“Agente Nightshade Bersaglio Isis” di François Torrent

Scritto da  Mercoledì, 07 Ottobre 2015 

L’Europa nel mirino dei terroristi

Noir raffinato sulla scena internazionale il nuovo libro di Andrea Carlo Cappi, si nutre dell’attualità politica dimostrando una conoscenza dei meccanismi del terrorismo e della lotta ad esso che spesso si rivela più cruenta dello stesso. Un modo avvincente per avvicinare la gente ad una riflessione su quanto ci sta intorno ma emerge solo nel caso di “esplosioni”. Nessuna morbosità, grande lucidità, una scrittura asciutta ed incisiva.

 

Presentato al festival GialloLatino a Latina, a fine settembre, François Torrent, alias Andrea Carlo Cappi – traduttore, editor per diverse case editrici, scrittore di noir nonché romanziere – torna sulla scena del crimine internazionale attingendo alla cronaca e all’attualità. Fa da sfondo la lotta all’Isis, altrimenti Is o Daech, con un’attenzione meticolosa alle dinamiche, ai meccanismi interni e contorti di questo “sistema del male”, altro ma non alieno da chi crede di stare dalla parte del bene. Il testo, che presenta anche ricostruzioni e citazioni storiche, di fatti, personaggi e situazioni politiche, con un riferimento preciso alle ultime note vicende del gennaio 2015 che hanno coinvolto Parigi, dimostra una conoscenza approfondita, non posticcia, oltre che un’analisi lucida. E’ un’occasione per imparare non tanto notizie quanto i meccanismi contorti e perversi che stanno dietro a fenomeni di intrighi internazionali e il ruolo ambivalente, talora distrattamente pericoloso o meglio pericoloso e paradossalmente complice, della distrazione degli Stati Uniti. Si intravede, per chi legge tra le righe, il rischio di un nuovo blocco da guerra fredda e la necessità di discernere quello che ai più sembra un unico “continente”, uniforme, bollato alternativamente come mondo arabo o musulmano o islamico, come fossero la stessa cosa. E’ nella sua scrittura asciutta, incisiva e fluida che Andrea Cappi, lascia trapelare, al di là della vicenda che conquista, una riflessione che in un “romanzo” si apprende con nonchalance e che resta impressa più che nelle tante cronache che si leggono. Sottile il ruolo della presenza femminile, spietata come ormai le vicende reali ci hanno abituato a credere, non banalmente utilizzata ad effetto. Poco spazio in fondo – solo l’essenziale – al vissuto personale nel senso sentimentale, nessuna concessione ad ammiccamenti erotici, attenzione pungente al tratteggio delle personalità e alla fluidità che porta le persone, a seconda delle circostanze, a schierarsi da una parte all’altra. Traspare infatti il bisogno di riconoscersi in qualcosa per cui valga la pena vivere, perfino soffrire e rischiare la vita, ma percepirla come degna di essere vissuta; piuttosto che tirare a campare nella frustrazione di una vita grigia. E sono soprattutto i giovani persi e indecisi tra due identità che non si fondono a sposare la via facile cosiddetta della jihad che un tempo con nomi e obiettivi diversi ha interessato quelli “americani” per altro.

Non vi racconterò la vicenda per non togliere il piacere della lettura che, dal mio punto di vista, è interessante per l’evoluzione dei personaggi, delle loro vite più che dei fatti in sé. L’autore infatti non sembra cercare, tra Roma, Parigi, Teheran, il Medioriente e la sponda statunitense, ma anche la piazza di Madrid, l’appeal nel colpo di scena, nella ricerca del delitto o del colpevole visto che in questo caso lo sono un po’ tutti. Testo disincantato su un mondo nel quale non esistono buoni e cattivi e, come si scrive nell’incipit di Mercy Contreras, «Per molto tempo non ho ucciso nessuno. E il mondo non è migliorato. Per questo, o almeno così preferisco credere, ho accettato di tornare a svolgere questo lavoro.» Non c’è una semplice ricerca di denaro in questa “professione” né l’aderenza ad un’ideologia o al richiamo della patria; c’è un’esigenza “interiore” per cui la protagonista non può fare a meno di farlo: come se esistesse in ognuno il bisogno di votarsi ad una causa, anche se cattiva, per sentirsi migliori. Perché l’uomo pare aver necessità di sacrifici, disciplina, obiettivi che diano un ritmo alla propria vita come chi non avendo figli, rischia di non fare vacanze per non lasciare solo un animale. Forse per questo ad un certo punto l’autore scrive che «chiunque è recuperabile»: basta educarlo. Chissà se lo scrittore pensa ad una redenzione o semplicemente al fatto che l’uomo è adattabile e quindi influenzabile. Fatto sta che cambiando gli obiettivi prima delle coscienza il mondo forse sarebbe diverso. Non è dato sapere se migliore.
Testo ben scritto che esprime sottigliezza e arguzia e una tessitura stretta, complicata, ma senza confusione anche per chi non è abituato a leggere libri con una trama articolata.
In calce il racconto firmato Andrea Carlo Cappi Medina "Yo no soy marinero".

Agente Nightshade Bersaglio Isis
L’Europa nel mirino dei terroristi
François Torrent
Segretissimo Mondadori
Settembre-ottobre 2015
Euro 5,90

Articolo di Ilaria Guidantoni

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