“Alì Piccinin. Un Mortegiano Pascià di Algeri” di Riccardo Nicolai

Scritto da  Sabato, 02 Dicembre 2017 

Avvincente. Alì Piccinin torna in Algeria. Il racconto del piccolo Aldino, bambino rapito dai corsari barbareschi a Mirteto, un paesino toscano sulle Alpi Apuane, alla fine del 500, diventato poi rais e pascià di Algeri, trasformato in un romanzo di Riccardo Nicolai, libraio. Accanto a riferimenti storici documentati e una descrizione viva di Algeri e della cultura locale e insieme ad una trascrizione impeccabile dei termini arabi, il gusto della narrazione tipica del romanzo classico d’avventura, d’armi e d’amore, che piega il linguaggio senza forzature, con grande destrezza, ai vari “dialetti” e alla lingua usata al tempo. Un libro che sembra contemporaneo delle vicende che narra eppure fresco, che si legge d’un fiato, imparando nel flusso degli eventi ed emozioni, una parte della storia che ci tocca da vicino e totalmente dimenticata.

 

Il Mediterraneo visto dalla sponda sud che si rispecchia nel Tirreno delle Alpi Apuane e delle sua cave di marmo e maestranze che costruiscono la moschea, inaugurata nel 1622, tuttora esistente di Algeri, Ali Betchine. Tra la piazza dei Martiri e il noto liceo Emir Abdelkader, all’incrocio tra la via Bab el-Oued e la Csbah, una piccola costruzione sormontata di finestre e un minareto che appare strana per la forma e le dimensioni contenute. Non ha infatti la tipica architettura di una moschea eppure non assomiglia alle case e palazzi della Casbah. La spiegazione ne rende ragione, costruita da un architetto di Costantinopoli su volontà di un italiano fattosi musulmano che utilizzò i marmi candidi di Carrara con inserzioni di paonazzo e maestranze apuane. La costruzione è tra l’altro celebre per la fontana che si trova all’ingresso, “la fontana della strada”.
La storia è quella del piccolo Aldino figlio di gente modesta di un paese delle Alpi Apuane, la cui storia ho ascoltato personalmente in occasione del mio reportage ad Algeri e qui ritrovata e contestualizzata. Figlio di gente umile fu rapito dai Corsari che imperversavano sulle coste del Mediterraneo del Nord e nativo di una zona che da sempre aveva odiato i Romani ai quali non si era mai sottomessa, annientandone i legionari e sostenendo Cartagine.
Salvato dal Rais di Algeri che lo comprò come schiavo adottandolo come figlio, quello che analoghe scorrerie avevano ucciso, dopo l’iniziale disperazione, realmente amato, si converte all’Islam e alla “guerra santa” contro i cristiani pur non dimenticando mai i propri genitori. Storia dorata e crudele ad un tempo. Il romanzo ci accompagna nel piccolo dagli occhi chiari che cresce, diventa un buon musulmano, fin troppo, colto in lingua araba e scala le gerarchie militari fino ad assumere la guida della Reggenza di Algeri. Valente e coraggioso soldato in conflitto con il sultano della “Porta sublime”, viene accusato di aver tenuto un comportamento insubordinato con una provincia suddita dell’Impero ottomano. Muore giovane avvelenato, lasciando una città che aveva fatto prosperare in poco tempo, prostrata in un lutto profondo, così come la sposa tanto amata alla quale dedica la moschea. Aveva sposato una delle figlie del re di Djebel Koukou rinforzando così la propria posizione e conquistando il sostegno della Cabilia.
Storia avvincente grazie anche alla capacità iconopoietica di Riccardo Nicolai, alla sua prima prova narrativa, libraio a Massa, una laurea in Lingue e Letterature Straniere all’Università di Pisa.
Molto ben riuscito anche il quadro dell’ambiente della Capitale di Algeri.


Alì Piccinin. Un Mortegiano Pascià di Algeri
Riccardo Nicolai
Autopubblicato
2015
Tipografia Impressum, Marina di Carrara
2016, II edizione
EAN: 9791220005647

Articolo di Ilaria Guidantoni

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