“Agricoltura-Mondo. La storia contemporanea e gli scenari futuri” di Guido Fabiani

Scritto da  Martedì, 12 Gennaio 2016 

È proprio partendo dal titolo del libro che Guido Fabiani introduce i lettori ad una comprensione quasi mai scontata, dati gli scenari attuali, della modernizzazione dell’agricoltura contemporanea.

Il personale studio, o conoscenza accademica, di Fabiani del panorama economico mondiale ha consentito di scrivere questo volume con una visione analitica e puntuale dello sviluppo dell’agricoltura rilevando, sempre con indipendenza scevra da tentazioni su giudizi assoluti, i capitoli oscuri delle politiche economiche attuate dalle potenze internazionali e il nuovo modello organizzativo dell’agricoltura. E’ mirabile il linguaggio adottato dall’autore, non cattedratico, non impegnativo nonostante la tematiche economiche trattate, così come l’utilizzo di continui riferimenti grafici e di tabelle riproduttive degli indicatori socio-economici, settoriali della produzione agricola dai primi del Novecento ai giorni nostri.

Fabiani, capitolo dopo capitolo, è un attento osservatore degli eventi dell’economia, colui che fornisce un’esposizione la più lucida ed onesta possibile sulle realtà organizzative economiche succedutesi, non disdegnando affatto di fornire previsioni non burrascose, ma alquanto ottimistiche per una continuità di egemonia dell’agricoltura contemporanea. La cooperazione e la coesione internazionale garantirebbero di orientare le politiche economiche verso le molteplici esigenze provenienti dall’ecosistema, quindi una forte capacità di adeguamento alle mutevoli funzioni a cui è chiamata a rispondere l’agricoltura alla luce di una crescita demografica ed una riduzione delle risorse naturali. “Ma cibo e ambiente avranno bisogno di api” una citazione dell’autore in cui non è casuale il riferimento alle api, simbolo della laboriosità nonché rimando ad una tematica di un grande evento di esposizione mondiale, che ha per l’appunto ripreso la modernizzazione dell’agricoltura con un messaggio portatore di benefici equilibri tra le risorse utilizzate nel mondo produttivo agricolo e le reali esigenze della popolazione nel rispetto dell’ambiente.

Nel presente cammino editoriale l’autore adotta come quadro di riferimento le diverse epoche storiche, analizzando le varianti politiche istituzionali attuate, le controversie teoriche elaborate dai maggiori studiosi in campo economico alla luce dei mutevoli cambiamenti sociali. Nei primi capitoli viene delineato il periodo di instabilità per l’agricoltura mondiale concomitante con il primo conflitto mondiale con l’emersione delle diversità dei due sistemi europeo e americano. All’interno del primo, per esempio, la parte del centro nord evidenziava un bacino agricolo profondamente arretrato in contrapposizione al versante dei paesi nordici, in cui lo sviluppo dell’industria ha costituito la forza trainante del progresso dell’agricoltura. Dall’altro lato Il bacino britannico era predominato da aziende di grandi dimensioni, con imprenditori capitalisti e proprietari fondiari come massima espressione dello sviluppo agricolo secondo il modello tradizionale anglosassone. Diverso scenario si prospetta nel sistema statunitense, ove la grande risorsa della terra, nella sua estensione, viene trasmessa ai privati che possono avvalersi di una copiosa e crescente forza lavoro proveniente dal flusso migratorio. Fattore indiscusso, inoltre, del sistema americano è il progresso tecnologico che incrementa e favorisce il mercato interno e di esportazione. E’ indubbio che rispetto a questa situazione la prima guerra mondiale abbia inciso funzionalmente sul cambiamento degli equilibri economici con una crescita produttiva del modello americano rispetto a quello europeo alle prese con una stagnazione dell’attività agricola. Per queste peculiarità, l’apparato economico americano più maturo, più prospero, più dinamico ha proiettato la nazione ad una collocazione internazionale predominante divenendo parte creditrice al cospetto dei paesi europei divenuti privi di forza produttiva. Questo assetto non è stato accompagnato da un interventismo politico per una scelta precipua volta a favorire la ricchezza dei produttori agricoli, la maggiore produzione dei beni; ignorando piuttosto l’attuazione di un’azione di controllo dei prezzi e dei redditi instabili. Fattori questi che, nonostante i tentativi intrapresi di conferire un valore di scambio ai prodotti agricoli similari a quelli degli altri settori, condussero al tracollo del sistema finanziario statunitense del ‘29.

Di fatto, come evidenzia l’autore, la crisi del ’29 e del sistema agricolo ha rappresentato l’inizio di novità organizzative delle economie avanzate assegnando all’agricoltura un ruolo nuovo e un suo sviluppo basato sui servizi, sull’industria e su un diverso rapporto fra Stato e Mercato. Ne rappresentano degli esempi il modello russo, in cui si è attuato un sistema di pianificazione centralizzato con il fattore agricolo oggetto di scambio con gli altri settori, di controllo del sostentamento alimentare. Per l’Italia è stata introdotta un’azione di protezionismo della politica agraria per la bassa crescita e per arretrati sistemi di produzione, mentre per il modello Usa il New Deal ha reso molto incisiva la politica economica orientata al sostegno dei prezzi, del reddito agricolo, facilitazioni sui costi di produzione, di licenze, di finanziamento, di credito alle imprese. Con questi modelli si sono create le basi per l’impostazione di un’amministrazione centralizzata dell’agricoltura-mondo contemporanea, come la definisce Fabiani, che tende ad essere complementare al settore industriale fino a divenirne parte integrante. Si dà inizio così al lungo processo di modernizzazione dell’agricoltura con l’aumento del binomio capitale/lavoro: cambia l’attività produttiva grazie ad una maggiore meccanizzazione e al ricorso di fertilizzanti con la conseguente scomparsa della popolazione rurale. L’agricoltura europea ha colto questo processo di modernizzazione transitando attraverso prima una fase di adeguamento, necessaria per il superamento delle politiche protezionistiche passate e delle diversità territoriali, e successivamente con l’adozione di un modello di politica agraria comune. E’ stata unanime la convinzione che lo sviluppo di un’agricoltura moderna potesse realizzarsi solo ed esclusivamente con l’unicità del mercato (sistemi di prezzi unici e organizzazioni comuni), con la protezione del mercato interno dalla concorrenza internazionale; con la solidarietà finanziaria (costituzione di un fondo comune sovvenzionato da ciascun Stato membro). Sono state queste le fondamenta del Sistema PAC che ha consentito il consolidamento in Europa della politica agricola comunitaria, con nuove realtà produttive, con l’affermazione di un’europeizzazione degli scambi intercomunitari e la proiezione del sistema agricolo-alimentare nello scenario mondiale. Questo processo di ampliamento ha continuato la sua corsa egemonica anche sulla spinta di una serie di eventi che hanno caratterizzato il periodo tra il 1980 fino al 2010: l’affacciarsi delle agricolture dell’Est, la decadenza e la dissoluzione del sistema agricolo sovietico, il sopraggiungere della Cina. Si è prospettata in tal modo per il polo agricolo europeo un’integrazione tra la parte occidentale e le agricolture dei paesi di ex influenza sovietica, con attivazione di cambiamenti funzionali, organizzativi, produttivi e tecnologici. Il grande dinamismo del sistema agro alimentare mondiale ha implicato una configurazione più articolata delle realtà economiche, di nuovi modelli di politica agraria da attuare proporzionalmente ed adeguatamente ai livelli di industrializzazione raggiunti. Vi è stata l’affermazione di paesi emergenti con ruoli da protagonista nel guidare le direttrici della produzione agricola. E’ un modello di sviluppo, come evidenzia l’autore Fabiani, fortemente intensivo per l’eccessivo sfruttamento delle risorse naturali come la terra, l’energia, l’acqua che non si presentano più disponibili in quantità illimitate ed invulnerabili. E’ indiscutibile che il progresso ha attribuito all’agricoltura un ruolo di “economia di sistema”, una dimensione globale-multifunzionale; ma sono altrettanto evidenti i costi sostenuti e gli impatti ambientali emersi: erosione dei suoli, inquinamento delle acque, delle falde, l’habitat naturale compromesso.

Alla luce di questi scenari, l’autore Fabiani, si interroga se si riuscirà o meno ad evitare che lo sviluppo delle nuove agricolture si traduca in un’esasperata produttività, competitività e alterazione della catena agro-alimentare. Il futuro dell’agricoltura deve riflettere uno spirito cooperativo delle politiche internazionali, uno sviluppo sostenibile nell’ambito del quale le società multinazionali devono adottare non più una produzione di massa, ma di biodiversità attraverso utilizzo delle risorse naturali. Deve essere nuovamente ripreso, come le sue origini, il rapporto uomo e natura.

Agricoltura-Mondo
La storia contemporanea e gli scenari futuri
di Guido Fabiani
Donzelli Editore 
€32,00

Grazie a Francesca Pieri, Ufficio stampa Donzelli Editore

Articolo di Oriana Russo

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