costringe il lettore a ripensarsi e a trovare il coraggio di sognare, di ritrovare quella fiducia cieca nella vita che a volte ci fa fare un salto mortale nell’adolescenza e che porta con sé il delirio di onnipotenza e quindi il coraggio di affrontare la delusione o il dolore. Da questa proposta l’autrice ci conduce in un viaggio nella storia, nel mito e nella società nel tempo e nello spazio, attraversando il mondo delle corrispondenze mediterranee e sottolineando l’antecedenza matrifocale per poi assistere al dominio patriarcale. La lettura complessa e curiosa del mito, dei simboli religiosi, delle fiabe fino all’orientamento dei comportamenti sociali, lasciano intravedere il suo punto di vista senza che esso diventi prevalente o dominante e ancor meno si strutturi in tesi. Gli spunti, le provocazioni lasciano invece il compito a ciascuno di cercare relazioni, assonanza e divergenze e di fare il proprio cammino. L’idea di fondo che si sostiene è quella del coraggio e del valore della diversità che è l’essenza dell’uomo stesso che è relazionalità tra maschile e femminile, prima e al di là del rapporto uomo-donna. In tal senso l’originarietà può essere tutelata solo nella reciprocità e non nel dominio com’è troppo spesso avvenuto del potere maschile che controlla il femminile del quale la verginità è un simbolo. Una visione matura del “femminismo”, dialettica. Certamente meritevole di attenzione anche la lettura della Vigliani sulla figura di Maria e della simbologia della verginità come purezza e potere, molto approfondita nel libro e non solo con un approfondimento tipicamente teologico. Interessante l’accenno fatto alla verginità degli uomini che meriterebbe un approfondimento. Forse possiamo sperare che l’autrice si cimenti sul versante maschile in un testo che potrebbe completare una nuova lettura del sociale.

L’altra verginità
di Ferdinanda Vigliani
Rosenberg & Sellier
Torino, I edizione maggio 2016
Euro 11,00

Articolo di Ilaria Guidantoni

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