Al-Mu’allaqāt, Les Suspendues – Le appese

Scritto da  Lunedì, 27 Novembre 2017 

Poesia preislamica

Traduzione dall’arabo al francese di Heidi Toelle

Poco nota, anzi dimenticata prima dall’Islam e poi dagli stessi intellettuali che hanno guardato altrove invece che alla propria storia. Sette autori mai tradotti in italiano, paragonabili ai lirici greci e ai trobadours. La poesia d’amore che canta il coraggio dei cavalieri, la caccia rituale alla gazzella e l’importanza della cammella, giochi rituali e soprattutto l’amore per l’amata: con il cammino iniziatico della separazione e della ‘riconquista’. Ma anche i piaceri della vita e del vino, spesso trasgressiva, è stata riscoperta di recente ma non abbastanza. Interessante anche perché censurata dalla cultura religiosa questa poesia del 500 dopo Cristo ha codificato le regole dell’estetica poetica del mondo arabo che valgono ancora oggi.

 

E’ una lettura interessante anche solo se ci si ferma all’introduzione perché rappresenta una pagina della storia culturale del mondo arabo del Medioriente dimenticato dagli stessi intellettuali che hanno preferito guardare alla produzione internazionale dimenticando la ricchezza del mondo “arabo” anche al di là della cultura religiosa. Purtroppo dei sette poemi non esiste una traduzione italiana ma solo in francese, inglese e tedesco; considerati tra i capolavori della letteratura araba, il loro nome deriva dal verbo ‘allaqa, appendere, sospendere, da cui le “appese” perché gli arabi pagani le avrebbero, secondo la tradizione, scritti in lettere d’oro ricamate su dei tessuti, appese al muro della Ka’aba che prima dell’Islam era già un santuario. Secondo un’altra interpretazione erano appese come gioielli in forma di catena, collana (‘iqd) da cui i “pendenti” appunto. I poemi di sette autori appartenenti a tribù differenti e con storie estremamente varie a cominciare dall’appartenenza di uno ad una tribù cristiana, raccontano la vita dei Beduini del VI secolo. La lontananza nel tempo, la loro voluta “sepoltura” lascia alcuni dubbi su possibili rimaneggiamenti che nascondono forme di censura e questioni aperte sul valore rituale e il significato eventualmente sacro di alcuni aspetti. Tra l’altro il territorio dei Beduini è immenso perché va comprende il deserto dell’Arabia che copre oltre un milione e seicento mila chilometri quadrati dal mar Rosso ovest alle steppe delle rive dell’Eufrate (l’attuale Irak) ad est, fino all’Oceano indiano a sud, quindi al deserto siriano a nord; con realtà diverse dalle montagne scoscese dello Yemen al grande altipiano denominato Nedjid, attuale Arabia Saudita. In una clima torrido con piogge devastatrici la regione è disseminata di oasi con palme da dattero dove si praticava l’agricoltura, oltre ovviamente le attività di pastorizia e commercio: centro importante la Mecca dove si incrociavano due importanti vie di scambio, quella della seta e delle spezie tra due grandi potenze, rispettivamente l’Impero bizantino e la Persia sassanide. Il mondo è quello tribale delle guerre e della solidarietà, altrettanto forte dove c’era la presenza di schiavi di origine africana e i costumi delle donne godevano di una certa libertà, anche in termini sessuali. Sotto molti profili è impressionante la vicinanza con alcune sensibilità dei lirici greci e la comune censura subita con l’avvento del monoteismo, sia cristiano sia musulmano e come la poesia cortese in Europa abbia poi cercato una sintesi di istanze diverse. Una sintesi che nel mondo arabo-musulmano mi pare sia mancata. In tal senso mi sembra molto importante recuperare questi testi per il loro valore storico-simbolico oltre che per chi vuole approfondire lo studio della lingua, essendo la base della codificazione poetica dell’arabo. Forse il più noto è Imru’ al-Qays, morto verso il 550 d.C. noto per la sua passione per la poesia in particolare erotica, cacciato per tale ragione da suo padre, l’ultimo re dei Kinda.
Si conosce molto poco del politeismo pre-islamico diversamente dalla conservazione che il mondo cristiano ha avuto della cultura classica al di là delle contestazioni, fatto che rende questa cultura un mistero. Non è vero infatti, come si pensa, che la mitologia appartenga solo al Mediterraneo greco anche se parte di essa è migrata e si è fusa nella cultura araba. Tra i temi al centro la relazione amorosa che sembra sempre prevedere un distacco, una separazione, bainoun, termine che non indica solo il distacco ma anche la stessa relazione: è evidente che si tratti di una prova e che quindi l’allontanamento, la nostalgia, la capacità di superare la tentazione del cavaliere di non rivolgere il proprio desiderio ad altre donne, facciano parte dell’essenza dell’amore. Tra i temi, l’accampamento vero centro della vita tribale, le lotte fra tribù diverse e le rivalità, il senso dell’onore e del coraggio del cavaliere, i giochi e le competizioni, la caccia probabilmente rituale della gazzella e la figura del cammello femmina, la nave del deserto, di importanza essenziale per la vita beduina; tanto che spesso la bellezza dell’amata è paragonata a questo animale che per noi è difficile da immaginare.
Da segnalare nella traduzione dove certamente la mia conoscenza dell’arabo non mi permette di apprezzare sufficientemente il testo originario né di poter fare una valutazione della resa francese presenta dei passaggi dove è difficile trovare la rispondenza, probabilmente perché il contesto storico e la ricerca di restituire l’aspetto tecnico della poetica e della metrica hanno un peso fondamentale. Da segnalare la trascrizione impeccabile delle parole arabe, che non è mai scontata con la scelta, senza appesantire la lettura, di offrire la chiave immediata a chi usa l’alfabeto latino piuttosto che di ricorrere ad un sistema grafico di rappresentazione di lettere che non hanno corrispondenza nell’alfabeto latino.

Al-Mu’allaqāt
Les Suspendues – Le appese
Poesia preislamica
Flammarion
Parigi, 2009
10,50 euro

Articolo di Ilaria Guidantoni

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