“Alger, le cri” - Récit di Samir Toumi

Scritto da  Domenica, 27 Luglio 2014 

Avevo letto di questo libro, sostanzialmente autobiografico, una lettera aperta alla propria città e al proprio Paese, e l’ho trovato in una libreria del quartiere internazionale residenziale a Tunisi, la Marsa presso Millefeuilles, che è stata la prima libreria della banlieue nord della capitale, un luogo dove il libraio è prima di tutto un lettore, in secondo luogo un venditore di libri.

Samir Toumi è un Algerino di Algeri che ha vissuto a Tunisi dove viene spesso, dove ha presentato il suo libro e non è un caso perché il testo racconta anche del suo amore per Tunisi che è un po’ il mio. Il libro, scritto in una lingua magnifica, avvolgente, seducente, senza essere ammiccante, sfacciato né mieloso, è un grande canto d’amore e di rabbia per quella città magnifica morsa dal serpente, storia di violenza e di guerra, di un suicidio infinito. E’ il dolore che provoca rabbia di ogni amore sofferente, prima che non ricambiato, forse di un amore impossibile eppure irrinunciabile che lascia il protagonista in una gabbia. Il suo cammino è la ricerca di un grido, che è la sorgente della vita, la voce, il primo grido umano che alla nascita prova che il bambino respira, quello che nel suo caso era soffocato. Il grido ad Algeri lo cercherà invano, tra le voci soffocate dei martiri dell’indipendenza, torturati, che hanno preferito la morte al silenzio. 

Un grido lo troverà, ma altrove forse perché è proprio questa la dimensione più autentica, libera nella quale l’essere umano si esprime: in Tunisia, a Sidi Bouzid dove ha preso avvio la scintilla della rivoluzione. E’ struggente la passione e la lacerazione che ci trasmette con un dosaggio accurato di termini attinti dall’arabo algerino, nell’affresco di Algeri alla quale torna e dalla quale fugge come da un amante che non gli dà quello che cerca, ma che è la ragione della sua vita. C’è tutta Algeri nelle sue pagine: la violenza, la rabbia, lo smarrimento, la delusione e rassegnazione dei giovani, dei ‘sostenitori dei muri’, dei clandestini che partono allo sbaraglio - gli harraga – quanto la sua luce incantevole, la notte che porta sollievo e che al chiaro di luna nasconde il grigiore dell’appassimento nel quale vive la città; e ancora il mare vissuto come una minaccia, quel Mediterraneo del quale gli Algerini hanno paura, le periferie degradate, la città arrampicata sulla collina che diventa una metafora della difficoltà e del rischio di non arrivare al cielo. 

Poi c’è la Tunisia che vive come una boccata d’ossigeno, la sua brezza dolce, il cielo azzurro, il mare amico, il profumo dei gelsomini, la solarità della gente, il luogo dell’evasione e della vacanza. E’ così che molti Algerini guardano la Tunisia ed è il mio stesso sguardo. Impressionante corrispondenza mediterranea.


“Alger, le cri” – Récit
di Samir Toumi
barzakh éditions
Alger, 2013


Articolo di Ilaria Guidantoni

Aggiungi commento

Codice di sicurezza
Aggiorna

TOP